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Home - Lo “scippo” sulle liste d’attesa è un tema politico: ecco perché la salute dei foggiani per la Regione “vale meno”

Lo “scippo” sulle liste d’attesa è un tema politico: ecco perché la salute dei foggiani per la Regione “vale meno”

Il governo regionale e il dipartimento hanno replicato adducendo a questioni legali e burocratiche sulla ripartizione delle risorse, ma la Capitanata è fanalino di coda

Di Michele Iula
26 Gennaio 2024
in Regione Puglia, Sanità & Salute
Palese ed Emiliano

Palese ed Emiliano

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“Per una risonanza sono dovuto andare a Campobasso”, “sto aspettando da 8 mesi per una visita prenotata nel 2023”, “da 14 mesi aspetto una risonanza magnetica al cervello”. Sono solo alcune delle segnalazioni dei cittadini dopo la delibera della Giunta regionale pugliese, pubblicata in anteprima da l’Immediato, sullo spostamento di risorse (6 milioni di euro) per la riduzione delle liste d’attesa da Casa Sollievo della Sofferenza agli altri enti ecclesiastici di Bari e Lecce. La Regione, con l’assessorato alla Salute e il dipartimento, ha evidenziato il “vincolo” giuridico e burocratico della faccenda, sostenendo che i denari erano destinati esclusivamente ai contratti con quelle strutture, pertanto non potevano essere “ricollocati” sul territorio di riferimento. È questo un punto decisivo: la questione è politica, se si conviene sul fatto che l’impossibilità di accedere alle prestazioni sul proprio territorio è un problema prioritario per garantire il fondamentale diritto costituzionale alla salute dei cittadini. Non si può risolvere tutto con ragioni di “contabilità”, anche se pure su questo, come vedremo, questa parte della Puglia sconta un “gap” enorme.

Ma le questioni di rilievo non si limitano allo “scippo”, ma intercettano anche un altro aspetto determinante: la qualità della programmazione. Ovvero, come viene stabilito cosa serve ai pazienti di un territorio? Come vengono stabilite le risorse da allocare nel pubblico e nel privato? Nel caso specifico, per esempio, quali valutazioni sono state fatte, ex ante, nella determinazione del tetto assegnato all’Irccs di San Giovanni Rotondo? Perché l’ospedale di San Pio, che versa in acque torbide dal punto di vista economico-finanziario, non è riuscito ad utilizzarlo? A Bari conoscono i bisogni di salute della provincia, oppure programmano la spesa guardando alle singole strutture? Questo è un altro tema dirimente, e non c’entra l’indirizzo pubblicistico o privatistico della vicenda, quanto piuttosto la volontà di offrire servizi sul territorio (potenzialmente potrebbero essere erogati tutti con qualità), evitando i viaggi della speranza dei foggiani in altre regioni (o province della Puglia), che ci costano oltre 40 milioni di euro ogni anno.

I numeri del divario

Mentre il governatore Michele Emiliano sta portando avanti la sua battaglia contro l’autonomia differenziata, con dichiarazioni perentorie (“la Puglia, a parità di abitanti, prende dal fondo sanitario nazionale per la spesa storica molti meno soldi: quasi 200 milioni in meno di altre regioni con simili popolazioni e simili esigenze. Questa è un’ingiustizia che ancora non riusciamo a rimuovere”), nella sua stessa regione non si nota grande equilibrio in questo senso. La sanità pubblica – Policlinico “Riuniti” in primis – fa fatica a rispondere alle richieste e il direttore generale, Giuseppe Pasqualone, chiede costantemente “nuove risorse” per tenere il passo con una macchina che, al momento, costa troppo (il deficit supera i 40 milioni di euro). Nel privato non va meglio. Anzi.

Per esempio, il fondo unico di remunerazione per l’anno 2024 (prestazioni sanitarie in regime ambulatoriale per gli accreditati) parla chiaro: il tetto complessivo in Capitanata (intraregionale e extraregionale) è di 8,4 milioni di euro 595.682 abitanti (rapporto 14,13, il più basso della Puglia); per Bari ci sono oltre 51 milioni a fronte di una popolazione di 1,2 milioni (rapporto del 41,78); per Taranto 28,8 milioni di euro per 556mila abitanti (rapporto 46,40, il più alto della regione); a Lecce quasi 34 milioni per 771mila abitanti (rapporto 44,01 %); alla Bat quasi 14 milioni per 379mila abitanti (36,29) e a Brindisi 11 milioni per la stessa popolazione di riferimento (29,39). Ancora, i tetti di spesa per l’acquisto delle prestazioni sanitarie nel 2024 sono i seguenti: 31 milioni di euro per il Foggiano (rapporto al 51,86); nel Barese 143 milioni (rapporto 117,10); per Taranto 76 milioni (rapporto 135,79); per Lecce 61 milioni (78,57); a Brindisi arrivano quasi 20 milioni (51,9) e infine alla Bat 9,5 milioni (24,81). Persino sulle prestazioni termali c’è una differenza notevole nel tetto: 870mila euro per l’Asl Foggia; 2,6 milioni di euro alla Bat; 2,3 milioni a Brindisi e poco più di 2 milioni a Lecce.

