Una strage silenziosa e crudele, consumata nella campagna ai margini di Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia. Tre cani sono stati uccisi con il veleno, in poche ore, nell’indifferenza di chi ha compiuto il gesto e nel dolore di chi quei cani li conosceva, li accudiva e li rispettava. A raccontare l’episodio, con parole dure e cariche di indignazione, è l’assessora al Welfare del Comune di Manfredonia Maria Teresa Valente, che ha annunciato di aver sporto denuncia contro ignoti.
“Ieri due erano già morti. Il terzo l’abbiamo trovato vivo, ma dopo una notte di agonia non ce l’ha fatta”, scrive Valente in un post. “Ho deciso di sporgere denuncia. Perché quanto accaduto è vile, crudele, inaccettabile”.
Randagi regolari, accuditi dai residenti
I tre animali vivevano nella borgata da tempo, sterilizzati e reimmessi sul territorio secondo quanto previsto dalla normativa vigente. Non erano pericolosi, né malati, e ricevevano cure e attenzioni da alcuni abitanti della zona. “Il Comune – precisa l’assessora – non può prelevare arbitrariamente animali sani e non aggressivi. Questo stabilisce la legge, ed è anche una forma di rispetto per creature che hanno trovato una loro collocazione all’interno della comunità”.
Nonostante l’estensione del territorio comunale, con oltre 350 chilometri quadrati, Manfredonia oggi mantiene una situazione di randagismo sotto controllo, grazie alla gestione del canile comunale, alla collaborazione con le associazioni animaliste e all’impegno degli operatori del settore.
La corsa contro il tempo non è bastata
Subito dopo la segnalazione dell’avvelenamento, Marco Lupoli, responsabile del Canile Rifugio ENPA di Manfredonia, si è precipitato sul posto. Ha preso in carico il terzo cane ancora in vita, attivato il protocollo d’emergenza e chiesto l’intervento urgente di un veterinario. “Ha fatto tutto il possibile – spiega Valente – ma questa mattina anche lui si è spento”.
Il veleno, potente e subdolo, non ha lasciato scampo.
Una comunità ferita e chiamata a reagire
“Non possiamo continuare a educare i nostri ragazzi al rispetto della vita – scrive Valente – e poi tacere quando la vita viene distrutta col veleno. Non basta indignarsi: servono atti, servono scelte, serve giustizia”. Il gesto, per l’assessora, è “un segnale pericoloso e disumano” che va contrastato con fermezza.
Il Comune, oltre alla denuncia, annuncia una serie di iniziative di sensibilizzazione sul territorio. Ma ora si cerca anche di dare un volto al responsabile, nella speranza che qualcuno possa fornire elementi utili alle indagini.
“Perché la crudeltà – conclude Valente – non può avere spazio. E il silenzio non può diventare complice”.












