“Il disastro ambientale di Manfredonia ha un solo colpevole, un nome e cognome: Pasquale Pazienza, prima presidente e poi commissario del Parco Nazionale del Gargano”, avevano più volte dichiarato i vertici provinciali del WWF Foggia. Oggi Pazienza è intervenuto per fare chiarezza e rispondere all’associazione ambientalista, ma anche agli amministratori di Manfredonia e a quanti hanno puntato il dito contro il docente dell’Università di Foggia.
“Seppure io non sia più al governo dell’Ente Parco Nazionale del Gargano (in queste ore si attende la nomina del successore) ho seguito le operazioni svolte sull’incendio di Lago Salso in contatto con il Comando provinciale dei Vigili del Fuoco e i Carabinieri forestali del Reparto Parco a cui va il ringraziamento per l’impegno profuso insieme a tutte le altre forze in campo. L’area percorsa dal fuoco è di circa 280 ettari e la parte maggiormente interessata è quella dei canneti nella parte paludosa. Dalle informazioni ricevute da chi di competenza risulta chiara la natura dolosa (sono stati individuati almeno tre punti di innesco) e la responsabilità – che mi auguro possa presto emergere dalle indagini del caso – può annidarsi in una molteplicità di ambiti che non escludono la possibilità di considerare chi può nutrire particolari interessi gestionali sull’area o di chi più banalmente persegue l’obiettivo di creare allarme sociale (o ambedue le cose insieme). In ogni caso si tratta di un atto criminale i cui autori, spero, possano essere individuati e assicurati alla Giustizia”.
“Per quanto riguarda le polemiche divampate posso dire – ha affermato Pazienza – che l’Ente Parco, nell’ambito delle sue competenze e possibilità di bilancio, anche nella fase di scioglimento e liquidazione dell’Oasi lago Salso SpA (quale atto doveroso in primis per rispetto di norme vigenti, ma anche per le varie irregolarità amministrativo-contabili in essa riscontrate) ha continuato a investire non poche risorse nell’area (da ultimo sono stati conclusi i lavori relativi alla manutenzione straordinaria con finalità di prevenzione incendi e miglioramento dell’accessibilità delle aree interne al lago salso per euro 140 mila al fine anche di consentire il passaggio dei mezzi dei Carabinieri forestali per la loro attività di controllo). E questi non sono gli unici interventi che l’Ente Parco ha realizzato o programmato nell’area nonostante il suo essere gestore provvisorio per l’effetto di quanto deciso dal Comune di Manfredonia nella deliberazione della Commissione Straordinaria n. 11 del 24/03/2021 che ha disposto la revoca, nei confronti della Società Oasi Lago Salso S.p.A., dei contratti di concessione dei terreni comunali facenti parte del Lago Salso e sulla quale revoca è anche intervenuto il TAR Puglia con sentenza del 07/02/2022 confermandone la legittimità. Ciononostante però il Comune non ha mai formalmente provveduto alla presa in carico delle aree e questo ha costituito e costituisce una grande criticità nella programmazione di investimenti sull’area. A riguardo va anche detto che l’Ente, sin dalle prime battute della fase di scioglimento e liquidazione della summenzionata SpA (inizio del 2020), ha proposto al Comune di Manfredonia prima (quale soggetto proprietario del sito), e al MASE poi, di riorganizzare la gestione del sito partendo dalla istituzione di una riserva naturale di Stato al fine di renderlo oggetto, tra le altre cose, di un maggiore e migliore controllo da parte dell’Arma dei Carabinieri di specialità forestale e per avere la possibilità di attrarre ulteriori risorse finanziarie con cui realizzare progetti (tra cui anche l’adozione di tecnologie per il monitoraggio e la sorveglianza del sito)”.
“Purtroppo, per ragioni che non sta a me spiegare, questa proposta è rimasta inattuata per la mancata adesione del Comune di Manfredonia che, dopo una prima apparente apertura, non si è mai formalmente espresso per procedere in tale direzione. Così è stato nella fase di gestione commissariale della Città svolta tra il 2019 e il 2021, così è stato anche successivamente fino a giungere all’amministrazione attualmente in carica. Seppur dall’Ente parco informata, sensibilizzata e sollecitata, l’attuale amministrazione comunale, pur dichiarandosi favorevole in base a uno scenario condiviso, ha di volta in volta procrastinato la decisione adducendo ragioni legate alla necessità di gestire altre priorità. In riferimento alla gestione idrica del sito, che il referente locale del WWF, immancabilmente in tandem col CSN onlus (quest’ultimo socio al 4% della Oasi Lago Salso SpA), strumentalmente ritiene errata o omessa, senza produrre alcuna evidena scientifica, c’è da rilevare come l’annata particolarmente siccitosa non abbia consentito di far entrare nel sito lo stesso volume d’acqua dei periodi precedenti”.
“Per quanto attiene alla mancata presenza nel sito di un presidio ARIF posso far solamente rilevare come essa, a partire dalla scorsa estate, per ragioni che chiaramente esulano dalla mia conoscenza, ha ritenuto di organizzare diversamente il suo servizio nell’area non rinnovando più l’accordo con l’Ente Parco nonostante la riconfermata disponibilità di questo a concedere l’uso di un immobile di sua competenza per mantenere il personale in situ. È anche il caso di far rilevare che gli attacchi mossi all’Ente Parco nell’ultimo quinquennio da parte della solita e unica rappresentanza ambientalista territoriale che lamenta una cattiva gestione dell’Ente stesso e del comprensorio di Lago Salso non sono certo cosa nuova. Nel corso dei miei 5 anni al parco numerose sono state le segnalazioni e le denunce mosse da tale rappresentanza dell’ambientalismo locale contro l’Ente parco (del disastro ambientale nel sito di Lago Salso a frodi nell’impiego di risorse europee) altrettanto numerose sono state le attività di approfondimento e di indagine svolte dalle autorità deputate, tutte puntualmente giunte a un nulla di fatto a dimostrazione dell’atteggiamento mistificatorio costantemente messo in campo per operare mere e becere strumentalizzazioni. Chiuderei invitando chi ritiene di avere elementi oggettivi per ravvisare responsabilità dell’Ente parco e/o del sottoscritto a sporgere denuncia alle autorità competenti perché si possa giungere a veri accertamenti dei fatti, che è cosa ben diversa dall’alzare polveroni mediatici utili solamente a perseguire chissà quali fini”.













