Un assalto da film, pianificato nei minimi dettagli e pronto a entrare in azione sull’autostrada A1 con un bottino da oltre 7 milioni di euro in lingotti d’oro. È l’operazione sventata dalla polizia e coordinata dalla Dda di Bologna, che ha portato a 16 arresti, gran parte dei quali tra Foggia e Cerignola.
L’inchiesta affonda le sue radici nel violento assalto al blindato avvenuto il 5 gennaio scorso a Ortona, in provincia di Chieti, da cui gli investigatori hanno iniziato a ricostruire i movimenti di un gruppo ritenuto altamente organizzato.
Il piano per il colpo sull’autostrada
Secondo quanto emerso, la banda stava preparando un attacco per la sera del 18 marzo lungo l’A1, nei pressi di Bologna. Obiettivo: un furgone della “Battistolli” diretto verso Paderno Dugnano, nel Milanese, con a bordo lingotti d’oro per un valore di circa 7 milioni e 400mila euro.
Le intercettazioni non lasciavano dubbi. “Lunedì pomeriggio dobbiamo partire che dobbiamo attaccare”, si sente in una conversazione dell’11 marzo, ritenuta dagli inquirenti la conferma definitiva della volontà di entrare in azione.
Sedici indagati, molti foggiani
Sono 16 le persone raggiunte da ordinanza cautelare. Tra queste, 12 foggiani e diversi cerignolani. In carcere, oltre ai fratelli Luigi e Antonio Perdonò e ad Andrea Baratto, anche Rocco Prudente, Paolo Schiavulli, Giuseppe Bruno, Matteo Cannone, Antonio Sciusco, Antonio Casamassima e Carmine Delli Calici.
Coinvolti anche cittadini albanesi residenti tra Emilia e Puglia e un uomo originario di Salerno, Carmine Di Benedetto, proprietario del terreno di Vignola utilizzato come base logistica.
Per altri due cerignolani, Leonardo Matera e Francesco Pio Losurdo, ritenuto l’organizzatore del colpo, il gip di Bologna ha disposto il carcere. Losurdo, già noto agli investigatori, era riuscito inizialmente a fuggire in modo rocambolesco prima di essere arrestato a Cerignola.
La base a Vignola e i preparativi
Le indagini hanno consentito di individuare il quartier generale del gruppo in un terreno a Vignola, nel Modenese. Qui la mattina del 18 marzo era arrivato un camion carico di armi ed equipaggiamento: mitra, esplosivi, taniche di benzina e strumenti per aprire il blindato.
Secondo la ricostruzione, il gruppo si sarebbe diviso in tre squadre operative: una incaricata dell’assalto diretto, una posizionata nei pressi di un ponte e una terza pronta a facilitare la fuga nei pressi dello svincolo di Valsamoggia.
Il blitz e l’arsenale sequestrato
Il piano è stato fermato poche ore prima dell’azione. Alle 17 del 18 marzo, dopo un’ultima osservazione con drone che ha individuato 16 persone sul posto, la Polizia è intervenuta con i Nocs, arrestando 14 soggetti in flagranza.
Gli agenti hanno sequestrato un vero arsenale: sette kalashnikov, caricatori, ordigni esplosivi, giubbotti antiproiettile, jammer per bloccare le comunicazioni, veicoli rubati e attrezzature per tagliare e aprire il blindato.
Tra il materiale anche chiodi a tre punte da spargere sull’asfalto per ostacolare eventuali inseguimenti.
Le accuse e il legame con Ortona
Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di tentata rapina aggravata con metodo mafioso, detenzione illegale di armi da guerra ed esplosivi, ricettazione e furto di veicoli.
Per gli investigatori, il gruppo rappresentava una struttura criminale organizzata e pronta a colpire con modalità simili a quelle già viste nell’assalto di Ortona, da cui ha preso avvio l’intera indagine.












