Il caso di Libera Scirpoli col fratello boss della mala. Goffi tentativi per difenderlo: “Ragazzo educato, piange facilmente”

La strenua difesa dell’ex segretaria del Pd di Mattinata in un’intervista ad un giornale locale vicino al sindaco di Manfredonia. Intanto, le carte giudiziarie evidenziano lo spessore criminale del “Lungo”, capoclan garganico

Libera Scirpoli non ci sta e ad una testata locale vicina al suo compagno di vita Gianni Rotice, sindaco di Manfredonia, si sfoga dopo gli articoli apparsi su l’Immediato. “Mi colpivano per mio fratello (il boss di Mattinata, Francesco Scirpoli, ndr), ora per attaccare il sindaco”. La donna è rimasta piuttosto vaga sul familiare capoclan, reggente del gruppo mafioso Lombardi e anello di congiunzione tra la criminalità manfredoniana e viestana. Di recente, il pentito Danilo Della Malva ha confermato agli inquirenti che fu proprio Scirpoli a contattarlo: “Mi venne a chiamare tramite un signore di Vieste. Vengo chiamato a Mattinata e mi spiegano che volevano appunto rapinare questo portavalori che passava tra la litoranea Vieste-Mattinata”. Per questo fatto di cronaca, risalente al novembre 2015, scaturirono una raffica di arresti: finirono in manette Scirpoli, i fratelli Quitadamo, lo stesso Della Malva ed altri pezzi da Novanta della mafia garganica come Mario Luciano Romito, il boss ucciso nella strage di San Marco in Lamis del 2017. Per l’assalto (fallito) al blindato – operazione “Ariete” – il processo è ancora in corso presso il Tribunale di Foggia.

Nel frattempo, Francesco Scirpoli, 40 anni detto “Il lungo”, è in carcere con una condanna a circa 8 anni, confermata in Appello, per la rapina ad un portavalori a Bollate in provincia di Milano. Più di recente, il giovane boss è stato arrestato nella maxi operazione antimafia “Omnia Nostra” che ha decapitato il suo clan.

Ma come detto, la sorella Libera preferisce tergiversare sulle disavventure del fratello: “Non comprendo come si sia trovato in questa situazione. Viviamo un dramma che può capitare a qualunque famiglia perbene. Non posso dire se mio fratello sia mafioso o no. Se è successo qualche errore lo ha fatto, ma non so quale sia stato. Spero di saperlo”. E ancora: “È un ragazzo educato che parla in italiano, uno che piange facilmente”. Poi sullo scioglimento per mafia del Comune di Mattinata nel 2018: “Non mi ha convinto, gli amministratori erano persone perbene”.

La parentela scomoda di Libera Scirpoli le sarebbe costata anche una brillante carriera in politica. In passato fu segretaria del Pd di Mattinata, poi sarebbe stata allontanata dalla dirigenza del partito e “costretta” alle dimissioni. Una decisione caldeggiata persino a livello nazionale dal giornalista Aldo Cazzullo durante la trasmissione di Rai 2 “Nemo”. Cazzullo disse che Renzi l’avrebbe dovuta subito destituire dall’incarico dopo il servizio dell’inviato Nello Trocchia sulla mafia garganica. Trocchia intercettò proprio Francesco Scirpoli, ma quest’ultimo preferì non rilasciare dichiarazioni.

Rapporti con giudici e pezzi deviati dello Stato

A distanza di anni, l’ex segretaria Pd fa ancora fatica a smarcarsi dalle malefatte del fratello; anzi, come emerso dalle carte di un’inchiesta di DDA e carabinieri del Ros, risultava, fino al 2019, in società con il boss e i suoi più stretti parenti nella “Aurora Società Agricola”. I carabinieri del Ros scrivono che Scirpoli rimase amministratore unico fino all’11 aprile 2019, giorno in cui venne sostituito dalla moglie a seguito delle sue “dimissioni”.

