Si chiude con una dichiarazione di prescrizione il processo “Grande Carro” sulla presunta maxi frode ai fondi pubblici destinati all’agricoltura. Il Tribunale di Foggia, nel filone relativo ai “colletti bianchi” coinvolti, ha stabilito il non doversi procedere nei confronti degli imputati per intervenuta estinzione dei reati, mettendo fine a un’inchiesta che aveva coinvolto imprenditori, professionisti e funzionari pubblici.
Il procedimento e gli imputati
La sentenza della seconda sezione penale del Tribunale di Foggia, pronunciata il 20 gennaio 2026 e pubblicata nelle scorse ore, ha riguardato numerosi imputati, Alberico Andreano, Luca Andreano, Giuseppe Arpaia, Manlio Livio Cassandro, Luigi Cianci, Addolorata Diomede, Donato Forte, Giovanni Granatiero, Raffaele Lo Drago, Michele Prencipe, Angelo Sacchi, Giuseppe Sgorbati e Cosimo Specchia, accusati a vario titolo di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e falsità ideologica.
Il procedimento nasceva da un’inchiesta su presunti illeciti nell’accesso a finanziamenti comunitari destinati allo sviluppo agricolo, con particolare riferimento ai fondi del Programma operativo regionale. In un altro filone di “Grande Carro”, svoltosi con rito abbreviato, sono già stati condannati alcuni imputati ritenuti appartenenti o vicini alla mafia foggiana.
Il sistema contestato: progetti gonfiati e documenti falsi
Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero messo in piedi un sistema articolato per ottenere indebitamente contributi pubblici, attraverso la creazione di progetti sovrastimati, l’utilizzo di fatture gonfiate e dichiarazioni non veritiere.
Tra le condotte contestate figuravano anche operazioni simulate, come la fittizia vendita di prodotti agricoli e il ricorso a società estere per giustificare movimentazioni economiche e spese mai realmente sostenute. In alcuni casi, venivano prodotti documenti falsi per attestare requisiti necessari all’accesso ai finanziamenti.
Le somme al centro dell’inchiesta ammontavano a centinaia di migliaia di euro, in alcuni casi anche oltre il milione, provenienti da fondi comunitari e regionali destinati al comparto agricolo.
Il ruolo di funzionari e professionisti
Nel procedimento sono emerse anche responsabilità legate a funzionari pubblici e tecnici incaricati delle verifiche. Secondo quanto ricostruito, alcuni di loro avrebbero certificato falsamente la regolarità dei progetti e delle spese, consentendo così l’erogazione dei contributi.
Un ruolo chiave sarebbe stato svolto nella fase di collaudo e verifica finale, con attestazioni ritenute non corrispondenti alla realtà.
La decisione del Tribunale
Nonostante la complessità del quadro accusatorio, il Tribunale ha rilevato che per tutti i reati contestati è maturata la prescrizione. I giudici hanno evidenziato come i fatti risalissero a diversi anni fa e come i termini previsti dalla legge fossero ormai decorsi.
Per questo motivo è stata pronunciata sentenza di non doversi procedere nei confronti degli imputati, senza entrare nel merito della responsabilità penale.
Un’inchiesta lunga anni
Il processo era nato da un decreto di rinvio a giudizio del 2021 e si è sviluppato attraverso numerose udienze, consulenze tecniche e acquisizioni documentali.
L’istruttoria ha ricostruito un presunto sistema complesso, articolato tra più soggetti e società, con ramificazioni anche all’estero. Tuttavia, la durata del procedimento ha portato alla maturazione dei termini di prescrizione, determinando l’esito finale della vicenda giudiziaria.












