Vita, morte e omicidi di Trisciuoglio “lo zoppo”, boss foggiano “che uccise Panunzio”. 45 anni di storia criminale

Primi reati negli anni ’70, poi il maxi processo Panunzio, le infiltrazioni in Amica e “Decimabis”. La carriera malavitosa del capoclan morto nelle scorse ore

È morto a 69 anni Federico Trisciuoglio alias “Enrichetto lo zoppo” o “Polpetta”, boss foggiano a capo del clan Trisciuoglio-Tolonese. L’uomo, da mesi al 41 bis (carcere duro), aveva ottenuto i domiciliari per motivi di salute. Era infatti malato da tempo e per questo, nel corso degli anni, è spesso entrato e uscito dai penitenziari italiani. Il pregiudicato è deceduto ieri sera nella sua abitazione. Il questore di Foggia Ferdinando Rossi ha vietato i funerali pubblici per ragioni di sicurezza.

Il nome del boss compare in quasi tutte le maggiori inchieste sulla mafia di Foggia ma le prime “avventure criminali” risalgono almeno al 1977 quando venne arrestato per evasione da una casa lavoro di Castelfranco Emilia. All’epoca 24enne, Trisciuoglio fu ammanettato dopo una violenta colluttazione. Dopo altri piccoli episodi di cronaca nel corso degli anni ’80, tornò sulle cronache nel 1991 per droga, arrestato insieme ad alcuni esponenti di spicco della mala dell’epoca come Michele Mansueto detto “Lillino”.

Ma è nel 1992 che il suo nome fece davvero rumore: il boss fu arrestato poche ore dopo l’omicidio dell’imprenditore edile Giovanni Panunzio insieme ad altri pezzi da Novanta della mafia foggiana come Franco Spiritoso, Mansueto (ancora lui) e Donato Delli Carri. Successivamente venne pizzicato anche Roberto Sinesi detto “Lo zio”, capo della batteria Sinesi-Francavilla.

Tolonese e Sinesi

Pochi mesi più tardi prese il via il maxi processo “Panunzio” che riconobbe per la prima volta l’associazione mafiosa a Foggia. Trisciuoglio era accusato di vari reati tra cui l’estorsione ad una serie di imprenditori locali compreso l’edile ammazzato.

Nel 1999 il timbro della Cassazione con la condanna per Trisciuoglio a 6 anni e 6 mesi, in seguito ad una richiesta di patteggiamento, per le estorsioni a due imprenditori foggiani. A settembre dello stesso anno il boss scampò anche ad un agguato: la sera del 21 settembre si trovava ai tavolini di un bar insieme a Salvatore Prencipe detto “Piede veloce” e Leonardo “Pastina” Piserchia quando un commando, forse composto da calabresi, sparò all’impazzata verso i tre pregiudicati. L’unico a morire fu un povero innocente, l’anziano Matteo Di Candia che in quel momento stava festeggiando il suo onomastico. Solo lievi ferite per Trisciuoglio e Prencipe, scampati miracolosamente alla morte. Piserchia venne invece ucciso un mese dopo, sempre a Foggia.

Dopo essere stato per anni “un uomo d’azione” all’interno della “Società Foggiana”, “lo zoppo” creò un clan tutto suo alleandosi con Prencipe e Raffaele Tolonese detto “Rafanill”. Agli inizi del 2000, però, nuovi guai giudiziari in seguito al blitz “Double Edge” contro il racket delle estorsioni in città. Nel 2002 Trisciuoglio decise persino di costituirsi forse timoroso di subire un altro agguato dai clan rivali.

Omicidio Di Candia

Successivamente fu coinvolto nell’operazione “Poseidon” (mafia, droga ed estorsioni) e in altre vicende di cronaca che fecero emergere i suoi contatti con pezzi deviati delle forze dell’ordine. Il suo potere crebbe sempre di più tanto da arrivare a controllare il business del “caro estinto”, blitz “Osiride” del 2007. Il boss venne arrestato insieme a Sinesi ed altre persone per il pizzo alle pompe funebri. Un tempo rivali, Trisciuoglio e Sinesi si misero in affari estromettendo la batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, circostanza che scatenò una delle tante guerra di mafia in città.

Nel 2009 il boss subì anche la confisca della sua villa a Siponto, noti i suoi contatti con la malavita manfredoniana. La struttura è stata poi riqualificata a fini sociali. Nel frattempo “Polpetta” venne pizzicato anche nella maxi operazione “Piazza Pulita” sulle infiltrazioni mafiose nell’azienda dei rifiuti “Amica”. Con lui venne arrestato anche uno dei suoi figli, Giuseppe (l’altro è Fabio). I giudici inflissero ad entrambi la pena di 7 anni e 2 mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Per l’accusa “costrinsero l’azienda dei rifiuti a ‘mantenere in atto il rapporto lavorativo instaurato con Giuseppe Trisciuoglio corrispondendogli stipendi per un importo netto di 66mila euro dal 2006 al giorno dell’arresto nonostante non svolgesse palesemente alcuna attività lavorativa’“.

Panunzio, Villani, Trisciuoglio, Delli Carri e Nero; sullo sfondo, l’auto dell’imprenditore

Nel 2016 proprio i figli di Trisciuoglio scamparono ad un agguato nei pressi dell’autosalone omonimo, una vicenda ricostruita di recente dal pentito Patrizio Villani, killer dei Sinesi-Francavilla. Nel 2020, invece, il boss venne coinvolto in “Decimabis”, ennesimo blitz contro la mafia foggiana. A riguardo, pochi mesi fa la Dda aveva chiesto per lui 17 anni e 4 mesi di reclusione. Ad inizio 2022 il trasferimento al 41bis, carcere duro, infine la morte sopraggiunta in seguito al peggioramento del suo stato di salute. Il boss è deceduto pochi giorni prima della sentenza prevista entro ottobre.

In questi mesi alcuni pentiti hanno accostato il nome di Trisciuoglio ai più grandi casi di cronaca di Foggia, compreso l’omicidio Panunzio. Villani avrebbe confermato quanto già noto in certi ambienti ovvero che fu Trisciuoglio l’esecutore materiale e non Donato Delli Carri, quest’ultimo prese parte all’agguato, come indicato dal testimone di giustizia Mario Nero, ma a premere il grilletto sarebbe stato “lo zoppo”. Trisciuoglio avrebbe inoltre avuto un ruolo – sempre stando alle ricostruzioni dei pentiti – in altri agguati irrisolti di Foggia come quelli nei confronti dell’edile Nicola Ciuffreda ucciso nel 1990 e del direttore dell’Ufficio del Registro Francesco Marcone morto ammazzato nel 1995.

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