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Home - Mafia, agguato a Sinesi: tribunale nega la richiesta di riascoltare i pentiti nel processo ad Albanese

Mafia, agguato a Sinesi: tribunale nega la richiesta di riascoltare i pentiti nel processo ad Albanese

Il 44enne "Prnion", uomo dei Moretti, è accusato di triplice tentato omicidio. Il boss rivale scampò alla morte al rione Candelaro nel settembre 2016

Di Redazione
15 Dicembre 2024
in Cronaca, Foggia
Sinesi e Albanese

Sinesi e Albanese

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Il Tribunale di Foggia ha respinto la richiesta del difensore di Giuseppe Albanese, di interrogare nuovamente i cinque collaboratori di giustizia che accusano il suo assistito di aver partecipato al fallito agguato contro il boss Roberto Sinesi. I pentiti coinvolti sono Carlo Verderosa (foggiano), Patrizio  Villani (sammarchese), Danilo Pietro Della Malva (viestano), Antonio Pietro Nuzzi (altamurano) e Andrea Romano (brindisino). In aula, i collaboratori hanno riferito di aver saputo, direttamente o indirettamente, che Albanese è tra coloro che il 6 settembre 2016, al rione Candelaro, spararono contro Sinesi, ferendo lui e il nipotino di 4 anni. Illesa la figlia del boss.

L’agguato, che si colloca nella sanguinosa guerra di mafia tra i clan Moretti/Pellegrino/Lanza e Sinesi/Francavilla, rientra in un’escalation criminale che in 13 mesi contò 10 agguati, con 3 morti e 11 feriti.

La difesa punta su nuove dichiarazioni

I giudici si sono invece riservati di pronunciarsi su un’altra richiesta avanzata dall’avvocato dell’imputato: interrogare Emiliano Francavilla, detenuto al vertice dell’omonimo gruppo mafioso. L’obiettivo è verificare se Francavilla abbia davvero raccontato al pentito Andrea Romano del presunto coinvolgimento di Albanese nell’agguato. La decisione è attesa per febbraio, quando il processo – iniziato il 4 luglio 2023 – si avvicinerà alla fase conclusiva.

Il profilo dell’imputato

Giuseppe Albanese, 44 anni, detto “Prnion’”, è detenuto dal novembre 2018 e si trova al regime del 41 bis nel carcere di Parma. È un nome di spicco della criminalità organizzata foggiana, con una lunga serie di condanne: ergastolo in primo grado per l’omicidio di Rocco Dedda (gennaio 2016), 11 anni e 4 mesi in appello per mafia e tentata estorsione nel processo “Decima Azione”, e 8 anni per traffico di droga nel procedimento “Araneo”. Nel processo in corso, la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari contesta ad Albanese il triplice tentato omicidio e il possesso di armi aggravato dalla mafiosità.

Secondo l’accusa, Albanese faceva parte del commando composto da 3 o 4 sicari che, a bordo di una Fiat 500 rossa, aprirono il fuoco con mitra e pistole contro Sinesi. Il boss si trovava su un’altra Fiat 500 nera, guidata dalla figlia Elisabetta, con a bordo il nipotino di 4 anni. Entrambi rimasero feriti, ma Sinesi riuscì a salvarsi rispondendo al fuoco con la sua pistola, mettendo in fuga gli assalitori.

La svolta del collaboratore Francavilla

La richiesta della difesa di riascoltare i pentiti è nata dopo le dichiarazioni di un sesto collaboratore, Giuseppe Francavilla, pentitosi nel gennaio scorso. In aula, Francavilla ha “scagionato” Albanese, sostenendo di aver appreso che altre persone parteciparono all’agguato. L’avvocato ha sottolineato che Francavilla si è pentito dopo gli interrogatori in aula dei cinque collaboratori, e per questo non era stato possibile porre loro domande sulle nuove rivelazioni.

Il pubblico ministero della Dda di Bari, Bruna Manganelli, si è opposta alla richiesta, e il tribunale ha accolto la sua posizione, ritenendo sufficienti le dichiarazioni già raccolte.

Prossime tappe del processo

Con l’udienza fissata per febbraio, il processo entra nelle fasi finali. Restano da sciogliere le ultime riserve, mentre Giuseppe Albanese continua a respingere ogni accusa. Il caso rappresenta uno degli episodi più emblematici della violenta faida che ha insanguinato la provincia di Foggia e segnato uno dei periodi più bui della sua storia recente.

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Tags: Sinesi
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