Mafia, il summit dei due super boss in un ristorante di Manfredonia. Il locale fece sparire i video dell’incontro

Il vertice tra Rocco Moretti e Mario Luciano Romito, i piani del capoclan foggiano e la strage di San Marco in Lamis. Ecco chi voleva la morte del pregiudicato manfredoniano

Rocco Moretti incontrò Mario Luciano Romito in un noto ristorante di Manfredonia. Poi avrebbero fatto sparire i filmati delle telecamere di videosorveglianza del locale. Emergono nuovi particolari sugli ultimi mesi di vita del boss manfredoniano ucciso il 9 agosto 2017 nella strage di San Marco in Lamis. Durante un breve periodo di libertà, il capoclan si diede appuntamento in un bel locale sipontino con Moretti alias “Il porco”, Mammasantissima della mafia foggiana, storicamente alleato al gruppo di Mario Luciano Romito.

In quel periodo, Moretti avrebbe tenuto vari incontri in giro per la provincia per riorganizzare il business della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza, in affari con i manfredoniani (oggi guidati da Matteo Lombardi), con il gruppo dei mattinatesi facente capo a Francesco Scirpoli, con i viestani del clan Raduano, con i sanseveresi Testa-La Piccirella e con il clan Gaeta di Orta Nova. Moretti, approfittando anche lui di un breve periodo di libertà, avrebbe organizzato alcuni summit con le persone a lui più vicine allo scopo di riprendere il controllo criminale della provincia di Foggia, in particolare tra Gargano, Manfredonia e San Severo. Tra i suoi obiettivi anche quello di raggiungere una tregua con i foggiani Francavilla.

Una strage per far “contenti” tutti

Riguardo all’incontro con Romito, come detto, non ci sarebbe più traccia in quanto i due boss avrebbero ottenuto la rimozione dei filmati dal sistema di videosorveglianza. Non è chiaro se l’intento di Moretti fosse davvero quello di potenziare l’alleanza con il manfredoniano che negli ambienti malavitosi veniva visto come “un morto che cammina”, un uomo da eliminare per l’ormai noto tradimento di Orti Frenti quando insieme al fratello Franco fece piazzare dai carabinieri delle cimici nella masseria per incastrare i montanari Li Bergolis, diventati troppo ingombranti a Manfredonia.

Il destino di Romito era dunque segnato: quel giorno di agosto, vicino alla stazione di San Marco in Lamis, l’uomo sarebbe finito in una trappola. Alcuni dei suoi uomini più fidati gli avrebbero fatto credere che c’era l’intenzione di coinvolgerlo nell’assalto ad un blindato, specialità del clan e grande “passione” di Romito. Dunque il boss si sarebbe recato da un suo fedelissimo a San Marco (uomo di Moretti) per definire il piano, ma si trovò al centro di un’imboscata e venne ucciso insieme al cognato Matteo De Palma e ai due contadini Luciani che, stando alla ricostruzione di un pentito, non erano del tutto estranei alla vicenda.

Attraverso la strage di San Marco in Lamis sarebbero state appianate numerose questioni: innanzitutto la sete di vendetta del clan Li Bergolis-Miucci-Lombardone, poi quella dei foggiani Francavilla convinti che dietro la morte di Mario Francavilla nel lontano 1998 ci sarebbe stato un gruppo composto da foggiani e manfredoniani, infine, la volontà degli alleati del boss di liberarsi del proprio capo, una personalità ritenuta ormai scomoda negli assetti dell’organizzazione. (In alto, Moretti e Romito; a destra, la strage di San Marco; sullo sfondo, Manfredonia)

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