Una frattura politica all’interno della maggioranza si è consumata in consiglio comunale a Foggia in occasione dell’approvazione del nuovo aumento della TARI. A prendere pubblicamente le distanze dalla delibera sono stati Pasquale Cataneo, Mino Di Chiara e Antonio Pio Mancini, consiglieri comunali espressione di Italia del Meridione e Partito Socialista Italiano, che in una nota congiunta hanno criticato duramente la decisione dell’aula e la gestione complessiva del ciclo dei rifiuti.
“Costi in crescita, servizi inadeguati, organici carenti”
“La nostra posizione è chiara: non siamo d’accordo con questo ennesimo aumento della TARI”, dichiarano i tre esponenti consiliari, sottolineando come le cause dell’aumento siano da ricercare in “dinamiche esterne” legate al piano regionale dei rifiuti e alle scelte operate da Bari, sia nella gestione degli impianti che nei servizi di spazzamento e raccolta.
Secondo i consiglieri, le decisioni aziendali assunte fuori dal territorio foggiano avrebbero prodotto “costi esorbitanti”, servizi ancora insoddisfacenti, una differenziata stagnante, carenze strutturali negli organici e inefficienze nell’uso degli impianti di proprietà comunale.
“Assenza in aula necessaria per coerenza con gli impegni assunti”
L’assenza in aula dei tre consiglieri, insieme a quella di un’altra esponente della maggioranza, non è passata inosservata. Alcuni l’hanno letta come un segnale politico, ma Cataneo, Di Chiara e Mancini chiariscono: “Non si tratta di boicottaggio, ma di coerenza rispetto agli impegni presi con gli elettori nel quadro della coalizione del Campo largo, nata con l’hashtag #tuttaunaltrastoria”. E rilanciano con tono polemico: “Quel claim appartiene ancora a chi si è aggiunto dopo o intende farlo?”
“Ritardi esecutivi e atti inattuati: un sistema che non funziona”
I consiglieri pongono l’accento anche sui ritardi nell’attuazione delle linee programmatiche del mandato e denunciano “la mancata esecuzione di alcune delibere di indirizzo approvate dal consiglio comunale”, segno, a loro dire, di una fragilità gestionale che rischia di compromettere anche altri atti fondamentali di natura economico-finanziaria.
“Così non va – concludono – nei fatti non è tutta un’altra storia”, riferendosi allo slogan che aveva caratterizzato la campagna elettorale della coalizione vincente.
Il dissenso interno riaccende il dibattito politico e apre interrogativi sulle future dinamiche consiliari, in un momento in cui la pressione fiscale e i servizi ambientali rappresentano una delle principali criticità percepite dalla cittadinanza.











