1 maggio 1986, la data che cambiò per sempre la storia criminale di Foggia. 36 anni dalla strage del Bacardi

La mattanza nel circolo privato segnò l’ascesa della mafia foggiana e la fine del clan Laviano, riferimento in città della Sacra Corona Unita

36 anni dalla strage del Bacardi. Era la notte del primo maggio 1986 quando in un circolo privato di piazza Mercato (il Bacardi) vennero ammazzate quattro persone, tre foggiani e una donna di Terlizzi. Restò invece ferito un uomo di San Ferdinando di Puglia, principale obiettivo dei sicari. Quella strage di mafia, che la Cassazione rubricò a quadruplice omicidio, mise fine al progetto di espansione in Capitanata della Sacra Corona Unita.

All’epoca c’erano il clan Rizzi-Moretti, guidato dai boss Giosuè Rizzi detto “Il Papa di Foggia” e Rocco Moretti alias “Il porco” e il clan Laviano, riferimento in città della Scu. I Laviano vennero letteralmente sterminati tra il 1986 e il 1989: 8 omicidi, un tentato omicidio, una vittima di lupara bianca: Giuseppe “Pinuccio” Laviano, rapito, ammazzato e mai restituito ai propri cari. Per la morte di Laviano fu condannato all’ergastolo Franco Vitagliani detto “A sciuccarell”,  che per aver salva la vita dal clan rivale, tradì l’amico Laviano, andando a prenderlo a casa in auto per accompagnarlo in stazione a San Severo: l’ordine era di consegnarlo vivo a chi voleva torturarlo e ammazzarlo, lui invece per risparmiare le torture all’amico lo uccise sparandogli al capo. Laviano intendeva lasciare Foggia, ormai messo all’angolo da Rizzi e soci. Ma i boss lo volevano morto.

Giosuè Rizzi

Inizialmente, per l’omicidio di Laviano fu accusato anche il boss Moretti, ritenuto tra i mandanti ma il capomafia venne assolto. Secondo una ricostruzione dell’epoca, mai dimostrata, Moretti mostrò ai suoi sodali la foto della testa mozzata di Laviano, come fosse un trofeo.

Ma torniamo a quella notte al Bacardi quando alcuni killer fecero irruzione nel circolo di piazza Mercato e trucidarono quattro persone: Giovanni Rollo, Pompeo Rosario Corvino e Pietro Piserchia, tutti di Foggia e Antonietta Cassanelli di Terlizzi, quest’ultima compagna del boss della droga di San Ferdinando di Puglia, Gennaro Manco che restò ferito. Una mattanza per mandare un segnale chiaro a tutti, “a Foggia comando io”, ovvero Giosuè Rizzi, che per questa strage venne condannato a 29 anni di carcere con l’accusa di esserne stato il mandante. Assolto Rocco Moretti.

Rizzi finì in cella il 17 febbraio dell’88 quando fu arrestato per tentata estorsione ai danni del titolare della discoteca “Metropoli”, vicenda per la quale venne poi assolto in appello. Ma nel frattempo – giugno ‘88 – gli fu notificato in carcere il mandato di cattura per la strage del Bacardi. A quella condanna si aggiunsero quelle nei processi “Panunzio” e “Day Before”. Il fine pena era inizialmente previsto per il 2018, ma nel 2010 venne scarcerato per indulto e buona condotta. Tornò a vivere nella sua abitazione di piazza Mercato, a pochi passi dal circolo della strage ormai chiuso; si diede alla pittura, ma forse studiava anche un modo per tornare protagonista nella scena criminale. Qualcuno glielo impedì, uccidendolo il 10 gennaio 2012 in via Napoli. (In alto, Pompeo Corvino e Pietro Piserchia; Sotto, Giovanni Rollo e Antonietta Cassanelli; sullo sfondo, piazza Mercato)

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