Stando alle carte giudiziarie del blitz “Omnia Nostra”, il capoclan di Mattinata – così indicato dal pentito Antonio Quitadamo -, acquistò un terreno da un giudice, vicenda che – secondo gli inquirenti – avrebbe celato un accordo corruttivo: soldi in cambio di assoluzioni. Per questo motivo, magistrati e carabinieri hanno scandagliato i rapporti creditizi del mattinatese per verificare la provenienza delle provviste utilizzate per l’acquisto da parte dello stesso Scirpoli, in qualità di amministratore unico della Aurora, del terreno agricolo di una nota famiglia locale, riconducibile a questo anziano togato oggi in pensione. Un’operazione da 400mila euro suddivisi per la prima metà in assegni e bonifici versati a favore del giudice e dei suoi parenti, per l’altra metà in un mutuo fondiario che la società della famiglia Scirpoli, Libera compresa, sta ancora pagando. La scadenza è prevista per il 30 settembre 2031, in seguito al pagamento di 30 rate semestrali dell’importo di 7978 euro.

Lo spessore criminale di Scirpoli si evince proprio dall’inchiesta “Omnia Nostra” nella quale gli inquirenti fanno riferimento a presunti contatti tra il boss e pezzi deviati dello Stato in grado di avvertire il mattinatese in caso di arresti o perquisizioni. In una circostanza, Scirpoli e il sodale Francesco Pio Gentile detto “Passaguai” passarono la notte e la serata precedente lontani dalle loro abitazioni, in fabbricati messi a disposizione da loro fiancheggiatori. I due avrebbero saputo di alcuni arresti da tale Matteo, una persona “in grado – si legge nell’inchiesta – di metterli al corrente di eventuali situazioni di pericolo”.

Sulla vicenda del giudice emergono anche intercettazioni scottanti che vedono protagonista Antonio Quitadamo. L’uomo “esternava dubbi su Scirpoli – si legge nelle carte di un’inchiesta – ritenuto il mandante occulto tramite il giudice di un esposto che lo aveva danneggiato. ‘Quell’altro magnaccio che sta all’azienda [inc.]…chi è che ha fatto gli imbrogli con il comune è stato quello. Quella lettera che mi è arrivata dal giudice… chi l’ha fatta… l’ha fatta fare lui, perché lui sta [inc.]… Ohhh… allora adesso stiamoci in galera’. La madre riferiva di aver saputo che Scirpoli con alcune persone aveva detto che con lui non voleva più avere nulla a che fare: ‘Quello… quando esci non vuole avere niente a che fare… Come si chiama…(senza voce e muovendo le labbra) Scirpoli…’. Le parole della donna infuriavano di più Quitadamo che accusava Scirpoli di averlo danneggiato, evidentemente riferendosi alla mancata ricettazione di alcuni gioielli, nonché con la sua amicizia con il giudice e con la candidatura della sorella al comune ‘perché non vuole niente a che fare?…. Lui non vuole niente a che fare???… Lui non vuole niente a che fare, dopo quello che mi ha combinato!?!?. Chi te lo ha detto?… Lucia te lo ha detto?… Lucia te lo ha detto?… Alla faccia del cazzo!… Il giudice con chi è che sta così? (unisce i due indici delle mani ad indicare una stretta amicizia)… E lo so che hai ragione… com’è non avevi ragione… Ha rovinato un paese!!! Ha messo la sorella candidata… ha rovinato un paese quel bastardo di merda! Ha rovinato un paese! Teneva ragione… In questo contesto Quitadamo indicava in Francesco Notarangelo alias ‘Natale’ l’unica persona che non gli aveva girato le spalle… ‘l’unica persona che non mi ha mai girato le spalle, mamma te lo giuro, è stato Natale’…“.

(Nella foto, Libera Scirpoli, Gianni Rotice, Francesco Scirpoli, il prefetto di Foggia Carmine Esposito e i pentiti Antonio Quitadamo e Danilo Della Malva; sullo sfondo, il delitto Gentile a Mattinata)

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