Mafia Foggia, bomba sull’omicidio Panunzio: “Fu ucciso da Trisciuoglio, non da Delli Carri”. La confessione del pentito

Il nuovo collaboratore di giustizia Patrizio Villani, killer di fiducia della batteria Sinesi-Francavilla, rilascia agli inquirenti una dichiarazione choc sull’assassinio dell’imprenditore edile

Una notizia destinata a sconvolgere la storia criminale di Foggia: Giovanni Panunzio non sarebbe stato ammazzato da Donato Delli Carri ma da Federico Trisciuoglio. A fornire questa versione agli inquirenti è Patrizio Villani, 45enne di San Marco in Lamis, killer della batteria Sinesi-Francavilla, condannato in via definitiva a 30 anni di reclusione per l’omicidio del 21enne Roberto Tizzano nel bar H24 di Foggia. Da inizio maggio, Villani ha intrapreso un percorso di collaborazione con la giustizia: ennesimo pentito garganico nel giro di pochi mesi. L’uomo è stato per anni un fedelissimo della mafia foggiana, a disposizione delle batterie per azioni omicidiarie.

Nei verbali del suo interrogatorio si affrontano numerose questioni, prima fra tutte l’omicidio di Giovanni Panunzio, l’imprenditore edile ucciso dalla mafia il 6 novembre 1992. La ricostruzione di Villani è spiazzante, ma non negli ambienti della malavita locale dove la notizia sarebbe sempre stata nota. All’epoca le batterie foggiane intendevano potenziare il racket in città, a cominciare da imprenditori edili come Panunzio: fu così che i boss decisero di spaventare il costruttore per costringerlo a versare il pizzo. Federico Trisciuoglio alias “Enrichetto lo Zoppo”, 69 anni, attualmente al 41bis, avrebbe agito da solo mentre Delli Carri, indicato come l’assassino dal testimone di giustizia Mario Nero, avrebbe avuto un ruolo del tutto marginale. La versione di Villani sarebbe avvalorata da un altro collaboratore di giustizia, un calabrese che condivise la cella con il boss Roberto Sinesi, zio di Delli Carri.

L’omicidio del costruttore avrebbe scatenato l’odio atavico tra le famiglie Sinesi e Trisciuoglio, da 30 anni in contrapposizione, fatto salvo qualche raro momento di “pax criminale”. Quel 6 novembre 1992 Trisciuoglio avrebbe dunque agito autonomamente, contravvenendo ai piani iniziali e uccidendo Panunzio. Poi sarebbe scampato all’arresto, forse godendo di rapporti privilegiati con pezzi deviati dello Stato, una prerogativa della batteria in questione. Dal canto suo Delli Carri, rispettando il “codice d’onore mafioso”, non avrebbe mai parlato, scontando 27 anni di galera nell’omertà più assoluta.

Patrizio Villani sarà sentito nelle prossime udienze del processo alla mafia foggiana “Decimabis”, maxi operazione che portò all’arresto di oltre 40 persone tra boss e picciotti della criminalità organizzata locale. Appuntamento nell’aula bunker di Bitonto. (In alto, Panunzio, Villani, Trisciuoglio, Delli Carri e Nero; sullo sfondo, l’auto dell’imprenditore crivellata di colpi)

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