Il Comune di Foggia condizionato dai clan, alloggi a famiglie dei boss e assenza di certificati antimafia. I motivi dello scioglimento

La breve nota del Governo: “Il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro Lamorgese ha deliberato l’affidamento a una commissione straordinaria della gestione del Comune di Foggia”

Trapelano le prime motivazioni alla base dello scioglimento per mafia del Comune di Foggia deciso oggi dal Consiglio dei Ministri. Il provvedimento era nell’aria e porterà ad un lungo commissariamento dell’ente. “Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’interno Luciana Lamorgese – si legge nella nota ufficiale del Governo -, ha deliberato l’affidamento a una commissione straordinaria della gestione del Comune di Foggia, già sciolto a seguito delle dimissioni del sindaco”. Per commissione straordinaria si intende quella prevista dall’articolo 143 del testo unico degli enti locali.

Gli alloggi a famiglie dei boss 

Le politiche abitative, in particolare gli alloggi popolari, tra i temi più battuti dai commissari. Tra le questioni, ci sarebbe quella delle case di via La Malfa assegnate in sanatoria a familiari stretti di Roberto Sinesi (foto sopra), boss della “Società Foggiana” detto “Lo zio”, capo indiscusso della batteria Sinesi-Francavilla, attualmente rinchiuso al 41 bis nel carcere di Rebibbia. Risale all’estate 2020 l’assegnazione di alloggio di E.R.P. (edilizia residenziale pubblica) ad una parente stretta del capomafia, già occupante senza titolo dell’abitazione in questione.

I casi Iadarola e Roberto

Ma sarebbero numerose le assegnazioni “sospette”, molte delle quali a favore di famiglie e personaggi contigui ai maggiori clan mafiosi della città, dai Moretti ai Sinesi passando per i Francavilla. Proprio un Francavilla, Leonardo, sarebbe finito nella relazione per presunte “colleganze” con l’ex consigliera comunale Erminia Roberto, componente della IV Commissione consiliare e anche ex assessora alle Politiche sociali. Francavilla è un pluripregiudicato appartenente all’omonima famiglia mafiosa, arrestato da ultimo il 18 giugno 2020 per il reato di estorsione. Sottoposto inoltre alla misura di sorveglianza speciale ed appartenente alla famiglia reggente della batteria “Sinesi-Francavilla”.

In relazione ci sarebbe poi la vicenda che coinvolge l’ex consigliera comunale di Fratelli d’Italia, Liliana Iadarola, ex compagna di Fabio Delli Carri, un uomo comparso spesso in compagnia di politici locali. La figura di Delli Carri non sembra essere di poco conto alla luce del suo coinvolgimento nelle indagini sul bombarolo Antonio Rameta, giovane albanese condannato a 6 anni di carcere per gli attentati mafiosi al pub Poseidon e al centro diurno “Il Sorriso di Stefano”. Per i giudici, Rameta piazzò gli ordigni su ordine della “Società Foggiana”. Negli atti dell’inchiesta spuntò Delli Carri, ex caporal maggiore dell’Esercito, già arrestato nel 2014 per il ‘racket delle mozzarelle’, in quanto accompagnò Rameta a casa, in piena notte, dopo l’esplosione al “Poseidon” di vicolo Ciancarella, nel cuore del centro storico della città.

Delli Carri (il primo da sinistra) con alcuni ex amministratori

Negli atti emersero numerose conversazioni intercettate tra il pregiudicato e la compagna Iadarola. L’uomo chiedeva alla rappresentante di Fratelli d’Italia (sospesa dal partito proprio per questa vicenda) di chiudere un occhio sulla videosorveglianza: “Puoi mettere di no alle telecamere?”, domandò commentando la bozza sulla sicurezza dell’Assessorato alla Legalità. “Hai voglia…”, la risposta di Iadarola.

Assenza di certificati antimafia

Nelle carte ci sarebbe anche la questione dei mancati certificati antimafia chiesti dall’amministrazione comunale ad alcune aziende destinatarie di importanti appalti in città. Società e imprese poi raggiunte da interdittive antimafia. Una circostanza che potrebbe costare l’incandidabilità all’ex sindaco Franco Landella, in carica dal 2014 al 2021, già travolto dallo scandalo delle presunte tangenti a Palazzo di Città.

Insomma, una serie di fatti e circostanze che testimonierebbero una scarsa limpidezza dell’ente comunale, troppo vicina e spesso condizionata da ambienti della criminalità organizzata locale. Elementi cruciali per giungere alla decisione di scioglimento per mafia, provvedimento che esula da condanne penali ma che punisce cattive prassi e, soprattutto, collegamenti pericolosi tra politica e mafia.

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