“Da anni denuncia mafia foggiana e mala politica, Procura gli sequestra cellulare”. Il caso sul “Fatto Quotidiano”

La vicenda del direttore de l’Immediato che pubblicò – come tutte le testate locali e nazionali – il video dell’omicidio di Scrocco, ripreso sulle testate locali e nazionali

“È accusato di ricettazione Francesco Pesante, giornalista e direttore de “l’Immediato”, quotidiano online di Foggia che da anni denuncia gli affari tra la mafia foggiana e la mala politica”. Inizia così l’articolo de “Il Fatto Quotidiano” sul caso del sequestro del telefono al cronista della testata web foggiana. “La procura dauna – si legge ancora – ha sequestrato il telefonino di Pesante dopo la pubblicazione di un video che immortalava un omicidio. Il legale del giornalista, l’avvocato Michele Vaira ha immediatamente presentato istanza di dissequestro e archiviazione delle accuse sottolineando che il video era già virale prima della pubblicazione sul sito e contestando alla procura di aver agito senza offrire al giornalista la possibilità di far valere la possibilità di tutelare le fonti come garantito dalla costituzione”.

La vicenda è stata pubblicata inizialmente dall’agenzia Ansa e ripresa su varie testate locali e nazionali. Numerosi gli attestati di stima e solidarietà giunti al direttore de “l’Immediato”In una nota, Assostampa Puglia e Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana) “denunciano con forza la pratica, tanto più inaccettabile quanto ormai diffusa, di sequestrare gli strumenti di lavoro dei giornalisti per risalire alle loro fonti, in contrasto con il segreto professionale e in violazione delle numerose sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo. L’ennesimo caso che ha visto protagonista Francesco Pesante ripropone l’urgenza di un intervento normativo a tutela delle fonti giornalistiche e del segreto professionale, essenza stessa del giornalismo”.

Il sindacato, conclude la nota, “sosterrà tutte le iniziative che il collega deciderà di intraprendere a difesa del proprio lavoro e del diritto di cronaca, che azioni come questa mettono in pericolo insieme con il diritto dei cittadini ad essere informati”.

Così, invece, “Articolo 21”, associazione presieduta da Paolo Borrometi che riunisce esponenti del mondo della comunicazione, della cultura e dello spettacolo; giornalisti, giuristi, economisti che si propongono di promuovere il principio della libertà di manifestazione del pensiero (oggetto dell’Articolo 21 della Costituzione italiana da cui il nome): “Colpisce la sensibilità collettiva, non solo professionale, che – nella provincia italiana che, secondo i dati del Viminale, si classifica al primo posto per estorsioni e al secondo per omicidi perpetrati e tentati – l’attenzione della magistratura si rivolga all’attività civile dei giornalisti che cercano, a proprio rischio, di offrire una testimonianza civile”.



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