Mafia e colletti bianchi dietro l’omicidio di Francesco Marcone. Ma a 27 anni dalla morte ancora nessun colpevole

Numerosi i tentativi degli inquirenti di riaprire le indagini, sempre senza esito. Intanto, la città lo ricorda con una mostra e un convegno in biblioteca

27 anni dalla morte di Francesco Marcone. Oggi Foggia ricorda il direttore dell’ufficio del Registro assassinato il 31 marzo 1995 nell’androne del portone di casa sua. Un delitto efferato, eseguito con metodi mafiosi. Marcone venne giustiziato con due revolverate alla nuca. Buio pesto sui responsabili dell’omicidio. Marcone morì all’età di 57 anni in via Figliolia, traversa di corso Roma, dove abitava. La vittima parcheggiò la Panda, entrò nell’edificio stringendo in mano un paio di buste con all’interno alcune pratiche, ma dopo aver salito pochi gradini una persona nell’ombra lo uccise e si dileguò. Erano le 19:20.

Poco dopo giunse la figlia Daniela, oggi rappresentante di Libera, l’associazione contro le mafie. “Quello è mio padre!”, urlò. La famiglia della vittima riferì agli inquirenti che Marcone, direttore dell’ufficio del Registro di Foggia, aveva presentato un esposto pochi giorni prima di morire. Scrisse: “L’ufficio non si avvale di figure intermediarie ma provvede alle comunicazioni ed alle notifiche direttamente ai soggetti interessati”. Fu un modo per avvertire notai, commercialisti e ragionieri di non dar retta a faccendieri pronti a spacciarsi come intermediari del Registro, promettendo favori per il disbrigo di pratiche.

Ad un paio di mesi dall’agguato, fu arrestato un funzionario del Ministero delle Finanze mentre vennero indagati a piede libero un costruttore foggiano e un imprenditore originario di una provincia campana. Il costruttore era accusato solo di abuso, mentre funzionario e imprenditore finirono tra i sospettati per la morte di Marcone. Le indagini ruotarono attorno ad una possibile maxi evasione fiscale legata alla compravendita di terreni su verde agricolo o privato, ma destinati a suoli edificatori. Pratiche che erano sulla scrivania di Marcone il quale avrebbe potuto disporre accertamenti che avrebbero costretto gli interessati a pagare l’imposta Invim (sul valore aggiunto degli immobili) e la somma sarebbe stata molto elevata, intorno al miliardo di vecchie lire. Il funzionario fu sospettato di aver favorito imprenditore e costruttore rivelando come muoversi per pagare meno tasse. Ma nel 1998 la vicenda cadde nel vuoto e il gip, su richiesta della stessa procura, archiviò le accuse di omicidio ritenute assai deboli.

Nuova svolta nel maggio del 2001, quando un ex impiegato dell’ufficio del Registro fu destinatario di un’informazione di garanzia, sospettato di aver custodito la pistola (mai ritrovata) utilizzata per uccidere Marcone e che in origine apparteneva ad una guardia giurata. Anche al vigilante giunse l’informazione di garanzia per le ipotesi di simulazione di reato, cessione di arma e favoreggiamento. Il 16 febbraio 2002, l’ex impiegato del Registro morì in un incidente stradale mentre il 24 luglio 2004 il gip archiviò le accuse. Vani i tentativi successivi, anche fino a pochi anni fa, di riaprire il caso Marcone, tutt’oggi uno dei grandi misteri di Foggia.

Oggi in biblioteca una mostra ricorderà la tragedia del direttore dell’ufficio del Registro, mentre nel pomeriggio è previsto un convegno sulla corruzione. (In alto, Francesco Marcone; nel riquadro, il suo corpo coperto da un lenzuolo bianco sulle scale dell’abitazione)

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