Mafiosi assunti e stipendiati senza mai lavorare. Lo scandalo “Piazza Pulita” nelle carte della Commissione d’accesso

Comune di Foggia verso lo scioglimento, i commissari tirano fuori anche le infiltrazioni criminali nell’ex Amica, l’azienda che si occupava della gestione dei rifiuti. Fratelli Lanza ancora alla sbarra per quel blitz

Ci sarebbe anche l’operazione “Piazza Pulita” nelle carte della Commissione d’accesso agli atti che in poco più di quattro mesi avrebbe trovato molti collegamenti tra mafia e Comune di Foggia. Oltre alle vicende più recenti, riguardanti i 7 anni di “governo Landella”, i commissari avrebbero scavato anche nel passato, fino all’inchiesta del 2012, quando una raffica di arresti provocò un terremoto in Amica, azienda poi fallita che si occupava della gestione dei rifiuti per conto del Comune. Non sarebbe la prima volta che una commissione d’accesso mette nel mirino fatti precedenti a quelli dell’amministrazione in carica. È già successo a Manfredonia, ma anche a Mattinata dove la relazione antimafia riportò questioni molto lontane nel tempo, sulle quali le giunte successive non misero mai un freno.

Un filone del processo “Piazza Pulita”, inoltre, è ancora in corso e coinvolge i fratelli Mario e Alessandro Lanza, 39 e 42 anni, per gli inquirenti contigui alla batteria mafiosa Sinesi-Francavilla della “Società Foggiana”. Dopo l’annullamento della Corte di Cassazione della condanna a 7 anni di carcere inflitta agli imputati dalla Corte d’Appello di Bari, si sta celebrando nuovamente il processo di secondo grado. Prossima udienza a settembre.

Una telenovela giudiziaria 

Nel 2020, la Cassazione aveva annullato la condanna ai Lanza, entrambi accusati di estorsione aggravata dalla mafiosità ai danni dell’ex “Amica”. Secondo l’impianto accusatorio, la società sarebbe stata costretta a pagare gli stipendi ai due dipendenti, i Lanza appunto, senza che avessero mai lavorato. I due imputati avrebbero persino costretto alcuni dipendenti dell’azienda ad accompagnarli, con l’auto di servizio, a sbrigare commissioni personali. Vicende che, stando ai magistrati, sarebbero aggravate dalla mafiosità in quanto l’Amica sarebbe stata costretta “a mantenere il rapporto lavorativo in atto, nonostante i due imputati non svolgessero alcuna attività”. Inoltre, sotto la “minaccia consistita nell’aver fatto chiaramente intendere che se l’Amica si fosse opposta alle loro pretese, vi sarebbero state ritorsioni personali e familiari nei confronti dei responsabili”. Fatti risalenti al 2009, mentre il blitz “Piazza Pulita” è del 6 aprile 2012.

I Lanza brothers vennero condannati in primo grado a 7 anni e 2 mesi a testa, sentenza del gup del Tribunale di Bari del 2013, poi ci fu l’assoluzione in appello nel 2015ma quest’ultima sentenza venne annullata nel 2017, dopo il ricorso della Procura generale di Bari. Fu dunque celebrato un secondo processo d’appello conclusosi nel 2019 con la condanna dei Lanza a 7 anni e 2 mesi. Verdetto annullato qualche mese dopo in seguito ad un ricorso del collegio difensivo. Insomma, un ping pong infinito.

Federico Trisciuoglio

Le condanne ai Trisciuoglio

Per “Piazza Pulita” sono già stati condannati in via definitiva, il boss Federico Trisciuoglio detto “Enrichetto lo Zoppo” e il figlio Giuseppe; i giudici inflissero ad entrambi la pena di 7 anni e 2 mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso. I Trisciuoglio, ai vertici della batteria omonima, costrinsero l’azienda dei rifiuti a “mantenere in atto il rapporto lavorativo instaurato con Giuseppe Trisciuoglio corrispondendogli stipendi per un importo netto di 66mila euro dal 2006 al giorno dell’arresto nonostante non svolgesse palesemente alcuna attività lavorativa”. (In alto, nei riquadri, Alessandro e Mario Lanza; sullo sfondo la sede di “Amica”; a destra, un’auto dei carabinieri davanti al Comune di Foggia)

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