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Home - Mafia Gargano, Enzo Miucci fu la mente (e la mano) della strage di San Marco? Il pentito accusa “U’ Criatur”

Mafia Gargano, Enzo Miucci fu la mente (e la mano) della strage di San Marco? Il pentito accusa “U’ Criatur”

Di Francesco Pesante
12 Settembre 2023
in Inchieste
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Fu Enzo Miucci ad ordinare, e forse anche ad eseguire, la strage di San Marco in Lamis? Il reggente del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci-Lombardone, nipote del patriarca Ciccillo e pro cugino dei fratelli Matteo, Armando e Franco Li Bergolis sarebbe la mente della mattanza di mafia più nota nella storia criminale della provincia di Foggia e tra le più efferate d’Italia.

Miucci, 40 anni (foto sopra), in cella a Palermo per altre vicende, è stretto parente dei “Calcarulo” Li Bergolis, i mafiosi più pericolosi del Gargano, protagonisti di terribili storie di vendette e morte da almeno 50 anni. Francesco “Ciccillo” Li Bergolis è stato il capo assoluto fino al 2009 quando killer ignoti lo uccisero sparandogli una fucilata in pieno volto. I nipoti di Ciccillo, Matteo, Armando e Franco, in rigoroso ordine di età, il vertice era Armando, sono invece in carcere in seguito alle condanne definitive del processo “Iscaro-Saburo”. Matteo e Armando condannati a 27 anni di reclusione, Franco all’ergastolo.

A comandare i giochi ci sarebbe il “rampante” Miucci detto “Renzo”, “Renzino” oppure “U’ Criatur”. Sul 40enne montanaro gravano le pesanti rivelazioni del collaboratore di giustizia, Andrea Quitadamo, 34enne alias “Baffino junior” del clan Lombardi-Scirpoli-Raduano, un tempo guidato dai boss Mario Luciano Romito e Pasquale “Fic Secc” Ricucci, nemici dei Li Bergolis entrambi uccisi.

Andrea Quitadamo e Tommaso Tomaiuolo

Notizie scottanti emergono proprio sulla strage di San Marco del 9 agosto 2017 quando tre killer ignoti e un basista, il manfredoniano Giovanni Caterino detto “Giuann Popò”, condannato all’ergastolo in appello, uccisero Romito, il cognato Matteo De Palma e i contadini Aurelio e Luigi Luciani. Probabilmente Romito andava eliminato per i fatti di “Orti Frenti” del 2 dicembre 2003, la masseria dove i Li Bergolis vennero incastrati da alcune cimici piazzate dai carabinieri su indicazione di Franco Romito, il fratello maggiore di Mario Luciano ammazzato nel 2009.

“Vi è prova certa – si legge in una recente ordinanza cautelare relativa a Miucci – che Caterino, appartenente al gruppo Li Bergolis, prese parte al quadruplice omicidio in qualità di ‘bacchetta’, ritirò insieme a Tommaso Tomaiuolo, altro esponente dei Li Bergolis, tre giorni prima, la vettura Ford C-Max utilizzata dai killer per compiere l’azione delittuosa, e che altri esponenti del clan Li Bergolis, tra cui il capo Enzo Miucci, parteciparono all’eccidio, secondo quanto propalato dal collaboratore di giustizia Andrea Quitadamo che apprese tali notizie in carcere dal predetto Tomaiuolo, il quale non fece alcun cenno al coinvolgimento nell’agguato di esponenti esterni al clan di sua appartenenza”.

“Verso la fine del 2018 inizi del 2019 – si legge infatti in una recente sentenza -, Quitadamo venne ristretto nel carcere in cui era detenuto anche Tommaso Tomaiuolo. Inizialmente quest’ultimo mostrò una certa freddezza nei suoi confronti, poi, con il passar del tempo, gli confidò che non voleva più far parte del clan Li Bergolis, in quanto non veniva pagato bene, chiedendogli di passare con il suo ‘gruppo’. A quel punto iniziò a riferirgli dei fatti, dicendogli ‘che era stata una mattanza quella che avevano fatto’. In principio non fece nomi né il Quitadamo ritenne opportuno fare domande più specifiche, in quanto riteneva ‘che doveva andare piano piano, con i piedi di piombo, per sapere come erano i fatti’. Successivamente Tomaiuolo gli confidò che ‘la macchina della strage era andata a prenderla due o tre giorni prima tra Trani e Barletta con Giovanni Caterino’“.

A sinistra, Miucci e Perna; a destra, Romito; sullo sfondo, il maggiolone del boss manfredoniano ucciso il 9 agosto 2017

“Gli fece intendere che quel giorno della strage erano presenti anche altri sodali del clan Li Bergolis tra cui il viestano Girolamo Perna (ucciso nel 2019, ndr) e tale R.P. (probabilmente Roberto Prencipe detto “Roberto della montagna”) oltre a Enzo Miucci”,

Non è chiaro se abbia partecipato anche “Faccia d’angelo” Saverio Tucci ucciso ad Amsterdam nell’ottobre 2017 dal pentito Carlo Magno. Quest’ultimo riferì, durante il processo a Caterino, di aver appreso la notizia dallo stesso Tucci, narcotrafficante dei montanari. In ogni caso, Tomaiuolo riferì a Quitadamo che “nella preparazione dell’omicidio erano coinvolti tutti. Lo sapevano ben parte quelli del gruppo Li Bergolis”.

“L’eliminazione di Mario Luciano Romito, a capo del clan avversario e, come tale, principale obiettivo del clan Li Bergolis, assurgeva nelle perverse logiche criminali mafiose ad evento simbolico – stando alla ricostruzione degli inquirenti -, oltre che arrecare un durissimo colpo al clan avversario con consequenziale affermazione di supremazia mafiosa sul territorio degli esponenti del clan Li Bergolis”.

“Il nostro gruppo – ha raccontato ancora Quitadamo – si può dire che quando ci incontravamo parlavamo sempre di progetti di omicidi, era… c’era sempre un continuo progetto di omicidi, in particolare ultimamente dovevamo eliminare a Roberto della montagna, che Enzo Miucci era detenuto. Il braccio destro di Enzo… di persona non lo conosco, però Roberto Prencipe se non sbaglio. La prima cosa quando sono uscito sono stato avvicinato da Renzulli detto Siciliano, con Giuseppe Ricucci, fratello di Pasquale che dovevamo… la prima cosa dovevamo eliminare questo Roberto della montagna, che era il killer che aveva ammazzato a Pasquale Ricucci, come si diceva nel clan, a Francesco Pio Gentile e ci stavamo preparando per andarlo a uccidere, era un po’ difficile perché nella zona dove abita è scampagnato, diciamo se passa una macchina sospetta vieni subito sgamato… Ah poi, prima che ci arrestavano, è uscito La Torre, una settimana prima che ci arrestavano e mi venne subito a trovare dicendo: ‘La prima cosa che dobbiamo fare, dobbiamo uccidere a Roberto, subito’e poi lì…'”. E ancora: “Ricucci è stato ucciso perché voleva uccidere a Miucci e l’ha ucciso prima Miucci”. 

Il potere dei Li Bergolis anche nel mondo della droga: “Hanno il monopolio di sbarco di erba sul Gargano – secondo Quitadamo -, tutti gli sbarchi di erba li comandavano loro; dall’Albania, avevano contatti con albanesi, con calabresi dove la vendevano, a Roma dove la portavano. So che Miucci aveva molti rapporti in Calabria per la cocaina“.

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Tags: strage San Marco
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