Mafia, strage San Marco. Pentito getta ombre sui Luciani: “Francavilla mi disse che mantenevano le armi a Romito”

Clamorose rivelazioni del collaboratore di giustizia Romano che alla DDA ha riferito quanto appreso dal boss foggiano Emiliano Francavilla, alleato dei Li Bergolis-Miucci-Lombardone e storico rivale dei manfredoniani

Hanno del clamoroso le rivelazioni di un pentito di mafia sulla strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017. Quel giorno un commando armato uccise il boss di Manfredonia, Mario Luciano Romito, il cognato Matteo De Palma e i contadini del posto, Aurelio e Luigi Luciani, questi ultimi indicati fin da subito come testimoni involontari dell’agguato mafioso e ai quali è stato dedicato un monumento. Fu una mattanza, eseguita da killer ignoti davanti alla vecchia stazione dismessa del piccolo paese garganico. Finora l’unico colpevole, condannato in primo grado all’ergastolo, è il basista Giovanni Caterino, 42enne manfredoniano, vicino al clan Li Bergolis-Miucci-Lombardone rivale storico del gruppo di Mario Luciano Romito.

Oggi l’Immediato, in esclusiva assoluta, riporta alcuni stralci dell’interrogatorio effettuato dal pm della DDA di Bari, Ettore Cardinali al collaboratore di giustizia Andrea Romano, capobastone della criminalità di Brindisi che getterebbe ombre sui contadini sammarchesi. Ma andiamo per ordine: Romano ha riferito agli inquirenti quanto appreso in carcere dai pregiudicati Liberantonio Azzarone, elemento apicale del clan Raduano di Vieste e soprattutto Emiliano Francavilla, boss foggiano del clan Sinesi-Francavilla alleato di vecchia data dei Li Bergolis-Miucci-Lombardone. “Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Romano Andrea – scrivono gli inquirenti -, raffigurano un quadro del tutto coerente con le risultanze dell’odierno procedimento penale (indagini sul clan Romito-Ricucci-Lombardi, ndr)”.

Ecco allora gli stralci del lungo interrogatorio – oltre 100 pagine – svolto a Bari alcuni mesi fa negli uffici della Procura Antimafia. A tu per tu il pm Ettore Cardinali, magistrato che da tempo contrasta la mafia garganica e il pentito Andrea Romano.

Pm Cardinali: “Uhm! Ma sull’omicidio questo qua, il quadruplice, quello di Romito, quindi i mandanti…”.

Indagato Romano A.: “Mi ricordo che due persone… mi ricordo che due persone che dicevano che non c’entravano niente, e mi disse Francavilla, disse: ‘Com’è che non c’entrano niente – disse -, gli mantenevano le armi – mi dice -. E quando Romito stava andando in campagna per prendere le armi – dice -, fu fatta lì per lì l’esecuzione. Tanto vero che entrarono con la macchina in campagna’. Me ne parlò di questo omicidio, si. E li trivellarono di colpi, si”.

Incalzato dal magistrato, Romano ha spiegato che Francavilla gli parlava dell’omicidio Romito e del fatto “che non erano più in buoni rapporti e comunque sia c’era anche la mano loro. Perché il Romito da tempo, non so, era uscito da breve dal carcere – testuali parole del pentito -, aveva voluto di nuovo riprendere comunque sia attività mafiose e comunque sia ha voluto toglierselo di mezzo. Mi ha elencato vari omicidi, dottore”.

La strage di San Marco; nel riquadro, Mario Luciano Romito ed Emiliano Francavilla

Cardinali: “Ma là… tu sai se qualcuno è stato arrestato per quel quadruplice omicidio?” Romano: “Si, mi parlarono… mi parlarono che uno parlò nella macchina, parlò, parlò nella macchina, sotto una telecamera”. Si riferisce, verosimilmente, al basista Caterino immortalato dalla videosorveglianza mentre pedinava il maggiolone di Romito.

“Erano proprio contrasti e a suo dire anche lui sapeva qualcosa della morte del padre“. Stando alla ricostruzione del pentito, Francavilla era convinto che Romito sapesse qualcosa sull’omicidio di Mario Francavilla detto “Il nero” (papà di Emiliano, Antonello e Dina Francavilla), ucciso a Foggia nel lontano 1998.

Cardinali: “Chi è che gliene ha parlato di questo quadruplice omicidio?”. Romano: “Azzarone me ne ne parlò nel carcere di Voghera e Francavilla a Tolmezzo anche. Perché praticamente quando ebbi il discorso di Liberantonio Azzarone, di Matteo Lombardi, di Pasquale Ricucci (tutti alleati di Romito, ndr) cioè Francavilla se ne andò proprio in fumo, cioè non… Francavilla era proprio… accecato proprio di odio nei loro confronti. Cioè… comunque sia Francavilla l’intento suo è ammazzare proprio il clan – diciamo – avversario, i contrasti che c’ha perché Lombardi e Ricucci sono contrasti di Li Bergolis”.

“Loro stanno cercando di eliminare tutti… tutti coloro che possono diciamo intralciare questo percorso, diciamo di malavita che stanno facendo, per avere la strada spianata e per prendersi comunque sia tutto il potere loro, tutte le piazze di spaccio, le estorsioni, tutti gli affari illeciti, attività commerciali diciamo”.

Nei riquadri, gli estratti dei verbali dell’interrogatorio al pentito; sullo sfondo, l’auto di Mario Romito mentre si recava a San Marco

Infine, tornando al presunto ruolo dei Luciani, il pm della DDA ha chiesto ancora lumi all’interrogato. Cardinali: “Rimaniamo su questo fatto del quadruplice omicidio. Quindi ha detto che quelle due persone mantenevano le armi a Romito”. Romano: “Si, nelle campagne”. Cardinali: “Nelle campagne, che stava andando a prendersi quindi le…”. Romano: “Si, lo ammazzarono sul Maggiolone, se non vado male… e gli altri sul furgoncino li ammazzarono, che erano campagnoli…”. Cardinali: “Eh”. Romano: “Le altre due persone”.

Questione ribadita in ulteriori carte giudiziarie relative alle indagini sulla mafia garganica: “Domanda: è a conoscenza di un quadruplice omicidio avvenuto in Provincia di Foggia? Risposta: di questo evento ne avevo parlato con Francavilla Emiliano a Tolmezzo. Azzarone mi ha detto che fu arrestata una persona, che l’avevano preso perché parlava in una macchina e perché poi era stata ripresa da una telecamera. Francavilla mi parlò di questo quadruplice omicidio, che era successo in campagna è che li avevano crivellati di colpi. Le due persone che furono uccise mantenevano le armi per i Romito, che stavano andando a prenderle. Se non sbaglio due sono state uccise in un maggiolone, e altre due in un furgoncino. Francavilla mi ha detto che i Romito erano in contrasto con i Francavilla-Sinesi, ma invece alleati con Raduano e con Moretti-Pellegrino-Lanza. Francavilla mi parlò anche di tantissimi omicidi che erano successi a Foggia e anche sul Gargano”.

Il procuratore Rossi: “I Luciani sono e rimangono Vittime innocenti di mafia”

Sulla vicenda, il procuratore capo della DDA di Bari, Roberto Rossi ha divulgato una breve nota: “In ordine alle notizie oggi pubblicate – fa sapere -, in relazione al quadruplice omicidio avvenuto in San Marco in Lamis il 9 agosto del 2017, la Procura distrettuale di Bari riafferma che, dagli elementi emersi nel processo, Luigi e Aurelio Luciani sono e rimangono Vittime innocenti di mafia”.

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