Mostruosità alla “Stella Maris”, anziani sanguinanti da testa e orecchie. L’oss: “Se vedono questo sangue mi arrestano”

Sconvolgenti le ricostruzioni dei colleghi degli arrestati fornite agli organi inquirenti. Un operatore getta ombre sulla morte di un anziano: “Stava bene, il giorno dopo era con la testa china”

Sono agghiaccianti i racconti degli oss della “Stella Maris” di Manfredonia che agli investigatori hanno descritto le violenze perpetrate dai quattro colleghi arrestati. Sono ora ai domiciliari Antonio Vero 42 anni, Mariano Paganini 25 anni, Domenico Nuzziello 31 anni e Michele Salcuni 37 anni, i primi tre residenti a Manfredonia, il quarto a Monte Sant’Angelo.

“Un paziente preso di mira da questi colleghi è degente al secondo piano e ha subito molteplici episodi di maltrattamento – ha raccontato l’operatore che ha fatto scattare le indagini -. Delle volte è accaduto che mentre l’anziano si trovava in sala da pranzo si avvicinava Vero (nella foto in alto con Nuzziello) che senza alcuna motivazione schiaffeggiava con violenza il paziente tanto che quest’ultimo rimaneva stordito. Posso dire che Vero utilizza questo atteggiamento quando è sicuro che non vi sono altri pazienti capaci di riferire tali episodi. Il 31 maggio (2022, ndr) alle ore 12.04 ho effettuato con il mio cellulare una foto al cranio dell’anziano; poco prima, infatti, ho notato Vero accompagnare il paziente nel bagno assistito, che preciso si trova all’interno della struttura ed è quello che viene utilizzato durante la mezza giornata per cambiare i pazienti, pertanto, intuendo che gli avrebbe potuto fare del male, mi sono appostato dietro al muro per poter intervenire nel caso in cui avessi capito che gli avrebbe fatto qualcosa. Nel bagno assistito vi è un doccino che normalmente si utilizza per sterilizzare il water al momento dell’uso e che all’utilizzo emette un rumore dovuto all’estrazione del gancio di sostegno; in quella circostanza, mentre ero appostato, ho udito il doccino che veniva estratto e subito dopo un impatto. Precipitosamente mi introducevo nel bagno assistito ed il signor Vero, di sua spontanea volontà e con fare agitato, si giustificava senza che io chiedessi nulla dicendo che l’anziano aveva battuto con la testa vicino alla mattonella. Io notavo molto sangue fuoriuscire dalla testa dell’anziano tanto che richiamava l’attenzione di un’infermiera per la medicazione. Mentre Vero si allontanava per parlare con l’infermiera di turno circa l’accaduto, io scattavo una foto che ritraeva la lesione. Di prassi è previsto che quando un paziente cade o si fa male, oltre all’infermiere che scrive sul diario, noi O.S.S. abbiamo l’obbligo di fare altrettanto sul diario di nostra competenza; in questa circostanza, al fine di tutelare anche me che svolgevo lo stesso turno di servizio, chiesi a Vero se avesse annotato l’accaduto nel predetto diario e mi rispose che aveva solo avvisato verbalmente l’infermiera e che, a suo dire, non ve ne era bisogno”.

Dopo la medicazione dell’infermiera, l’anziano venne posto all’interno della sala filtro, ossia la sala nella quale i pazienti effettuano i pasti. “Notai Vero prendere il suo cellulare e dire testuali parole: ‘Adesso faccio vedere a Mariano (Paganini) la terapia di oggi; scattò la foto al capo dell’anziano e la inviò al Paganini. Il giorno successivo accadde che l’anziano si era strappato il cerotto che ricopriva la lesione sul capo tanto che ne scaturiva una copiosa fuoriuscita di sostanza ematica. A quel punto intervenne Vero che prese il cuscino e la maglia intima dell’anziano intrisi di sangue e li gettò nella spazzatura dichiarando testualmente:se la lavanderia vede questo sangue mi arrestano’. Altre ferite sarebbero state provocate con i Cotton fioc strofinati nel padiglione tanto da provocare fuoriuscite di sangue anche dalle orecchie.

Il paziente poi deceduto

Il racconto di uno degli oss è sconvolgente e riguarda anche un anziano che è morto piuttosto di recente: “Era bersaglio quotidiano di maltrattamenti da parte di Vero ed anche di Paganini. Subiva ceffoni con inaudita violenza, anche in mia presenza, oltre che ingiurie e denigrazioni varie. Soffriva di demenza senile e qualche volta, durante la notte, farfugliava parole che gli ricordavano la sua attività lavorativa, ossia il pescivendolo. Tutto sommato, da quanto potevo notare non soffriva di altre patologie fisiche anche se era sulla sedia a rotelle. Tre giorni prima del decesso, durante il servizio, ho notato l’anziano con la testa china su sé stesso, completamente assente tanto che gli ponevo delle domande e non rispondeva; tutto questo mi sembrava strano proprio perché fino al giorno prima batteva le mani, mangiava e si mostrava in salute. Ricordo che intervenne il 118 e, non voglio sbagliare, ricordo che fu portato al Pronto Soccorso. Dopo tre giorni è deceduto”.

