Sulle liste d’attesa in sanità si è consumato l’ennesimo “scippo” alla provincia di Foggia. Con una delibera di Giunta, firmata dal vicepresidente della Regione Raffaele Piemontese, è stato rimodulato l’accordo da 33 milioni di euro per gli enti ecclesiastici pugliesi, con un risultato disastroso per la Capitanata: per Casa Sollievo della Sofferenza il budget è passato da 13.441.853 euro a 7.441.853 euro, con una differenza di 6 milioni di euro. Risorse che sono state spostate direttamente al “Miulli” di Acquaviva delle Fonti (3,5 milioni di euro) e al “Panico” di Tricase (2,5 milioni). Nella riassegnazione, l’ente ecclesiastico governato da Giovanni Ricchiuti (il direttore sanitario è l’ex dg del Policlinico Riuniti di Foggia, Vitangelo Dattoli) passa da 15.417.563,22 a 18.917.563,22 euro; il “Panico” da 4.140.583 a 6.640.583 milioni di euro.
Pazienti foggiani tagliati fuori
Mentre dunque il governatore della Puglia, Michele Emiliano, porta avanti la sua battaglia contro l’autonomia differenziata, che penalizzerebbe soprattutto la sanità pugliese (meno risorse e aumento del gap nella qualità delle prestazioni rispetto al Nord), il suo vice sposta ingenti risorse dal territorio, penalizzando di fatto la provincia che ha il tasso più alto di mobilità passiva e sconta liste d’attesa lunghissime. L’accordo sottoscritto con gli enti ecclesiastici l’anno scorso partiva proprio dall’assunto che le Asl devono “assicurare nei confronti dei cittadini, l’erogazione delle prestazioni specialistiche, riabilitative, di diagnostica strumentale, di laboratorio e ospedaliere contemplate dai livelli essenziali di assistenza (LEA), secondo gli indirizzi della programmazione e delle disposizioni regionali”. Ecco, perché la Regione non ha riassegnato sul territorio le risorse non utilizzate da Casa Sollievo, passando per l’Asl territoriale come previsto dalla norma?
Peraltro, l’Ente è obbligato a “garantire i livelli essenziali e uniformi di assistenza”, anche attraverso accordi “con le strutture pubbliche ed equiparate, e stipulano contratti con quelle private e con i professionisti accreditati, indicando il volume massimo di prestazioni che le strutture si impegnano ad assicurare, distinto per tipologia e modalità di assistenza”.
In questo caso, a Bari hanno deciso di prendere la palla al balzo: facendo leva sul verbale di novembre scorso, con il quale l’Irccs di San Giovanni Rotondo dichiarava di non riuscire ad utilizzare tutte le risorse assegnate con il precedente accordo valido per il triennio 2022-2024, ha assegnati il residuo agli altri enti ecclesiastici tagliando fuori tutte le altre strutture sanitarie del territorio. “La quota residuale da ripartire – scrivono in delibera -, pari a 6 milioni di euro non assorbibile dall’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza, viene ripartita in ragione dell’incidenza percentuale dei tetti di spesa assegnati all’E.E. Miulli ed E.E. Panico per il triennio 2022-2023–2024 che incidono rispettivamente nella misura del 58% e del 42%, tanto da comportare un’assegnazione pari a 3,5 milioni per il Miulli e 2,5 milioni per l’ente ecclesiastico Panico, con contestuale riduzione dell’importo di 6 milioni nei confronti dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza”.
Aumentano le liste d’attesa (e i viaggi della speranza)
In Puglia, nel 2021, ultimo dato disponibile, c’è stato un saldo negativo della mobilità sanitaria regionale pari a -131 milioni di euro. Nel 2020, sempre stando alla stessa fonte, il dato era di -121 milioni di euro. Lo rileva un monitoraggio effettuato dalla fondazione Gimbe per il 45esimo anniversario del sistema sanitario nazionale pubblico. “Il sistema sanitario pugliese è sull’orlo del baratro”, ha dichiarato recentemente la segretaria generale della Uil Pensionati Puglia, Tiziana Carella, nel commentare i dati diffusi dall’ultimo Osservatorio Gimbe, sulla Mobilità sanitaria interregionale riferita al 2021.
“Non è purtroppo una novità – spiega la segretaria – perché tantissimi cittadini pugliesi sono costretti ad andare fuori dalla nostra regione per cercare cure ed assistenza tempestive, che in Puglia non troverebbero”. I numeri parlano chiaro: nel 2021 a fronte di 150.225,333 milioni di euro incassati per le prestazioni in favore di cittadini provenienti da fuori regione, la Puglia ne ha spesi 281.641.197 per i cittadini pugliesi che si sono fatti curare in altre regioni, quasi tutte del Nord (Lombardia, Veneto, Emilia Romagna in particolare), con un saldo negativo per la Puglia di 131,4 milioni di euro, seguita solo da Lazio, Sicilia, Campania e Calabria. “È un saldo negativo che si aggiunge ai conti in rosso della sanità pugliese – continua Carella – ovvero risorse che si sarebbero potute investire, per risanare l’incresciosa situazione delle liste d’attesa, avviare un piano straordinario di assunzioni di medici ed infermieri, potenziare gli ospedali, la medicina del territorio e l’assistenza domiciliare. Ed invece, la Regione Puglia, con la sua inerzia, preferisce ‘arricchire’ le casse delle Regioni del Nord, creando un doppio danno ai cittadini pugliesi ed in particolare i più fragili come gli anziani e le persone non autosufficienti, che devono sostenere anche le spese di soggiorno dei familiari che si spostano per il lavoro di cura e di assistenza”.
“Non possiamo immaginare cosa accadrà se questo infausto progetto dell’Autonomia Differenziata, andrà in porto – ha concluso la segretaria –. Un’Italia a due velocità, spaccata tra un Nord sempre più ricco, efficiente ed opulento ed un Sud sempre più ‘profondo Sud’, dove anche il diritto alla salute verrà negato”. Se a questo di aggiunge lo spostamento delle risorse tra le province, ci si rende conto dell’infausto scenario dei prossimi anni in Capitanata.