Le reazioni politiche 

“Le recenti vicende relative alla ridistribuzione dei fondi per le liste d’attesa in provincia di Foggia, e in particolare sul mancato utilizzo di questi fondi da parte di Casa Sollievo della Sofferenza, merita una considerazione critica e attenta”. A dirlo in una nota stampa è il consigliere regionale Napoleone Cera. “In primo luogo, è sorprendente che Casa Sollievo della Sofferenza abbia comunicato alla Regione Puglia di non poter utilizzare l’intera somma assegnata per ridurre le liste d’attesa. Questa situazione solleva serie domande sulla capacità gestionale dell’ospedale e sulla sua efficienza nell’uso delle risorse – aggiunge Cera – è essenziale che la struttura fornisca spiegazioni chiare e dettagliate su tale incapacità, considerando il ruolo cruciale che riveste nell’assistenza sanitaria della regione. Considerando anche il fatto che questa situazione è già venuta a crearsi, così come si evince nella delibera di Giunta Regionale n. 1365 del 2021 negli anni 2020 e 2021 quando ci fu sempre un trasferimento di 20.000.000 euro da Casa Sollievo della Sofferenza agli altri Enti Ecclesiastici (Miulli e Panico)” prosegue nella nota il consigliere Cera. “In risposta alle dichiarazioni degli assessori Palese e Piemontese, appare evidente una certa dissonanza tra le loro giustificazioni e la realtà dei fatti. Il riferimento a una presunta distinzione tra i fondi per gli enti ecclesiastici e quelli per le strutture private accreditate sembra una giustificazione post-hoc, specialmente alla luce delle precedenti decisioni di redistribuzione dei fondi, come quella evidenziata già nella delibera 1365 dell’agosto 2021 che al punto n. 2 consentiva all’interno del Fondo unico di remunerazione dell’Area ‘Enti Ecclesiastici’ il trasferimento di risorse finanziarie per 10.000.000 euro verso le case di cura private accreditate, per l’abbattimento delle liste d’attesa per l’anno 2020″. Queste risorse erano destinate per lo più nel barese – continua Cera -. Inoltre, sostenere che non vi sia stato alcun danno per la provincia di Foggia sembra ignorare il valore aggiunto che altre case di cura private, avrebbero potuto apportare al sistema sanitario provinciale. La decisione di ridistribuire i fondi non può essere vista semplicemente come un’operazione neutra, ma deve essere analizzata nel contesto dell’impatto complessivo sul sistema sanitario regionale e sulle esigenze specifiche della provincia di Foggia – e conclude – pertanto, sto richiedendo un’ulteriore audizione in Commissione Sanità per ottenere risposte chiare e dettagliate. È essenziale comprendere come sono stati gestiti i fatti e quali siano le intenzioni future della Regione Puglia per Casa Sollievo della Sofferenza. La trasparenza e la responsabilità sono fondamentali in questo contesto”, conclude Cera.

“Il dirottamento dei fondi destinati alla sanità in Capitanata verso la provincia di Bari, per me, equivale all’aver firmato la condanna a morte dei cittadini di Foggia”. Ha dichiarato il consigliere regionale Antonio Tutolo (Gruppo Misto) a proposito dei 6 milioni di euro deviati attraverso una delibera della Giunta regionale. “Si è parlato, giustamente, di ‘scippo’ – ha aggiunto -, l’ennesimo ai danni della comunità foggiana, ma ciò che vorrei si capisse è che non si tratta semplicemente di uno spostamento di denaro da San Giovanni Rotondo agli ospedali ‘Miulli’ di Acquaviva delle Fonti e al ‘Panico’ di Tricase, ma di qualcosa di grave: si riducono drasticamente i servizi legati alla diagnostica per immagini di cui le persone avrebbero potuto usufruire e che invece non avranno più a disposizione, per favorire la zona di Bari, che ne aveva già di più rispetto a tutte le altre province. Sono anni che mi batto in Consiglio affinché la ripartizione del Fondo sanitario regionale venga rivista con un principio di maggiore equità, assegnando più risorse a tutte e sei le province ma in misura maggiore ai territori più penalizzati e, tra questi, spicca la Capitanata. Mi domando come sia possibile che proprio all’area di Bari, che gode da tempo di maggiori risorse, vadano i fondi destinati a San Giovanni Rotondo”.

