Sono passati 31 anni dall’omicidio di Giovanni Panunzio, imprenditore edile ammazzato dalla mafia foggiana il 6 novembre 1992. Oggi consueta giornata per ricordare il suo sacrificio nella piazza a lui intitolata nei pressi di corso Roma dove è stata deposta una corona di fiori alla presenza della sindaca Maria Aida Episcopo accompagnata dalle istituzioni locali e dalle forze dell’ordine. In prima linea, come ogni anno, i parenti dell’edile.
Panunzio, bersaglio di intimidazioni ed estorsioni, venne ucciso mentre il consiglio comunale approvava il Piano Regolatore Benevolo. Era tutta un’altra Foggia ma i mafiosi erano gli stessi di oggi. All’epoca, infatti, si stavano imponendo le batterie Sinesi-Francavilla, Moretti-Pellegrino-Lanza e Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese che insieme formano la “Società Foggiana”.
Per l’omicidio Panunzio che diede il via al primo grande processo alla mafia cittadina fu condannato a 27 anni di galera Donato Delli Carri, nipote di Roberto Sinesi, boss della batteria omonima. Delli Carri ha scontato la sua pena ma adesso è nuovamente sotto inchiesta per l’operazione “Grande Carro” del 2020.
“Ha preso e l’ha ucciso, lui non lo doveva uccidere quella sera”
Per anni si è pensato che Delli Carri, indicato dal compianto testimone di giustizia Mario Nero, fosse stato l’esecutore materiale dell’agguato a Panunzio, ucciso mentre era in auto in via Napoli. In realtà, almeno stando alle recenti rivelazioni del pentito Patrizio Villani, ex killer dei Sinesi, Delli Carri fece parte del commando ma a premere il grilletto fu Federico Trisciuoglio detto “Enrichetto lo Zoppo”, poi diventato uno dei boss più temuti della città fino alla sua morte per cause naturali ad ottobre dello scorso anno.

Così Villani nell’interrogatorio del 10 maggio 2022 davanti ai magistrati della Dda di Bari: “Donato si era arrabbiato, perché dice: ‘Possibile che a Federico Trisciuoglio nessuno che lo va ad ammazzare? Quello sta davanti al bar…’, così e colà. Dice: ‘Patrì, io mi sto facendo vent’anni di carcere’. Si è sfogato con me, è stata come una sorta di sfogo che si è fatto. Ho detto io: ‘Perché, Donà?’, faceva: ‘perché l’agguato – dice – a Giovanni Panunzio, là, è stato proprio lui, quello quella sera non doveva morire, io non l’ho… sì, è vero che stavamo, noi lo dovevamo solo spaventare, là ha fatto tutto di testa sua. Ha preso e l’ha ucciso, lui non lo doveva uccidere quella
sera”.
Il figlio Lino: “Ferite ancora aperte”
“A distanza di 31 anni le ferite sono ancora aperte ma quello che mi dà sollievo è la presenza delle istituzioni e autorità. È un motivo di orgoglio perché il sacrificio che ha fatto mio padre non è rimasto vano”. Lo ha detto Michele Panunzio detto Lino, figlio di Giovanni Panunzio. “I cittadini devono metterci la faccia ed essere pronti a denunciare le cattive azioni di cui sono testimoni. Solo così potrà esserci riscatto per la nostra città”.
La sindaca:: “Ricordare il coraggio di cittadini esemplari come Giovanni Panunzio, diventati eroi per il sacrificio della loro vita, è doveroso e necessario per una comunità che non può prescindere dalla memoria come fondamenta del proprio tessuto civile e sociale. Deporre oggi insieme alle altre massime autorità istituzionali una corona di fiori davanti al monumento a lui dedicato, in occasione del 31esimo anniversario del suo omicidio, è una responsabilità nei confronti della nostra città, non un semplice omaggio: la responsabilità di essere all’altezza, ogni attimo, di persone così speciali e di anime così nobili”.
Commemorazione e incontro con i ragazzi
Oltre alla deposizione della corona di fiori avvenuta oggi nel piazzale dedicato all’imprenditore, è prevista una celebrazione ulteriore il prossimo 9 novembre alle ore 9.30 quando l’associazione “Panunzio” incontrerà gli studenti dell’Istituto scolastico “Giannone – Masi” di Foggia. L’incontro vedrà la presenza di don Antonio Coluccia, fondatore dell’Opera Don Giustino di Roma e fortemente impegnato nella lotta alla criminalità e all’illegalità. Accanto a lui Nicola Morra, ex presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, lo scrittore Antonio Colasanto e i vertici dell’associazione Dimitri Lioi e Giovanna Belluna.
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