Il carcere di Foggia è tra quelli in condizioni più critiche in Italia, con un tasso di sovraffollamento superiore al 190%, uno dei peggiori dati a livello nazionale. A denunciarlo è il rapporto di metà anno dell’Associazione Antigone, intitolato “L’emergenza è adesso”, basato su 86 visite effettuate negli ultimi 12 mesi in istituti penitenziari della penisola.
La struttura foggiana è inserita nell’elenco delle otto carceri italiane dove la presenza di detenuti ha doppiato la capienza regolamentare. Un dato allarmante, soprattutto in piena estate, quando le celle raggiungono i 37 gradi, senza ventilazione adeguata, con accessi limitati all’acqua, e con ventilatori a pagamento disponibili in numero insufficiente.
Vita in cella disumana, aumentano le autolesioni
Nel carcere di Foggia, come in molti altri, la maggior parte delle persone detenute è sottoposta a custodia chiusa: significa che oltre il 60% dei reclusi trascorre la maggior parte della giornata in celle piccole, affollate e roventi, senza possibilità reale di attività all’aperto o relazioni sociali.
Il rapporto Antigone parla di casi documentati in cui non vengono garantiti neanche 3 metri quadri a testa di spazio calpestabile. Una condizione che mina profondamente la salute mentale e fisica delle persone recluse e spiega, almeno in parte, la crescita esponenziale di autolesionismi e tentativi di suicidio: 22,3 atti di autolesionismo e 3,2 tentati suicidi ogni 100 detenuti, con 45 suicidi registrati a livello nazionale nei primi sei mesi del 2025.
Strutture fatiscenti e personale carente
Oltre all’affollamento, a Foggia – come in molti altri istituti – manca personale sanitario sufficiente, con medici assenti nelle ore notturne, e il sistema di edilizia penitenziaria, secondo il rapporto, non riesce a colmare il divario: a fronte di un piano che prevede 7.000 nuovi posti entro il 2025, nell’ultimo anno ne sono stati realizzati appena 42, mentre 394 sono stati quelli persi. Il dato contraddice l’ottimismo del Governo, che da anni propone piani di espansione edilizia come soluzione al sovraffollamento.
Intanto, oltre 23.000 detenuti con pena residua inferiore a tre anni potrebbero usufruire di misure alternative, ma restano in carcere, ignorati da un sistema che, denuncia Antigone, privilegia l’inasprimento repressivo alla rieducazione.
“Sistema penitenziario fuori controllo”
A lanciare l’allarme è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone: “Il carcere dovrebbe essere extrema ratio, non una scorciatoia repressiva. Il sistema è fuori controllo: viola i diritti fondamentali, tradisce la Costituzione e rende disumana la detenzione”.
Antigone ha avanzato una serie di proposte per riformare il sistema, a partire da un maggiore utilizzo delle tecnologie, più contatti con l’esterno, meno isolamento, più misure comunitarie e un rafforzamento dei servizi socio-sanitari.
Il carcere di Foggia emblema del fallimento
Il penitenziario di Foggia, già tristemente noto per le rivolte del 2020 e i numerosi episodi di evasione e tensione interna, si conferma uno dei simboli più evidenti del fallimento dell’attuale sistema penitenziario italiano. Una realtà che, invece di rieducare, alimenta disagio, sofferenza e nuove marginalità.
“La vera emergenza è adesso”, conclude il rapporto. E a Foggia, questa emergenza si tocca con mano, ogni giorno.











