Le migliaia di pagine dell’inchiesta che ha portato alla nuova offensiva giudiziaria contro la batteria Sinesi-Francavilla non si limitano a contestare singoli episodi di mafia. I magistrati della Direzione distrettuale antimafia hanno infatti inserito nei faldoni una ricostruzione complessiva dell’evoluzione della Società foggiana, basata sulle dichiarazioni dei più recenti collaboratori di giustizia e su numerosi appunti manoscritti sequestrati nel corso delle indagini.
Documenti che, secondo gli investigatori, fotografano decenni di contrapposizioni armate, assetti criminali, organigrammi e ricostruzioni di omicidi maturati durante le quattro guerre di mafia che hanno insanguinato Foggia.
Decenni di sangue: l’elenco degli omicidi e dei tentati omicidi
Nelle carte dell’inchiesta viene riportato un lungo elenco delle vittime delle guerre di mafia che hanno caratterizzato la storia della criminalità foggiana.
Secondo la Dda, le dichiarazioni dei collaboratori consentono di ricondurre alla medesima stagione di contrapposizione armata decine di omicidi e tentati omicidi consumati nel corso degli anni, molti dei quali ancora oggi rappresentano snodi fondamentali per comprendere l’evoluzione della Società foggiana.
Nel documento vengono riportati i nomi delle vittime dei delitti consumati nel corso delle diverse fasi del conflitto mafioso, così come quello delle persone rimaste coinvolte nei tentati omicidi che hanno segnato la lunga escalation criminale.
I manoscritti dei collaboratori di giustizia
Uno degli elementi più significativi richiamati dai magistrati è rappresentato dagli appunti manoscritti consegnati dai collaboratori di giustizia.
Secondo la ricostruzione contenuta nei faldoni, tali memoriali riporterebbero ricostruzioni di omicidi, indicazioni sui presunti esecutori materiali, sui mandanti e sulle motivazioni che avrebbero determinato alcuni dei principali fatti di sangue avvenuti a Foggia.
Così Ciro Francavilla detto “Capellone”, collaboratore di giustizia dal 2024 come suo fratello minore Giuseppe: “Ad ammazzare Casorio davanti al bar vicino allo stadio – scrive – Franco Vitagliani, Carmine Cascio e Giuseppe Francavilla. Franco Vitagliani esecutore materiale”.
“Chi ha ammazzato quella persona nell’agenzia funebre in Via San Severo, Franco Russo e Francesco Sinesi, questo omicidio l’abbiamo deciso io, Giuseppe Francavilla, Franco Russo e Francesco Sinesi. Esecutore materiale Francesco Sinesi perché a Russo si inceppò la pistola e Sinesi lo ammazzò. Questo omicidio era la risposta all’omicidio di Michele Quinto“.
E ancora: “Omicidio Gallucci, i mandanti io, Giuseppe Francavilla e Franco Russo. Esecutore materiale Patrizio Villani“. Infine, “ad ammazzare Francesco Selicato sono stati Francesco Sinesi e Antonio (incomprensibile). Me lo confessò Sinesi a Rimini”.
La struttura della batteria agli inizi degli anni Duemila
L’inchiesta dedica poi un intero capitolo alla ricostruzione della struttura organizzativa della batteria mafiosa nei primi anni Duemila, periodo definito dagli investigatori come quello della fase più cruenta della guerra di mafia foggiana.
Secondo gli atti, il gruppo sarebbe stato composto da numerosi soggetti ritenuti di primo piano, molti dei quali successivamente arrestati o uccisi, mentre altri risultano ancora oggi indicati come figure di riferimento nelle dinamiche criminali cittadine.
Tra i nomi riportati figurano, tra gli altri, Francesco Russo, Franco Vitagliani, Carmine Cascio, Roberto Di Sibbio, Antonio Del Nobile (morto di recente), Luigi Biscotti, oltre ai deceduti Michele Quinto, Leonardo Soccio, Silvano Bruno e Alessandro Lanza.
Secondo la ricostruzione investigativa, tutti questi soggetti gravitavano attorno alle figure ritenute di vertice rappresentate da Roberto Sinesi, Antonello Francavilla, Emiliano Francavilla, Giuseppe Francavilla e Ciro Francavilla.
