Mafia Gargano, la gerarchia del clan nelle carte di “Omnia Nostra”. Attività criminali almeno dal 2008

Gli inquirenti ricostruiscono l’organizzazione criminale dei Lombardi-Ricucci-La Torre. Componenti del gruppo tutti rinviati a processo

Boss, capibastone e picciotti della mafia garganica nelle carte di “Omnia Nostra”, maxi operazione del dicembre 2021 contro il clan Lombardi-Ricucci-La Torre. Nelle scorse ore il Tribunale di Bari ha rinviato a giudizio 45 persone (+5 omissis) su richiesta dei procuratori della Dda Ettore Cardinali e Luciana Silvestris. Nel decreto di fissazione dell’udienza preliminare (giudice Valenzi) è ricostruita la gerarchia dell’organizzazione criminale con base a Manfredonia e ramificazioni tra Macchia di Monte Sant’Angelo, Mattinata e Vieste. Attività malavitose almeno dal 2008.

Il boss è Matteo Lombardi detto “A’ Carpnese” per via delle origini carpinesi della famiglia. Lombardi sarebbe il capo indiscusso dopo gli omicidi dei parigrado Pasquale Ricucci alias “Fic secc” e Mario Luciano Romito. Secondo gli inquirenti Lombardi avrebbe “funzioni di comando assoluto ed esercizio della potestà direttiva e di controllo in ordine allo svolgimento della vita associativa e al perseguimento degli scopi del sodalizio”. A’ Carpnese, 52 anni, un tempo legato al boss dei montanari Ciccillo Li Bergolis prima della scissione, si trova attualmente detenuto a Voghera con una condanna in primo grado all’ergastolo per l’omicidio di Giuseppe “l’Apicanese” Silvestri, membro dei rivali Li Bergolis-Miucci-Lombardone. Il boss attende l’esito dell’Appello che dovrebbe giungere entro fine 2022.

Poi c’è Pietro La Torre detto “U’ Muntaner” oppure “U’ figlie du poliziot” ritenuto dai magistrati “organizzatore dell’associazione mafiosa, con funzioni di raccordo tra i vertici e le diverse articolazioni territoriali del sodalizio e di coordinamento delle attività svolte dal sodalizio”. La Torre venne arrestato ad aprile 2020 in un casolare di Apricena, in quel momento era latitante già da diversi mesi e si trovava in compagnia di alcuni membri del clan evasi dal carcere di Foggia a marzo dello stesso anno.

L’elenco dei presunti affiliati, tutti rinviati a giudizio, prosegue con Sebastiano Gibilisco, Luigi Bottalico detto “Pazziarill”, Lorenzo Caterino, Antonio La Selva, Pasquale Lebiu, Michele Lombardi e Bruno Renzulli, definiti “partecipi, stabilmente a disposizione del sodalizio mafioso nell’ambito del percorso di infiltrazione mafiosa della predetta organizzazione criminale nel settore economico-imprenditoriale”. Tra questi spicca Michele Lombardi detto “U’ Cumbarill”, figlio del boss Matteo e ras incontrastato della marineria manfredoniana. Nella lista c’è anche un pentito, Antonio La Selva detto “Tarzan”: l’uomo starebbe rivestendo un ruolo cruciale nella ricostruzione delle dinamiche criminali del clan. Dipendente di un’azienda del settore ittico, La Selva venne avvicinato da Ricucci e costretto assieme al suo collega Gibilisco a “ripulire” i proventi dell’organizzazione attraverso la ditta del pesce. I due sarebbero stati costretti anche ad assumere Mario Scarabino, zio di Ricucci.

La ricostruzione gerarchica prosegue con Leonardo e Michele D’Ercole ritenuti “partecipi e stabilmente a disposizione dell’associazione mafiosa quali addetti all’esercizio della pratica intimidatoria e del controllo violento del territorio della frazione Macchia del comune di Monte Sant’Angelo – storica roccaforte del sodalizio mafioso – nonché all’elusione delle attività investigative nei confronti dei vertici del sodalizio, al supporto logistico e all’assistenza in favore di questi ultimi”.

