Le radici dell’alleanza tra la famiglia Li Bergolis del Gargano e la batteria foggiana Sinesi-Francavilla affonderebbero ben prima delle guerre di mafia che hanno insanguinato la provincia di Foggia. A raccontarlo è il collaboratore di giustizia Matteo Pettinicchio, le cui dichiarazioni sono state inserite nei faldoni della maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari sul clan Francavilla.
Secondo il pentito, i rapporti tra le due organizzazioni criminali avrebbero avuto origine alla fine degli anni Novanta, quando i padri delle rispettive famiglie condividevano interessi imprenditoriali nella gestione di una storica discoteca della provincia di Foggia: la Posta del Falco – Villa Hermosa, in quegli anni luogo iconico della movida di Manfredonia, Gargano e capoluogo dauno, ma anche centro nevralgico del boss Franco Li Bergolis e del suo sodale Michele Santoro detto “Mangiafave”.
La discoteca condivisa tra le due famiglie
Nel corso dell’interrogatorio, Pettinicchio ricostruisce i primi contatti tra le due consorterie. Alla domanda del pubblico ministero sul rapporto tra Enzo Miucci, nipote del patriarca Ciccillo Li Bergolis ed Emiliano Francavilla, il collaboratore risponde che tutto risalirebbe alla generazione precedente.
Secondo il suo racconto, il padre di Emiliano, Mario Francavilla, detto “U’ Ner”, ucciso nel 1998 avrebbe gestito insieme ai Li Bergolis la discoteca “Posta del Falco – Villa Hermosa”. Nella stessa attività commerciale avrebbe avuto una quota anche Matteo Lombardi, indicato dal collaboratore come suo ex suocero. Lombardi ha scontato 14 anni per l’omicidio proprio di “Mangiafave”, scaturito a seguito di contrasti interni al clan Li Bergolis.
“Mario Francavilla era insieme a Matteo Lombardi, il mio ex suocero – le parole di Pettinicchio alla DDA -, quello aveva anche lui una quota della discoteca. ‘Lombardone’, Matteo, non so come lo chiamano, Matteo Lombardi, non ‘Carpino’, l’altro”. Pettinicchio distingue tra Matteo Lombardi detto “Lombardone” e l’omonimo più giovane detto “A’ Carpnese” appartenente al clan rivale.
Pettinicchio precisa inoltre che Enzo Miucci all’epoca era ancora molto giovane e che l’amicizia personale con Emiliano Francavilla sarebbe nata solo anni dopo, intorno al 2008, quando il boss garganico avrebbe iniziato a frequentare stabilmente Foggia.
Dall’amicizia ai rapporti criminali
Secondo il collaboratore di giustizia, proprio quei rapporti familiari e personali si sarebbero poi trasformati in una stabile alleanza criminale.
Pettinicchio racconta che, durante la latitanza di Enzo Miucci, gli uomini del gruppo Francavilla gli avrebbero garantito sostegno e ospitalità. “Dopo l’arresto di Li Bergolis è stato da me”, riferisce il pentito parlando di Miucci, ricostruendo il periodo in cui il boss garganico avrebbe trovato appoggi nel capoluogo dauno.
Nelle carte dell’inchiesta viene inoltre ricordato come i rapporti tra la famiglia Li Bergolis e la batteria Sinesi-Francavilla abbiano trovato conferma anche in precedenti procedimenti giudiziari, tra cui l’indagine “Blauer”, che avrebbe documentato il favoreggiamento della latitanza di Franco Li Bergolis da parte di esponenti di primo piano della criminalità foggiana.
Le annotazioni manoscritte e i legami tra le mafie
L’ordinanza richiama anche alcuni appunti manoscritti consegnati agli investigatori dal collaboratore Giuseppe Francavilla detto “Pino capellone” nei quali vengono ricostruiti rapporti, omicidi e alleanze tra le organizzazioni mafiose foggiane e garganiche.
Per gli investigatori, quei documenti rappresentano un ulteriore elemento di riscontro alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e confermerebbero come i rapporti tra i due mondi criminali si siano consolidati nel tempo, passando da legami personali e imprenditoriali a una vera e propria collaborazione nelle principali vicende mafiose che hanno segnato la storia recente della Capitanata.
Le alleanze tra Foggia e Gargano
Nelle carte viene infine ricostruita l’evoluzione delle alleanze tra la mafia foggiana e quella garganica attraverso le principali inchieste degli ultimi anni. I magistrati richiamano, tra gli altri, il favoreggiamento della latitanza di Franco Li Bergolis, il quadruplice omicidio di San Marco in Lamis del 2017, il successivo attentato a Giovanni Caterino e i rapporti investigativamente accertati tra la batteria Moretti-Pellegrino-Lanza e il gruppo Lombardi-Scirpoli-La Torre.
Secondo la Direzione distrettuale antimafia, si tratta di vicende che dimostrerebbero come le alleanze tra le organizzazioni criminali della provincia di Foggia abbiano attraversato decenni, intrecciando interessi comuni ben oltre i confini tra il capoluogo e il Gargano.











