Sarà ricordato come uno degli incendi più devastanti mai avvenuti sul territorio foggiano. Un disastro ecologico di proporzioni enormi, con almeno 800 ettari di habitat naturali andati in fumo tra l’Oasi Lago Salso e l’area limitrofa di Frattarolo. Ma mentre le fiamme non sono ancora del tutto domate, il WWF Foggia rompe il silenzio e chiede chiarezza, responsabilità e azioni concrete. “È il momento di fare i conti con anni di gestione opaca – denuncia l’associazione – e di ripensare radicalmente il futuro dell’Oasi”.
Un disastro senza precedenti
Il rogo è divampato nel pomeriggio di venerdì 18 luglio, con un primo focolaio lungo la provinciale Manfredonia-Zapponeta. Domato rapidamente dagli operatori dell’ARIF, sembrava rientrato. Ma nelle ore successive, nuovi inneschi hanno trasformato l’episodio in un incubo. Le fiamme si sono propagate nel cuore vallivo dell’Oasi, attraversando oltre 500 ettari di canneto, sfuggendo al controllo anche dei Canadair, costretti a sospendere le operazioni al tramonto. Durante la notte, l’incendio ha raggiunto anche l’area di Frattarolo, venendo contenuto solo nella mattinata di sabato.
Secondo il WWF Foggia, si tratta di un disastro senza precedenti, che “impone una riflessione urgente e profonda sulla gestione dell’area”, da anni al centro di polemiche e incertezze istituzionali.
Domande senza risposta e accuse di abbandono
Al centro della denuncia ci sono quattro nodi principali:
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Livelli idrici: il WWF chiede come siano stati mantenuti negli ultimi anni, sottolineando che in passato proprio l’umidità dei suoli impediva il propagarsi degli incendi. In questa occasione, invece, “il fuoco ha aggredito le aree più profonde e umide dell’Oasi”.
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Sorveglianza antincendio: l’associazione chiede se il servizio sia stato effettivamente attivato e, in caso affermativo, perché non abbia funzionato.
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Punto idrico di soccorso: si domanda se il punto di approvvigionamento per autobotti – attivo fino a pochi anni fa – fosse ancora operativo all’insorgere dei primi focolai.
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Misure di prevenzione: il WWF vuole sapere se siano state attuate tutte le ordinarie misure previste per la protezione delle aree a rischio incendi, vista la rilevanza ecologica del sito.
Il Parco del Gargano nel mirino
Le critiche si concentrano in particolare sulla gestione affidata dal Parco del Gargano, a guida Pasquale Pazienza, che nel 2019 aveva messo in liquidazione la società incaricata della tutela dell’Oasi. “Quella promessa di una ‘nuova stagione’ è stata tragicamente disattesa – afferma il WWF – e oggi ne paghiamo il prezzo”.
Per l’associazione ambientalista è necessario che il Ministero dell’Ambiente apra un’indagine seria sulla gestione dell’Oasi negli ultimi sei anni. Ma soprattutto, si chiede che il Comune di Manfredonia, proprietario dell’area, ne rientri immediatamente in possesso, come previsto da atti già adottati dai commissari prefettizi in passato.
Serve un nuovo modello di gestione
“La distruzione che abbiamo davanti – conclude il WWF – deve essere il punto di svolta per ripensare in modo radicale la tutela dell’Oasi Lago Salso”. L’associazione chiede l’attivazione urgente di un modello gestionale chiaro, efficace e sostenibile, capace di restituire dignità a un patrimonio naturalistico di importanza nazionale, che per anni ha rappresentato un esempio virtuoso di biodiversità e conservazione.
La speranza, oggi, è che dalle ceneri del disastro possa nascere finalmente una governance responsabile e trasparente, all’altezza del valore inestimabile dell’Oasi.













