Dal “predominio del clan Li Bergolis” al maxi blitz “Omnia Nostra”. La mafia garganica nelle carte della DIA

In relazione emerge una nuova “saldatura criminale” tra i montanari e il clan Tarantino di San Nicandro. Ampio spazio anche all’operazione contro gli “ex Romito” oggi guidati dai Lombardi

La mafia del Gargano è sempre più mafia degli affari. È quanto emerge dalla relazione della Dia (secondo semestre 2021) che parla di “inedite saldature” tra clan Li Bergolis e gruppi sannicandresi e della maxi operazione “Omnia Nostra” del dicembre scorso. Gli investigatori antimafia focalizzano l’attenzione sui Li Bergolis e sulla loro “posizione dominante nel traffico di droga”. Il gruppo originario di Monte Sant’Angelo sarebbe oggi guidato da Enzo Miucci detto “U’ Criatur”, nipote del patriarca Ciccillo Li Bergolis, ucciso nel 2009, e pro cugino dei fratelli Matteo, Armando e Franco Li Bergolis, tutti in cella a scontare lunghe condanne per “Iscaro-Saburo”, blitz di 18 anni fa. Il clan avrebbe una forte influenza soprattutto nelle aree di San Nicandro Garganico, San Giovanni Rotondo e Vieste.

Ampio spazio della Dia all’operazione “Omnia Nostra” del dicembre 2021 da cui parte il focus: il blitz “ha permesso di contestualizzare e collegare una serie imponente di dinamiche, equilibri ed assetti strutturali della macro-area del Gargano da sempre al centro delle strategie operative delle consorterie di tutta la provincia di Foggia”.

Secondo i relatori “il robusto compendio investigativo raccolto in seno all’inchiesta ha fornito la chiave di lettura delle formazioni criminali ascrivibili originariamente al clan Romito ora Romito-Lombardi-Ricucci (guidato dal boss Matteo Lombardi) ritenuto capace di rimodularsi secondo nuove strutture dettate dalle figure più carismatiche che si sono succedute a seguito della strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017. Il clan ex Romito – si legge ancora – seppur oggettivamente indebolito dall’eliminazione degli elementi di vertice e dalla detenzione dei più qualificati luogotenenti è riuscito a garantire la sua operatività attraverso una rete relazionale tipica dei modelli familistici ed un circuito di soggetti di ruolo secondario che hanno generato un sottobosco funzionale alle attività illecite fronteggiando una faida di matrice mafiosa durata 15 anni contro uno dei sodalizi più feroci e radicati nel territorio come quello dei Li Bergolis (i montanari) peraltro radicandosi nel tessuto economico dell’intera area geografica. Le indagini avrebbero, inoltre, evidenziato il modus operandi dei componenti del clan che da modello di mafia militare protetto da una diffusa sensazione di impunità e da una condizione di assoggettamento ed omertà è passato ad un più evoluto schema operativo di mafia degli affari con una penetrante capacità di infiltrazione nei comparti economici legati alle principali risorse del territorio segnatamente la pesca e l’agricoltura. Proprio nel comparto agro-pastorale è emersa la consumazione di attività estorsive e di truffe in danno dell’INPS mediante l’indebita percezione di provvidenze. L’infiltrazione si realizzava attraverso l’acquisizione di terreni con titoli di possesso in forza dei quali richiedere i sussidi UE ed attività estorsive realizzate mediante l’imposizione di assunzioni lavorative di soggetti vicini o assoggettati all’organizzazione mafiosa. Grazie ad una fama criminale acquisita per avere rivestito nel tempo un ruolo di primo piano nel percorso evolutivo della mafia garganica i componenti dell’associazione avevano il controllo egemonico del territorio sviluppato e strutturato in virtù dei legami con esponenti dei principali clan del Gargano nonché attraverso le lungimiranti sinergie con la batteria foggiana dei Moretti-Pellegrino-Lanza al fine di acquisire il controllo delle attività illecite ed ampliare la propria influenza verso le aree di Vieste, San Marco in Lamis, Apricena e Torremaggiore”.

