Le intese sottobanco con il dirigente del Riuniti di Foggia. “Dirgli di no significava non lavorare”

Il “sistema De Santis” nelle carte della gip. “Ha imposto il suo ruolo autoritario, sia con i dipendenti che con le ditte private strumentalizzando la funzione pubblica per tornaconto personale”

Un sistema collaudato di gare truccate ricostruito nelle 219 pagine dell’ordinanza cautelare della gip Roberta Di Maria. Nelle carte dell’inchiesta che ha travolto, per l’ennesima volta, il Policlinico Riuniti di Foggia, emerge la figura dell’ingegnere Massimo De Santis, 62enne foggiano, finito in carcere per corruzione. L’uomo, rivestendo il ruolo di dirigente dell’Area Tecnica dell’ospedale, avrebbe ricevuto regali e favori per manipolare le gare d’appalto e pilotarle a vantaggio di una cerchia di imprenditori.

Ai domiciliari Nicola Stefanelli, 56 anni, di Bari, in qualità di rappresentante legale della società Esse Ingegneria srl e progettista, Giovanni Amoruso, 57 anni, di Bari, contract manager della società Siram spa e Marco Labianca, 36 anni, di Acquaviva delle Fonti (Bari), rappresentante legale della società Airleg srl.

“Sin dal suo insediamento, De Santis ha imposto il suo ruolo autoritario, sia con i dipendenti che con le ditte private così riuscendo a strumentalizzare la funzione pubblica per il perseguimento di un tornaconto personale”, scrive la gip.

Il dirigente avrebbe smistato una lunga serie di affidamenti diretti in vari servizi, tra cui riqualificazione e attivazione delle 8 sale operatorie all’interno del blocco operatorio, il servizio di gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti elettrici, il servizio inerente alla viabilità interna ed agli accessi carrabili e pedonali e il servizio di gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti gas medicinali e tecnici. Solo tra il 2018 e il 2019 avrebbe ricevuto, “in cambio di dodici affidamenti diretti – si legge in ordinanza -, quattordici lampade da appartamento del valore di 2.300 euro (comprensivo di manodopera) per la sua casa di Troia; quattro lampade da appartamento del valore di 160 euro (comprensivo di manodopera) sempre per la casa di Troia; un box TV del valore di 30 euro, due bracci per cancelli elettrici del valore di 370 euro destinati alla casa della sua compagna in Sardegna e un orologio da parete del valore di 90 euro per la casa di Troia”.

Massimo De Santis

La “Legionella” e i viaggi sulla neve

Il “sistema De Santis” è emerso da uno stralcio dell’inchiesta dello scorso anno sull’appalto dell’elisoccorso sfociata in vari arresti. A febbraio 2020 gli investigatori sequestrarono il telefonino dell’ingegnere e dal dispositivo recuperarono tracce di presunte condotte illecite.

Elementi da approfondire sarebbero spuntati anche dagli smartphone degli altri indagati. “Facciamo un bel corso di Legionella con tutti”, è la trascrizione di una delle intercettazioni dell’inchiesta. “La chiosa conferma che i diversi attori del progetto, quando dovevano parlare di fatti inerenti lo stesso, utilizzavano termini quali corso e legionella per mascherare il reale oggetto delle loro conversazioni-chat”, scrive la gip.

A proposito di cellulari, De Santis avrebbe ricevuto in regalo anche un iPhone X e, soprattutto, i biglietti aerei per una vacanza sulla neve di Sestriere con soggiorno già pagato presso una struttura di proprietà di una delle società interessate agli appalti del Riuniti. Non solo oggetti e viaggi ma anche mazzette: nelle carte spuntano vari prelievi di contanti che sarebbero stati destinati proprio al dirigente foggiano.

“Il parroco della chiesa”

“Il parroco della chiesa qui sono io e ti devi rivolgere solo a me. O con me o contro di me”, le parole di De Santis intercettato dai finanzieri. L’uomo si occupava anche di rincuorare gli imprenditori rimasti all’asciutto: “Non ti preoccupare, ti ho escluso perché dovevo farlo ma tanto tu fai sempre parte della parrocchia“, una frase che secondo gli inquirenti lascia “intendere che lo avrebbe fatto lavorare negli OO.RR.”. Per chi indaga emergerebbe un rapporto chiaro tra dirigente e aziende: “Lavorare in cambio di regalie”.

Ci sarebbero state ditte “completamente al servizio del De Santis”. “Dire no all’ingegnere significa non lavorare anche se con me non ha funzionato del tutto perché in alcuni casi mi sono dileguato, in altri casi ho fatto orecchie da mercante ed in altri casi ho ceduto”, le parole del titolare di un’impresa.

Infine, anche assunzioni: il figlio di De Santis sarebbe stato assunto nell’Ati (associazione temporanea di imprese) formata dalle società Ga.Mi Impianti srl e Im.Tec destinatarie dell’appalto per la manutenzione degli impianti elettrici dei plessi ospedalieri.

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