L’organigramma della Società foggiana
Tra i documenti acquisiti compare anche un appunto manoscritto che, secondo gli investigatori, rappresenterebbe una sorta di organigramma della struttura criminale risalente agli anni 2002-2003.
Il documento, sempre secondo la Dda, consentirebbe di individuare i principali appartenenti alla batteria mafiosa e la distribuzione interna dei ruoli.
In questo caso è Giuseppe Francavilla a consegnare un manoscritto dividendo i Sinesi-Francavilla in tre gruppi: il primo capeggiato da lui e dal fratello Ciro: “Braccio destro Ciro Caione; partecipi Giovanni Rollo, Gianni Delli Carri, Giuseppe Follieri, Walter Riganti, Vincenzo Lo Mele, Sergio Ragno, Roberto Di Sibbio e Alessandro Moffa”.
Secondo gruppo guidato da Emiliano Francavilla; con lui Mario Clemente, Ciro Stanchi, Mario Lanza, Alessandro Lanza, Antonio Salvatore, Liborio, Michele Ragno, Antonio Lanza e Mimmo Falco. Infine, il gruppo del boss Roberto Sinesi composto dai bracci destri Antonello Francavilla e Francesco Sinesi; partecipi Ivan Narciso, Giuseppe Soccio, Ciro Spinelli, Luigi Biscotti, Angelo Bruno. Scissionisti Francesco Pesante, Alessandro Aprile, i fratelli Raffaele e Benito Palumbo e i fratelli Gioacchino e Antonello Frascolla.
Le fratture interne
Dalle più recenti inchieste emerge anche l’esistenza di profonde fratture interne alla batteria Francavilla. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tra Ciro e Giuseppe Francavilla non vi sarebbe mai stato un rapporto particolarmente saldo con i cugini Antonello ed Emiliano Francavilla. Le divisioni avrebbero interessato anche questi ultimi: Emiliano, infatti, avrebbe sempre nutrito il sospetto che Roberto Sinesi avesse avuto un ruolo, diretto o indiretto, nell’omicidio del padre Mario Francavilla, detto “U’ Ner”. Una convinzione che avrebbe ulteriormente alimentato le tensioni interne. Di segno opposto, invece, il rapporto tra Antonello Francavilla e Sinesi, consolidatosi fino a un legame familiare, dal momento che Antonello è diventato genero del boss. Una spaccatura che, secondo gli investigatori, trova riscontro anche nei memoriali manoscritti dei collaboratori di giustizia, dove i fratelli vengono collocati in due gruppi distinti.
Gli affiliati ritenuti ancora operativi
Nei faldoni viene riportato anche un ulteriore elenco di soggetti che, pur non essendo stati destinatari delle più recenti operazioni antimafia come “Decima Azione”, “Decima Bis” e “Game Over”, vengono indicati dagli investigatori come appartenenti alla struttura criminale.
Tra questi figurano Gianluca Delli Carri, Walter Riganti, Vincenzo Lo Mele, Alessandro Moffa, Michele Ragno, Mario Lanza, Mimmo Falco, Michele Gelormini, Ciro Caione e Pasquale Moffa.
Secondo la Dda, la loro collocazione all’interno della struttura troverebbe riscontro non solo nelle precedenti indagini e nelle sentenze già emesse, ma anche nelle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Giuseppe Francavilla, che li inserisce nella compagine mafiosa ritenuta ancora operativa sul territorio.
I memoriali come chiave di lettura delle guerre di mafia
Per gli investigatori, l’insieme dei memoriali manoscritti e delle dichiarazioni dei collaboratori rappresenta uno degli elementi più rilevanti dell’intera inchiesta, perché consentirebbe di rileggere decenni di omicidi, vendette e alleanze interne alla Società foggiana attraverso il racconto diretto di chi, per anni, avrebbe fatto parte dell’organizzazione.
Gli appunti, infatti, non si limitano a elencare nomi e fatti di sangue, ma descrivono anche la composizione dei clan, l’evoluzione degli assetti criminali e le dinamiche interne che, secondo l’accusa, hanno segnato la storia mafiosa della città di Foggia.









