A distanza di poche settimane dall’omicidio di Alessandro Moretti detto “Sassolin”, ucciso a 34 anni in un agguato armato il 15 gennaio scorso, emergono nuovi elementi sul contesto criminale in cui maturerebbe il delitto. A ricostruire il quadro è Angelo Sanna, oggi in pensione, ex ispettore capo della squadra mobile di Foggia, intervistato da Fanpage.it, che dieci anni fa fu egli stesso obiettivo di un piano di morte attribuito allo stesso Moretti.
Secondo Sanna, l’omicidio si inserisce nella fase di profonda instabilità che sta attraversando la cosiddetta “quarta mafia”, la Società Foggiana, oggi impegnata in una ristrutturazione interna segnata da faide, vendette e regolamenti di conti. Un’organizzazione unitaria ma articolata in tre “batterie”: Sinesi-Francavilla, Moretti-Pellegrino-Lanza e Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese, legate da una cassa comune alimentata da estorsioni, traffico di droga e armi.
Al centro delle tensioni ci sarebbe proprio la gestione di quel fondo comune: stipendi agli affiliati, mantenimento dei detenuti e delle loro famiglie, controllo del territorio e delle “liste delle estorsioni”. Quando la distribuzione dei proventi non viene ritenuta equa, le alleanze saltano e il conflitto diventa inevitabile.
La batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, storicamente considerata la più forte, ha subito negli ultimi anni colpi pesantissimi con le operazioni antimafia “Decima Azione” e “Decimabis”, che hanno portato all’arresto di numerosi vertici. In questo vuoto di potere si inserirebbero nuovi equilibri e ambizioni, con gruppi emergenti pronti a farsi riconoscere anche attraverso azioni di sangue.
Per Sanna, l’uccisione di Alessandro Moretti sarebbe riconducibile a una vendetta mafiosa. Il giovane, nipote del boss Rocco Moretti – detenuto al 41 bis – era ritenuto parte del gruppo di fuoco della sua batteria e indicato da collaboratori di giustizia come uno degli uomini coinvolti nella pianificazione di omicidi e attentati contro clan rivali. “Colpire un Moretti è un segnale fortissimo – spiega l’ex ispettore – ed è destinato ad avere conseguenze sul territorio”.
Nell’intervista a Fanpage.it, Sanna ripercorre anche il tentato attentato ai suoi danni nel 2016. Le indagini, culminate nell’operazione “Ripristino”, permisero di intercettare conversazioni ambientali in cui Moretti e un sodale pianificavano prima l’incendio della sua auto e poi il suo omicidio. Un piano sventato grazie al fermo per indiziato di delitto disposto dalla Dda di Bari.
Oggi, conclude Sanna, la criminalità foggiana paga anni di repressione giudiziaria, arresti e condanne, ma resta altamente pericolosa. La pubblicazione degli atti giudiziari e le dichiarazioni dei collaboratori hanno fatto emergere responsabilità e tradimenti, alimentando nuove spirali di violenza. L’omicidio Moretti potrebbe essere solo l’inizio di una nuova fase di instabilità.











