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Home - Omnia Nostra, “Tarzan” si pente e fa i nomi della mafia garganica. “Lombardi il grande capo. Il figlio picchiava tutti”

Omnia Nostra, “Tarzan” si pente e fa i nomi della mafia garganica. “Lombardi il grande capo. Il figlio picchiava tutti”

Di Francesco Pesante
25 Marzo 2022
in Inchieste
da sinistra, Matteo Lombardi, Michele Lombardi e Pietro La Torre

da sinistra, Matteo Lombardi, Michele Lombardi e Pietro La Torre

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Si allarga la schiera dei collaboratori di giustizia in provincia di Foggia. Ultimo in ordine di tempo, Antonio La Selva, 40enne manfredoniano detto “Tarzan”, commerciante ittico, arrestato a dicembre 2021 nella maxi operazione antimafia “Omnia Nostra”. Interrogato lo scorso febbraio dal pm della DDA, Ettore Cardinali, l’uomo ha fornito informazioni di rilievo sul mondo della malavita garganica.

“Pasquale Ricucci, Matteo Lombardi e Pietro La Torre erano un’unica cosa”, ha spiegato La Selva, indicando i tre pregiudicati come il “trio della meraviglia”. Erano loro al vertice dell’organizzazione stando alle parole di “Tarzan”. Ciò emerge anche dalle carte di “Omnia Nostra” che descrivono, con dovizia di particolari, il controllo del clan sulla marineria di Manfredonia con i pescatori costretti a conferire il pesce, a prezzi stracciati, alle attività commerciali gestite da Lombardi e soci. Una sorta di tassa: “3000, 1500, 1000, poi queste cose bene non me le ricordo; però ogni anno erano 24mila euro, a parte tutti i pesci che si prendevano”. Matteo Lombardi alias “A’ Carpnese”, 52 anni, viene definito dal collaboratore di giustizia La Selva “il grande capo”, ovvero colui che avrebbe tenuto le fila del gruppo criminale.

“Ho deciso di collaborare con la giustizia perché sono una persona perbene – ha spiegato “Tarzan” agli inquirenti -, ho sempre lavorato e da queste persone sono sempre stato sottomesso, minacciato”. Il pm Cardinali: “Quali persone?”. La Selva: “Allora, Pasquale Ricucci, Matteo Lombardi, Michele Lombardi, Pietro La Torre, Mario Scarabino, Giuseppe Impagnatiello. Altri nomi non mi vengono in mente ora”.

“Mi costringevano a pagargli dei soldi ogni mese, ogni anno. In più ogni giorno, un giorno sì, un giorno no, venivano in azienda e si prendevano il pesce gratis. Alle feste arrivavamo anche a fare 7-8 mila, 10mila euro di pesce da regalare a loro e non ce lo pagavano. In più a Scarabino mi venne imposto di tenerlo a lavorare e non lavorava e percepiva stipendio”. Stando alla ricostruzione di La Selva, Scarabino incassava 1500 euro al mese senza far nulla. “Ricucci mi disse: ‘O fai sta cosa o stanotte ti incendio tutto’“.

La Selva si è trovato ben presto in un giro più grande di lui, ma incapace di denunciare i propri aguzzini. Stritolato dai tentacoli della mafia garganica. In “Omnia Nostra”, il 40enne pescivendolo viene definito “storicamente estraneo alla criminalità organizzata”, ma avrebbe “instaurato un rapporto di natura associativa con gli esponenti del sodalizio”. La società che gestiva, la “Primo Pesca”, ritrovo dei boss nella sede di Macchia a Monte Sant’Angelo, compare in molte foto scattate dagli investigatori ed è ritenuta dagli inquirenti un’impresa entrata “nell’orbita del sistema mafioso”, “condizionata dalla sua forza di intimidazione e dai suoi progetti”.

Incontro davanti alla “Primo Pesca”; foto tratta dall’ordinanza “Omnia Nostra”

La Selva si è soffermato sulla figura del 31enne Michele Lombardi detto “U’ Cumparill”, capace di intimidire l’intera marineria sipontina, costretta a sottostare alle sue richieste, conferendo pesci e frutti di mare esclusivamente presso la pescheria “Marittica”, controllata dal clan, ma poi colpita da interdittiva antimafia. “Sa quante persone sono state malmenate, spaccate le teste e non l’hanno neanche denunciato. Era figlio di Matteo Lombardi, compare di Pasquale Ricucci, poi aveva il cognato Pietro La Torre. Quei tre insieme erano il trio delle meraviglie. Quando arrivavano al magazzino (dell’azienda Primo Pesca, ndr) io tremavo. Non so se lei li conosce di che persone sto parlando, dottore, di che calibro di persone sto parlando”.

“Omnia Nostra” ha inferto un colpo durissimo al clan, già piegato da alcuni importanti avvenimenti: nel 2019 l’uccisione di Ricucci, poi la condanna in primo grado all’ergastolo per Lombardi, accusato dell’omicidio di Giuseppe Silvestri, membro dei rivali Li Bergolis-Miucci-Lombardone, infine, l’arresto di Pietro La Torre, uomo di fiducia dei due boss. (In alto, da sinistra, Matteo Lombardi, Michele Lombardi e Pietro La Torre; a destra, La Selva; sullo sfondo, un’immagine tratta dal video del blitz “Omnia Nostra”)

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Tags: la selvamafia Garganoomnia nostra
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