Mafia, tutti dentro i principali boss della “Società Foggiana” ma uno di loro sarà presto libero. Ecco la situazione

Antonello Francavilla arrestato ieri era l’unico capo in libertà. Sta invece per finire di scontare la sua condanna Raffaele Tolonese, al vertice della batteria omonima

Con l’arresto di Antonello Francavilla, sorpreso dalla squadra mobile con una pistola carica nello zaino, sono ora tutti in cella i maggiori capi della “Società Foggiana”, quella che il ministro Piantedosi indica come una delle mafie più vicine a quella dei corleonesi, questi ultimi colpiti duramente dall’arresto di Matteo Messina Denaro dopo 30 anni di latitanza. “Quella che spara ancora, che uccide, che fa operazioni eclatanti”, ha detto il numero uno del Viminale intervenuto in tv su La7. Il ministro dovrebbe giungere in città a inizio febbraio per un vertice sulla sicurezza.

Nel frattempo, qual è la situazione nel mondo della malavita foggiana? Antonello Francavilla era tornato da poco in libertà dopo la condanna nel processo “Rodolfo”; a marzo 2022 fu anche vittima di un agguato mentre si trovava ai domiciliari a Nettuno in provincia di Roma. Rimase ferito anche il figlio minorenne che in quel momento era in casa col papà. Per questa vicenda è stato arrestato l’imprenditore edile Antonio Fratianni che secondo l’accusa avrebbe agito per non restituire un ingente somma di denaro al clan. In carcere c’è anche Emiliano Francavilla, fratello di Antonello, pizzicato dalla polizia mentre insieme ad alcuni complici sembrava in procinto di uccidere Fratianni per vendetta. 

Dietro le sbarre, al 41bis, il grande capo dei Sinesi-Francavilla, il 61enne Roberto Sinesi alias “lo zio”, detenuto dal 2016 per vari reati: al momento sta scontando 5 anni per armi, 12 per il racket dei parcheggi in zona Asi e 9 per il processo “Decima Azione”.

Da non sottovalutare il ruolo dei “capelloni” Giuseppe e Ciro Francavilla, cugini di Antonello ed Emiliano, anche loro apicali nel clan, condannati rispettivamente a 12 e 9 anni e 9 mesi nell’appello di “Decima Azione”.

Non va meglio alla batteria Moretti-Pellegrino-Lanza: il super boss Rocco Moretti, 73 anni detto “il porco”, nome storico della criminalità foggiana, ha passato gran parte della sua vita in carcere e anche oggi è detenuto col regime del 41 bis: è stato condannato a 10 anni e 8 mesi in “Decima Azione”. Carcere anche per il compare Vincenzo Antonio Pellegrino detto “Capantica” in attesa di giudizio in “Decimabis” e per Vito Bruno Lanza alias “u’ lepre”, condannato a 8 anni.

41bis, inoltre, per Pasquale Moretti, figlio di Rocco ed erede designato. Al numero due del clan sono stati inflitti 16 anni in primo grado nel processo “Decimabis” mentre 10 anni è la pena per il 25enne figlio Rocco junior.

Chi potrebbe riorganizzarsi è la batteria Trisciuoglio-Tolonese: di recente è deceduto, dopo una lunga malattia, Federico Trisciuoglio detto “Enrichetto lo Zoppo” o “Polpetta”. Sta invece per tornare in libertà Raffaele “Rafanill” Tolonese dopo la condanna a 10 anni per “Corona”. È invece stato ucciso poche settimane fa Agostino Corvino, membro di rilievo della “Società” e nipote di Tolonese.

Infine, i latitanti: Savino Ariostini detto “Nino 55” è stato arrestato a ottobre scorso mentre preparava l’assalto ad un blindato nell’Avellinese insieme ad alcuni complici. Resta ancora un “fantasma” Leonardo Gesualdo detto “il vavoso”, sfuggito, come Ariostini, al blitz “Decimabis” del novembre 2020. Di lui, seppur non apicale nella “Società Foggiana”, non ci sono tracce da oltre due anni. (In foto, Tolonese, Sinesi e Rocco Moretti)

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