Da brividi le accuse mosse nei confronti del 42enne Vero che avrebbe abusato sessualmente di un anziano di 77 anni violato nella sua intimità “all’esito – riporta la gip – dell’operazione di igiene intima e accennando ad un rapporto orale con violenza”. Sempre Vero avrebbe abusato di una 82enne palpata nelle zone intime. La donna sarebbe stata anche picchiata con un pannolone e colpita mentre Nuzziello era intento a cambiarla. “Pazza cecagliona (la donna ha una grave cecità), statti zitta. Tuo marito faceva che ti uccideva di botte tuo marito, non sbagliava proprio per niente che sei una zoccola. Vattene zoccola, zoccola vattene!”.

Le torture avvenivano anche con dei panni Tnt bagnati per l’occasione e usati per colpire al volto i poveri degenti, persone con diverse patologie tra cui Alzheimer, cecità e quant’altro. Le mostruosità sono state elencate dai vari colleghi oss e sarebbero andate avanti per anni, almeno dal 2020. Solo il coraggio di un operatore ha messo fine alle violenze.

Intanto, monta la rabbia sui social, molti cittadini hanno espresso il proprio sconcerto sotto uno dei post della “Stella Maris” nel quale sono pubblicate numerose foto degli oss arrestati in compagnia degli anziani. “Sarebbe opportuno capire anche da quando va avanti questa storia – scrive una utente -. Noi al massimo arrivavamo davanti alla porta a salutare i nostri cari e loro si divertivano a maltrattarli”. Un’altra: “Grandissimi pezzi di m****! Ora dovrete pagare per il male fatto! Ci vediamo in tribunale! E sarà molto affollato!”.

Le reazioni

Il sindaco di Manfredonia Gianni Rotice si è detto sotto choc: “Esprimo sdegno nei confronti degli autori di tali atti disumani e solidarietà alle vittime ed alle loro famiglie. Provo rabbia rispetto a reati così ignobili perpetrati ai danni di persone fragili ed indifese che, anzi, meritano attenzioni e cure ‘speciali’, in particolar modo calore umano. Ciò che è accaduto nella RSA della nostra città – con la notizia che ha fatto il giro d’Italia sui principali mass media – è di gravità assoluta ed il Comune, per le proprie competenze, unitamente al lavoro delle Forze dell’ordine e della Magistratura, prenderà fermamente posizione con i più opportuni provvedimenti in merito alla vicenda affinché siano accertate tutte le responsabilità, valutando anche la possibilità di costituirci parte civile. Le fragilità ed il welfare sono tematiche centrali nell’operato quotidiano della nostra Amministrazione. Compiere atti così crudeli nei confronti dei più deboli non ammette alcuna giustificazione. Ringrazio chi ha avuto il coraggio di denunciare e la Polizia per aver messo fine a questo terribile teatro dell’orrore. Prendersi cura degli altri, dei più fragili, è molto più che un mero lavoro per portare a casa lo stipendio, è una vera e propria missione di carità umana”.

Secondo la consigliera di opposizione Giulia Fresca (Manfredonia Nuova) “la politica deve intervenire immediatamente. La via giudiziaria seguirà il suo corso ma per affrontare questi problemi, che, passata la cronaca rischiano di ritornare nel dimenticatoio, è necessario rafforzare la coesione sociale e la solidarietà tra le generazioni. Occorre mettere in atto programmi di prevenzione ed è necessario un approccio di salute pubblica basato sull’evidenza per affrontare questa sfida. Noi di Manfredonia Nuova faremo la nostra parte ed inizieremo una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e dei professionisti della salute avviando da subito, con l’aiuto di esperti, lo screening di potenziali vittime e aggressori, la definizione di programmi intergenerazionali per le scuole e incontri di formazione dei caregivers sulla demenza”.

Il consigliere regionale manfredoniano Giandiego Gatta: “Mi farò promotore in Consiglio Regionale della proposta di riaprire le porte delle Rsa ai parenti senza limitazioni. Tra le misure di contenimento del Covid, infatti, c’è quella dell’obbligo di prenotare le visite nelle strutture, mentre prima della pandemia un parente poteva entrare in qualsiasi momento e, pertanto, controllare che tutto fosse “in regola”. E quindi non possiamo esimerci dall’esperire questa strada, elaborando ogni altra forma di prevenzione e controllo finalizzata ad evitare che certi orrori si ripetano a danno dei fragili ed indifesi”.

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