Chiesto l’ergastolo per boss della mafia garganica. L’accusa: “Organizzatore ed esecutore dell’omicidio Silvestri”

Battute finali per il processo a Matteo Lombardi, capo del clan omonimo. Avrebbe ucciso personalmente il rivale montanaro nell’ambito della guerra tra organizzazioni criminali del Gargano

Chiesto il massimo della pena per Matteo Lombardi detto “A’ Carpnese”, 52enne boss del clan mafioso garganico Lombardi-Scirpoli. Oggi, nel processo di secondo grado presso la Corte d’Appello di Bari, c’è stata la discussione del pm, della parte civile e di due difensori. L’accusa ha invocato la conferma della sentenza di primo grado ovvero l’ergastolo, i legali del capoclan insistono per l’innocenza del proprio assistito. A febbraio l’ultimo atto con la discussione di un altro dei legali dell’imputato, poi il verdetto.

Lombardi è accusato di aver organizzato ed eseguito l’omicidio di Giuseppe Silvestri alias “l’Apicanese”, membro del clan rivale Li Bergolis-Miucci-Lombardone. La vittima venne freddata a Monte Sant’Angelo da colpi d’arma da fuoco all’alba del 21 marzo 2017, nella giornata contro tutte le mafie. Condannato all’ergastolo dal Tribunale di Foggia, ora Lombardi – rinchiuso nel carcere di Voghera – rischia la stessa pena anche dai giudici dell’Appello.

Come ultima carta, la difesa aveva chiesto una nuova perizia sul Dna del boss ma la Corte aveva rigettato. Fu proprio il Dna ad incastrare Lombardi: gli inquirenti trovarono tracce riconducibili al capoclan su uno dei bossoli repertati sulla scena del delitto. Inutile il tentativo di fornirsi un alibi fuggendo a Lodi con il fedelissimo Antonio Zino, condannato in primo grado per favoreggiamento a 3 anni. I due si recarono in Lombardia per partecipare ad un’asta d’auto subito dopo l’agguato a Silvestri avvenuto a Monte Sant’Angelo.

Secondo alcuni pentiti, Lombardi avrebbe agito in compagnia del boss di Vieste suo alleato, Marco Raduano detto “Pallone” o “Woolrich”, vicenda emersa dopo l’inchiesta antimafia “Omnia Nostra” del dicembre 2021 sfociata in un processo a carico di 45 persone, compresi i due capomafia. L’omicidio dell’Apicanese sarebbe stato una vendetta per l’uccisione di Gianpiero Vescera, cognato di Raduano.

“A commettere l’omicidio sono stati Raduano e Matteo Lombardi per vendicare la morte di Gianpiero Vescera – ha spiegato ai pm della Dda il collaboratore di giustizia Antonio Quitadamo detto “Baffino”, ex del clan Lombardi-Scirpoli -. Non so chi tra Ferro e Gentile fosse l’autista. È stato sparato a Monte Sant’Angelo, con calibro 12, all’uscita di casa sua, di mattina. Lo aspettavano lì perché andava a mungere le vacche. È stato ucciso per aver dato il colpo di grazia a Vescera; questi, dopo essere stato colpito da Matteo Pettinicchio (braccio destro del reggente dei Li Bergolis, Enzo Miucci, ndr), era riuscito a scappare. Fu proprio Silvestri a finirlo. L’omicidio è stato commesso per fare un piacere a Raduano che era entrato a far parte del nostro gruppo un paio di mesi prima”.

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