Targa di riconoscimento ufficiale del Comune di Manfredonia al barbiere Vincenzo D’Ambrosio, 67 anni, detto “Vincenzo u’ varvir”. A consegnargliela la vicesindaca e assessora al Bilancio, Cecilia Simone. Un omaggio dell’ente a 60 anni di carriera nel mondo delle acconciature. Ma dal passato di D’Ambrosio emerge un guaio con la giustizia che renderebbe forse inopportuna l’iniziativa dell’amministrazione comunale. L’uomo, infatti, venne coinvolto nell’operazione antimafia “Blauer” del 2011 per favoreggiamento della latitanza di Franco Li Bergolis, uno dei boss del clan dei montanari, oggi 47enne, all’ergastolo in regime di 41 bis, carcere duro.
Li Bergolis, all’epoca inserito nella lista dei 30 ricercati più pericolosi d’Italia, sfuggì alla cattura per un anno e mezzo, periodo durante il quale frequentò parenti e amici, partecipando persino a cerimonie e anniversari e vivendo tra Foggia e Monte Sant’Angelo dove venne arrestato dai carabinieri il 26 settembre 2010. Su di lui, erede al “trono” dello zio Ciccillo, pendeva un mandato di arresto nell’ambito del maxi processo “Iscaro-Saburo” che certificò per la prima volta l’esistenza della mafia sul Gargano. Insieme al boss vennero condannati a circa 27 anni i suoi fratelli maggiori, Matteo e Armando, sempre sottoposti al 41 bis. Pena più pesante proprio per Franco, accusato oltre che di mafia anche di essere stato il mandante dell’omicidio del ventenne Matteo Mangini nel 2001 a Manfredonia, fatto di cronaca che diede il via ad una lunga scia di sangue.
Stando alle accuse dell’epoca, D’Ambrosio offrì al capomafia luoghi di rifugio muniti di videosorveglianza in cui trascorrere la latitanza, nonché mettendogli a disposizione il proprio esercizio commerciale, un salone da barbiere a Manfredonia per il deposito di oggetti che Li Bergolis voleva far recapitare a familiari e terzi.

I foggiani e le camicie
Nel 2011 carabinieri di Foggia e Direzione Distrettuale Antimafia di Bari sgominarono un sodalizio di fiancheggiatori composto da 14 persone nel blitz “Blauer”, dal nome della marca di camicie che venivano messe a disposizione di Li Bergolis, abbigliamenti poi utilizzati anche in occasione della prima comunione della figlia del foggiano Mario Clemente, tra gli uomini fermati nell’operazione. Tra gli arrestati figurarono soprattutto esponenti del clan foggiano Sinesi-Francavilla, storico alleato dei montanari, tra questi Emiliano Francavilla e i fratelli Mario Lanza alias “Marittil Malavita” e Alessandro Lanza detto “Bussolotto”, quest’ultimo morto suicida nel 2021 nel carcere di Foggia. Per D’Ambrosio scattò l’obbligo di dimora per favoreggiamento, ma senza l’aggravante mafiosa. In seguito l’acconciatore patteggiò una condanna a un anno e 6 mesi di reclusione.
Un blog cittadino, ignaro del passato, ha acchiappato qualche like esaltando il gesto del Comune e la storia del barbiere: “60 anni da acconciatore: grazie Cenzino! Una vita tra pettini, forbici e sorrisi: Cenzino festeggia 60 anni di carriera, un traguardo straordinario fatto di passione, dedizione e autentica maestria. Visibilmente emozionato, ha ricevuto l’abbraccio caloroso di amici, clienti storici e colleghi. A rendere omaggio anche la vicesindaca Cecilia Simone, che gli ha consegnato una targa di riconoscimento ufficiale da parte del Comune di Manfredonia. Grazie, Cenzino, per aver reso più bella Manfredonia… una testa alla volta!”. Ma in passato gli fu grato anche Franco Li Bergolis.













