Fu la Prefettura di Foggia e non certo l’ex sindaco Gianni Rotice a rimuovere il ristorante “Guarda che Luna” sulla scogliera di Manfredonia. Questo emerge dall’ennesimo lungo interrogatorio dell’ex assessore ai Lavori Pubblici, Angelo Salvemini nell’ambito dell’inchiesta “Giù le mani”.
Rotice e suo fratello Michele detto Lino sono indagati per corruzione elettorale, avrebbero chiesto voti a Michele Romito, a cui è riconducibile il ristorante, garantendo in cambio di non ostacolare la permanenza del locale sul lungomare cittadino. Proprio le dichiarazioni di Salvemini avrebbero acceso i riflettori sui due Rotice facendo finire questi ultimi sul registro degli indagati.
“Non posso fare più niente”
Lo smontaggio del “Guarda che Luna” venne fatto passare come un’operazione spot dell’amministrazione Rotice all’insegna della legalità, ma la realtà sarebbe ben diversa. Fu solo l’insistenza della Prefettura, guidata dal prefetto Maurizio Valiante, a portare alla rimozione.
Così il pm Mongelli a Salvemini: “Io volevo chiederle ad un certo punto Rotice dice: ‘Angelo, adesso io non posso fare più niente’, ma fino ad allora Rotice che cosa aveva fatto per il Guarda che Luna?”.
Salvemini: “Allora, Rotice aveva fatto quello che un amministratore – va bene? – avrebbe fatto ad un suo cittadino sulla cui problematica tecnica c’era una soluzione, solo che lui, nonostante gliel’avesse promessa la risoluzione di quella problematica, quando si è scontrato con l’insistenza della Prefettura, sul punto non ha potuto fare più nulla“. E ancora: “La risoluzione del problema, me lo dice Romito in studio che quando hanno fatto l’accordo del ballottaggio, che è stato chiamato il Romito a dargli una mano, il Romito gli aveva rappresentato ‘sta questione del diciamo della problematica che aveva in piedi, ecco perché aveva già in piedi la richiesta di tavolo tecnico e quindi lì fanno l’accordo e lui dice: ‘Tu sistemati…’, cioè tu sistemati il problema con la Prefettura – che era l’interdittiva della parte centrale che lui poi risolve con il controllo, ottenendo il controllo – e la parte urbanistica la mettiamo a posto”.
Il fiato sul collo della Prefettura di Foggia
Stando a Salvemini, l’ex sindaco Rotice aveva un forte timore reverenziale verso la Prefettura di Foggia: “Ora, se la Prefettura gli ha detto ‘se non lo smonti ti faccio l’interdittiva’, io questo non lo so, non me l’ha mai detto, però io ho sempre intuito che lui avesse una sorta di timore reverenziale nei confronti della Prefettura insomma, per via delle problematiche, insomma, venivamo da uno scioglimento, poi qualcuno gli ha evidenziato la problematica che lui… Io mai fatto, su questo non ho mai speculato perché io, diciamo, appartengo ad un altro, io sono un po’ più sì, io mi ritengo un po’ più corretto. Qualcuno poi asseriva il fatto che lui era il compagno di una ragazza, sorella di una persona coinvolta in procedimenti di mafia, eccetera, e quindi lui sostanzialmente si sentiva minacciato in questo senso, cioè delle… dei risvolti negativi che gli si sarebbero… Insomma, che c’era la Prefettura come una carogna sulle spalle era oramai pacifico“.
Voti per il ballottaggio
Incalzato sul presunto accordo Rotice-Romito prima del ballottaggio del 2021, Salvemini ha spiegato: “Quello che mi ha detto a posteriori, che al ballottaggio gli ha detto: ‘Risolviti il problema dell’interdittiva e io ti risolvo…’, poi se…”.
Il pm Mongelli: “E in cambio, Romito cosa…”. Salvemini: “E questo, i voti! Gli avrebbe dato una mano elettoralmente e infatti al ballottaggio, perché pare che nella, diciamo, nella prima fase delle elezioni non ci sia stato forse un appoggio pieno, ma questa è una deduzione che faccio perché so per certo, mi hanno sempre parlato di ballottaggio, dell’accordo fatto nelle due settimane prima del ballottaggio. Romito che mi dice questa cosa qui, che ha fatto l’accordo, cioè l’accordo, cioè ha detto: ‘Mi aveva garantito che non me l’avrebbe smontata in cambio della mano…‘; cioè: ‘Quando mi hanno chiamato per chiedermi una mano’, non dico che era proprio una sorta di contropartita, come voglio dire, cioè: ‘Mi dai una mano, c’ho questo problema e me lo risolvi’ – ‘Va bene, poi te lo risolvo'”.
Infine, l’ex assessore ha confermato quanto già riferito da Romito in altro interrogatorio riguardo agli incontri con i fratelli Rotice: “Mi ha riferito che si sono incontrati sia diciamo così, nell’azienda di Lino che sarebbe di fronte alla… sulla, diciamo affianco a Castriotta Auto, sarebbe di fronte alla ex Ajino Moto. Ecco, viene chiamata così, nella zona industriale di Manfredonia. Parco Sopim per la precisione. Poi so che comunque si è visto anche in altre occasioni”.