Mafia, il “pistolero” di Capodanno tra gli arrestati per estorsione. Con i soldi del pizzo doveva pagare gli avvocati del clan

In cella Giuseppe Perdonò detto “Scarafone”, uomo della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza. Presi anche Carella e Bernardo. Vittima il titolare di un autolavaggio e piccolo rivenditore di auto

C’è anche il 34enne Giuseppe Perdonò detto “Scarafone” tra i tre arrestati di oggi per la tentata estorsione ad un imprenditore locale. La Polizia di Stato ha eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto a carico di tre uomini, gli altri due sono Andrea Carella e Fabio Bernardo (26 e 31 anni). Si tratta di personaggi noti alle forze dell’ordine, soprattutto Perdonò, ritenuto contiguo alla batteria Moretti-Pellegrino-Lanza della “Società Foggiana”. Il provvedimento di fermo è stato emesso dalla DDA di Bari sulla base di gravi indizi di colpevolezza (accertamento compiuto nella fase delle indagini preliminari che necessita della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa). I tre sono accusati di tentata estorsione, danneggiamento, detenzione e porto di pistola, tutti aggravati dal metodo mafioso. Vittima il titolare di un autolavaggio e piccolo rivenditore di auto.

Nelle carte del fermo, gli inquirenti evidenziano la contiguità degli arrestati con Rocco Moretti junior, figlio del boss Pasquale e nipote del Mammasantissima Rocco detto “Il porco”. Giuseppe Perdonò è inoltre nipote di Massimo detto “Massimino” Perdonò, uomo di vertice della stessa batteria.

Perdonò è un volto noto agli inquirenti. Fu arrestato nel 2020 in “Decimabis”, maxi operazione contro la mafia foggiana: era accusato di di aver riscosso il provento delle estorsioni agli ambulanti del mercato cittadino di Foggia per conto della batteria mafiosa di appartenenza. Ma Perdonò finì sulle cronache anche per altre vicende, come il video della sparatoria del Capodanno 2021 quando augurò “buon anno a tutta la malavita di Foggia“. Più di recente è stato arrestato per l’assalto ad un bancomat nel Nord Italia.

Le relazioni con i Moretti

“Bernardo – riportano le carte degli inquirenti – è colui il quale in data 24 maggio 2021 ha individuato e sabotato una telecamera installata da personale dipendente nelle adiacenze dell’abitazione del latitante Savino Ariostini, elemento di spicco della batteria Moretti-Pellegrino-Lanza”. Carella, invece, viene indicato come “intimo amico di Pasquale Moretti, classe 1977, vertice indiscusso” della batteria in questione.

Stando all’inchiesta, “Carella e Bernardo si recarono presso l’abitazione della vittima al fine di minacciarla, tentando di farla parlare al telefono tramite una video-chiamata con una persona che a loro dire era Rocco Moretti junior (attualmente detenuto)”.

L’imprenditore riferì, inoltre, “che qualche giorno prima dell’incontro con Carella e Bernardo, quest’ultimo lo aveva avvicinato per comunicargli che Perdonò voleva parlargli”. La vittima si rifiutò “e riferì a Bernardo di farsi lui portavoce di quanto desiderava Perdonò”. Successivamente Bernardo tornò dall’imprenditore “con un biglietto in cui era scritta la cifra 2500 euro“. La vittima ne chiese il significato e Bernardo spiegò che era il denaro da “consegnare a titolo estorsivo”.

“Dobbiamo pagare gli avvocati, capito?”

L’imprenditore riferì ad un suo interlocutore “che nell’occasione del tentativo estorsivo perpetrato da Bernardo e Carella (“avanti la casa… ha detto i soldi?”) al fine di reperire i soldi per il sostentamento dei sodali e il pagamento degli avvocati (“dobbiamo pagare gli avvocati…capito?”), quest’ultimo avviò una videochiamata  proprio con Rocco Moretti jr. (“ha detto… devo dare una risposta a quello… io gli ho detto i soldi li devo unire… non li ho ora i soldi… gli hai fatto la videochiamata a quello… ma se lui è in carcere non è per colpa mia… mica ti ho fatto arrestare io… lui mi ha detto vedi tu cosa devi fare?”) riferendo che gli avrebbe dovuto comunicare la risposta dell’imprenditore alla pretesa (“devo dare una risposta a quello”)“.

Un quadro gravemente indiziario è stato acquisito anche in relazione all’atto intimidatorio ai danni dello stesso imprenditore da parte dei tre indagati, i quali, il 16 febbraio scorso, in seguito al mancato versamento della somma di denaro pretesa, avrebbero esploso diversi colpi d’arma da fuoco all’indirizzo del box di pertinenza dell’abitazione di quest’ultimo. Circostanza, questa, opportunamente riscontrata dal sopralluogo della polizia, nel corso del quale sono state rinvenute tre ogive calibro 7.65 e due bossoli. Le immediate perquisizioni effettuate dalla squadra mobile hanno consentito di rinvenire due cartucce inesplose, dello stesso calibro di quelle utilizzate per compiere l’atto intimidatorio, all’interno di una autovettura riconducibile ad uno degli indagati e fittiziamente intestata a terzi.

Il giudice per le indagini preliminari di Foggia ha convalidato i fermi nei confronti di tutti e tre gli indagati. L’accertamento riguarda fatti accaduti in un periodo in cui la città di Foggia veniva colpita da una serie di attentati intimidatori. Si tratta della seconda operazione relativa a tali fatti: la prima è stata portata a termine il 17 febbraio scorso nei confronti di Federico Russo e del figlio Leonardo, ritenuti autori dell’attentato in danno dell’attività commerciale “Poseidon”.

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