Si prosegue con Giuseppe Pio Impagnatiello alias “Zuridd”, Pietro Rignanese, Mario Scarabino detto “Zio Mario”, Antonio Zino e Catello Lista detto “Lino” anche loro indicati come “partecipi” e ritenuti “stabilmente a disposizione dell’associazione mafiosa quali addetti all’esercizio della pratica intimidatoria e del controllo violento del territorio di Manfredonia, oltre che al supporto di ogni contingente esigenza della predetta organizzazione criminale e dei suoi vertici nei diversi ambiti di operatività del sodalizio (infiltrazione economico-imprenditoriale; rapine ai portavalori, gestione dei rapporti con gli spacciatori di droga assoggettati dal sodalizio mafioso, riciclaggio dei proventi delittuosi”.

Si passa poi a Mattinata dove i riferimenti indiscussi sarebbero Leonardo Ciuffreda, Francesco Notarangelo detto “Natale”, Francesco Scirpoli alias “Il lungo”, Francesco Pio Gentile detto “Passaguai” (ucciso nel 2019) e i fratelli Antonio e Andrea Quitadamo detti “Baffino”, entrambi collaboratori di giustizia dopo “Omnia Nostra”. La frangia criminale sarebbe “stabilmente a disposizione dell’associazione mafiosa” portando avanti pratiche intimidatorie e il controllo violento del territorio di Mattinata. Il gruppo, sempre per conto del clan, si occuperebbe di “infiltrazione economico-imprenditoriale, attività fraudolente in danno dell’Inps e dell’Unione Europea, custodia e detenzione delle armi, rapine ai portavalori e sottrazione di terreni altrui ai fini pastorizi“. I mattinatesi – sempre stando alle carte di “Omnia Nostra” – avrebbero goduto dei servigi di un poliziotto locale che avvisava loro in caso di arresti o perquisizioni. Nelle intercettazioni Scirpoli e soci farebbero riferimento ad un contatto su Manfredonia.

Ramificazioni mafiose anche a Vieste grazie a personaggi come Danilo Della Malva detto “U’ Meticcio” (oggi collaboratore di giustizia), Giuseppe Della Malva, Hechmi Hdiouech e Giovanni Surano (pentito) detto “Il panettiere” o “Lupin”, “stabilmente a disposizione dell’associazione mafiosa, quali addetti all’esercizio della pratica intimidatoria e del controllo violento del territorio di Vieste oltre che al supporto di ogni contingente esigenza della predetta organizzazione criminale e dei suoi vertici nei diversi ambiti di operatività del sodalizio (contrapposizione armata con esponenti del clan Perna riconducibili al più vasto aggregato mafioso facente capo ai Li Bergolis-Miucci; custodia e detenzione delle armi; elusione delle attività investigative nei confronti dei consociati, supporto logistico e assistenza in favore di questi ultimi)”.

Capitolo finale per Marco Raduano detto “Pallone” o “Woolrich”, boss di Vieste dopo la scissione che provocò la fine del clan Notarangelo. Raduano, attualmente detenuto per una serie di reati, è ritenuto “organizzatore dell’associazione mafiosa ed, in particolare, a capo dell’articolazione operante sul territorio viestano e comuni limitrofi, con funzioni di raccordo tra i vertici e le diverse articolazioni territoriali del sodalizio e di coordinamento delle attività svolte dal sodalizio, attraverso la pratica del controllo violento del territorio di Vieste: a supporto di ogni contingente esigenza dell’organizzazione criminale e dei suoi vertici nei diversi ambiti di operatività del sodalizio (infiltrazione economico-imprenditoriale; rapine ai portavalori, gestione dei rapporti con gli spacciatori di droga assoggettati al sodalizio mafioso, riciclaggio dei proventi delittuosi) con particolare riferimento al ruolo di organizzatore della contrapposizione armata contro gli appartenenti alla confliggente associazione mafiosa dei Li Bergolis-Miucci e quello concernente l’organizzazione ed il mantenimento dei sodali a partire dal periodo immediatamente successivo all’omicidio del cognato Gianpiero Vescera avvenuto nel 2016.

Le attività malavitose sono inquadrate nei territori di Manfredonia, Macchia di Monte Sant’Angelo, Mattinata e Vieste, “almeno dal mese di giugno 2008 sino al luglio 2022 (data dell’avviso della conclusione delle indagini)“. (In alto, Scirpoli, Matteo Lombardi e Raduano; sotto, Michele Lombardi, La Torre e Scarabino; in basso, Notarangelo e Danilo Della Malva; a sinistra, Lombardi, La Torre e Ricucci nel video di “Omnia Nostra”)

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