“Se la provincia di Foggia è ultima quanto a budget disponibile per Tac, risonanza magnetica e tutta la diagnostica per immagini in generale, il motivo è essenzialmente la iniqua distribuzione dei soldi che io ho sempre chiesto che fossero ripartiti per numero di abitanti e non sulla base di vecchi parametri che ormai non riflettono la realtà. Gli ultimi dati indicano che ogni cittadino della Capitanata ha a disposizione un budget di 3,4 euro contro il cittadino della Città metropolitana di Bari ne ha quasi il triplo, 9,9 euro. Qui si sta decidendo sulla pelle delle persone. In Puglia, il diritto alla salute non può avere confini territoriali e nella provincia di Foggia non sono tollerabili ritardi nelle diagnosi con, in molti casi, rinuncia alle cure e una mobilità passiva che affossa le casse regionali. Si affronti la questione con senso di responsabilità – conclude il consigliere – e si abbia il coraggio di rivedere questa decisione che non fa bene a nessuno. In caso contrario, sono pronto a scendere in piazza e a promuovere azioni eclatanti”. Reazioni anche a Foggia, con i consiglieri comunali.

Il prof di economia aziendale Nunzio Angiola ha definito “vergognosa la decisione di destinare altrove le risorse assegnate alla provincia di Foggia per fronteggiare la drammatica emergenza costituita dalla paurose liste di attesa”. “Delle due l’una – ha chiosato – o le previsioni di riparto dei fondi relative agli enti ecclesiastici sono infondate, nel senso che non rispecchiano la situazione effettiva delle liste di attesa, tanto da richiedere risorse aggiuntive (i 6 milioni non utilizzati da Casa Sollievo), oppure qui si ignora la precarissima situazione della provincia di Foggia che ha il tasso più alto di mobilità passiva e sconta liste d’attesa lunghissime. Di fronte a questo comportamento negligente della Giunta e di Raffaele Piemontese, a gran voce chiediamo che quelle somme che sono nostre e di nessun altro vengano riassegnate alla provincia di Foggia, anche finanziando contratti con strutture private e con i professionisti accreditati, indicando il volume massimo di prestazioni che le strutture si impegnano ad assicurare, distinto per tipologia e modalità di assistenza. Non devo dirlo io che le liste di attesa determinano il peggioramento delle condizioni di salute, l’aumento dei costi sanitari per via dei trattamenti più complessi e intensivi che si rendono necessari a causa dei ritardi, l’aggravarsi delle disuguaglianze nell’accesso alle cure per coloro che non possono permettersi di andare fuori regione, il sovraccarico sul personale sanitario che deve gestire casi complessi che si sono accumulati nel tempo, per non parlare dell’impatto sulla salute psicofisica dovuto all’ansia e allo stress associato all’attesa, tutte penalizzazioni che i cittadini di Foggia e della provincia non meritano. Si ponga subito rimedio a questo arbitrio”.

Il gruppo di Fratelli d’Italia a Palazzo di città, rappresentato da Claudio Amorese, in una nota ha dichiarato: “Circa lo scippo di 6 milioni di euro perpetrato ai danni della sanità di Capitanata, che aggrava il problema delle liste d’attesa, la replica della Giunta Regionale, più che chiarire, aggrava le scelte scellerate del governo regionale, sempre più Bari-centriche e sempre più disattente ai bisogni delle comunità locali. Infatti la divisione tra finanziamenti ad enti ecclesiastici e finanziamenti a case di cura private è una mera divisione organizzativa interna al bilancio regionale e non un obbligo invalicabile imposto dalla legge. Gli sprechi e le disattenzioni della Regione in tema di sanità sono note, dai milioni di euro spesi per i padiglioni Covid completamente inutilizzati, alle chiusure di sedi distaccate di ospedali senza ascoltare le comunità locali, alle spese ed agli scandali che hanno risucchiato molti dirigenti ‘nominati’ dalla Giunta Regionale. I sei milioni di euro dirottati altrove potevano ben essere distribuiti alle altre strutture sanitarie presenti in città ed in provincia di Foggia. La replica della Regione Puglia serve più a giustificare i livelli gestionali amministrativi eletti in Capitanata piuttosto che a rendere giustizia al territorio e ne è prova la posizione dei rappresentanti delle associazioni datoriali di Foggia e di alcuni consiglieri regionali che vivono le dinamiche più da vicino. Fratelli d’Italia – concludono -, circa l’accaduto e circa la insufficiente gestione sanitaria regionale a Foggia ed in Capitanata, chiede al sindaco ed al presidente del Consiglio di prendere posizione su queste inefficienze della gestione sanitaria pugliese e di convocare un Consiglio comunale sul tema per rivendicare i diritti del nostro territorio”.

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Tags: Foggialiste d'attesaRegioneSalute
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