Stando alla Dia, “a fronte della menzionata capacità imprenditoriale inoltre il clan ex Romito ha continuato a sviluppare sul territorio in un’ottica di espansione a scapito dell’avverso clan dei Li Bergolis un forte controllo attraverso i tradizionali settori illeciti delle estorsioni, delle rapine ai portavalori e non ultimo del traffico di sostanze stupefacenti nel cui ambito la cittadina rivierasca di Vieste era diventata obiettivo primario del sodalizio. Lo smercio della droga nel territorio di competenza rappresentava, infatti, una fonte di finanziamento dell’associazione astutamente curato ‘attraverso l’imposizione di una metodologia mafiosa, secondo schemi operativi paralleli a quelli riguardanti gli inserimenti della medesima associazione nel tessuto economico locale’. Il rispetto del ‘codice di regolamentazione delle attività di spaccio’ consentiva ai pusher di svolgere la loro attività secondo una rigida suddivisione delle rispettive aree di competenza indicata dal vertice del sodalizio e volta anche a selezionare i fornitori e impedire la ‘concorrenza sleale’ stabilendo una soglia minima di prezzo per la vendita dello stupefacente da parte di tutti gli associati. Efferata, in proposito, l’operatività dell’aggregato criminale che si concretizza in una ‘realtà modulare’ dove coesistono due momenti: ‘quello dell’accordo finalizzato al traffico di droga, agevolato e garantito dal controllo del territorio… e quello della sanzione a seguito di inadempienze sull’accordo, nel cui contesto i singoli spacciatori partecipi di quell’accordo si tramutano in vittime della forza di intimidazione dell’associazione mafiosa…’. L’analisi delle acquisizioni investigative riferite all’indagine ‘Omnia Nostra’ ha peraltro permesso di rilevare l’indiscussa influenza nella zona viestana di un soggetto riconducibile al clan Romito-Ricucci-Lombardi ‘in grado di determinare l’andamento del traffico illecito di stupefacenti sul territorio in questione’. Proprio a Vieste le dinamiche fluide determinate anche dallo scenario sopra descritto hanno destrutturato il tessuto criminale esponendolo a possibili fibrillazioni dovute al sostanziale annientamento della famiglia criminale Notarangelo a seguito della sanguinosa faida scissionistica scoppiata nel periodo 2015–2019 dopo l’epurazione dei vertici di quest’ultima famiglia, nella quale si sono registrati omicidi, ferimenti, lupare bianche e cambi di schieramento tra i due contrapposti gruppi Raduano e Iannoli-Perna“.

E ancora: “Le vicende delittuose che hanno interessato i sopracitati gruppi sono state documentate nell’operazione ‘Bohemian Rapsody’ del 9 agosto 2021 condotta dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri che ha permesso di individuare uno degli autori (Giovanni Iannoli detto “Smigol”) degli efferati delitti di omicidio e tentato omicidio consumati il 25 aprile 2018 rispettivamente ai danni di un elemento contiguo al clan Raduano (il giovane ucciso Antonio Fabbiano) e di altro soggetto di spicco (Michele Notarangelo, scampato all’agguato) dello stesso gruppo criminale. Il quadro indiziario descrive uno spaccato criminale nel quale era centrale l’operatività dei sodalizi soffermandosi sul particolare momento di fibrillazione, ‘conseguente al tentativo delle fazioni di acquisire il controllo delle attività illecite gestite sul territorio, che è alla base dell’omicidio attuato quale risposta ad altri precedenti agguati a partire da quello, fallito in danno… del boss dei Raduano”, il noto Marco “Pallone” Raduano.

“Nella costa viestana il monitoraggio dei fenomeni criminali relativi alle infiltrazioni nel settore economico trova riscontro nel sequestro anticipato finalizzato alla confisca a carico di un pregiudicato orbitante nei circuiti relazionali del boss Notarangelo (Angelo “Cintaridd”) ucciso in un agguato mafioso nel 2015. L’esecuzione ha riguardato beni immobili e mobili, società e rapporti finanziari per un valore di un milione e 400mila euro”. 

Nuovi equilibri

Intanto si rifanno sotto vecchie famiglie criminali garganiche, area nord del promontorio: “Sotto il profilo evolutivo – scrivono i relatori Dia – il tessuto criminale garganico sembrerebbe aver ripreso nuovo slancio con il clan Tarantino di San Nicandro Garganico grazie al raggiungimento di un nuovo equilibrio dovuto sia al sopraggiungere di inedite saldature e legami familiari soprattutto con i Montanari, sia al superamento dei contrasti legati alla storica faida con l’opposta fazione dei Ciavarrella. Tale situazione potrebbe rappresentare elemento di criticità atteso che il territorio sannicandrese funge da cerniera per la varie propaggini criminali così come è emerso nell’operazione ‘Levante’ del 10 settembre 2021 che ha consentito di disarticolare un gruppo dedito allo spaccio di marijuana, hashish e cocaina attivo nei territori di Cagnano Varano, San Nicandro Garganico e Rodi Garganico”.

“In un contesto macro-criminale di complessa eterogeneità come quello garganico i territori di San Marco in Lamis – Rignano Garganico e di San Nicandro Garganico – Cagnano Varano rivestono una fondamentale importanza. La prima area farebbe capo ai gruppi dei Martino e dei Di Claudio-Mancini un tempo in forte contrapposizione fra loro e ai quali si sarebbero aggiunte nuove figure criminali non più inquadrabili nelle vecchie gerarchie essendo probabilmente divenute nel tempo punti di riferimento locali dei sodalizi di Foggia, San Severo e del Gargano”.

Secondo la Dia “il comprensorio di San Nicandro Garganico e Cagnano Varano è caratterizzato dalla convergenza delle influenze della criminalità garganica, foggiana e sanseverese e vede la posizione dominante dei Montanari nel traffico di droga e che ha assunto una posizione di rilievo anche per le coltivazioni di marijuana. Il predominio del clan Li Bergolis non accenna ad indebolirsi neanche nel territorio di San Giovanni Rotondo che rappresenterebbero una zona di raccordo di fondamentale interesse strategico soprattutto nell’illecito settore degli stupefacenti”.

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