Guai giudiziari per il sindaco di Manfredonia ed imprenditore edile, Gianni Rotice. Per lui è giunta una richiesta di rinvio a giudizio – lo riporta Agi -, formulata dalla Procura di Foggia (pm Bafundi), con l’accusa di omicidio colposo per un caso di morte sul lavoro.
Nell’estate del 2021 i pm aprirono un procedimento penale in seguito al decesso, avvenuto il 9 agosto, di Alessandro Rosciano, 47enne di Manfredonia, rimasto schiacciato da una lastra di calcestruzzo in un cantiere di San Giovanni Rotondo. Una tragedia che sconvolse l’intera comunità finendo sulle prime pagine di molte testate nazionali. Un caso che sollevò, ancora una volta, il tema della sicurezza sul lavoro. Rotice, imprenditore edile che all’epoca era candidato sindaco, finì sotto inchiesta in quanto titolare dell’azienda per cui Rosciano lavorava. La Magistratura avviò accertamenti tecnici non ripetibili in relazione al procedimento penale nei confronti del politico. Persone offese i parenti più stretti dell’operaio, padre, madre e sorella. Venne disposta anche l’autopsia.
Nel registro degli indagati risultano, oltre a Rotice, anche Michele Raffaele Cagnazzi, 69 anni, Paolo Leone, 58 anni, Davide Martella, 40 anni e la “Gianni Rotice srl”. Fissata ad ottobre l’udienza preliminare presso il Tribunale di Foggia davanti alla gup Margherita Grippo.
Per Rotice è soltanto l’ennesimo caso scottante da affrontare: dopo le recenti grane politiche, infatti, dovrà ora difendersi da pesanti accuse, proprio in un campo, quello della sicurezza sul lavoro che poco tempo fa lo vide nel ruolo di esperto del settore in un convegno sul tema.
“Il lavoro è il pane della vita e non la causa della sua fine”, disse l’officiante durante i funerali di Rosciano nella chiesa San Pio di Manfredonia. (In foto, Rotice e Rosciano)
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