Le pressioni dei clan sul Foggia nella sentenza “Decima Azione”. Giudice: “Sannella, Di Bari e De Zerbi accettarono supinamente”

Rodolfo Bruno, cassiere dei Moretti, voleva piazzare il figlio Antonio nei satanelli. Pesante “U’ sgarr” premeva per l’ingaggio di Pompilio. Le vicende ricostruite nella sentenza contro la Società

I tentacoli della mafia foggiana anche sul calcio. I boss volevano piazzare i propri ragazzi nel Foggia, a prescindere dalle capacità tecniche. La vicenda è ricostruita nella lunga sentenza del processo di primo grado “Decima Azione”, uno dei più importanti nella storia della malavita locale. Un processo che si è concluso con una raffica di condanne per ben 25 esponenti tra boss e picciotti della “Società Foggiana”. Quasi 3 secoli di carcere comminati agli uomini delle batterie Moretti-Pellegrino-Lanza e Sinesi-Francavilla. Nella lunga lista delle estorsioni anche i Sannella, all’epoca proprietari del club dei satanelli.

“È emerso – si legge nella sentenza firmata dal giudice Giovanni Anglana – che uno dei settori di maggiore interesse della mafia foggiana è rappresentato dalle estorsioni, realizzate a tappeto nei confronti di tutti gli operatori economici operanti nella città di Foggia: dalle agenzie funebri ai gestori di slot machine, passando per gli esercizi commerciali, a grossi imprenditori edili, ai titolari di residenze per anziani, addirittura, ad altri pregiudicati (che subivano richieste estorsive in relazione ai presunti guadagni realizzati con le proprie attività delittuose, ovvero semplicemente per poterle svolgere), per finire alla società calcistica del Foggia, all’epoca militante nel campionato di Lega Pro. Tale circostanza emerge in maniera lapalissiana dagli esiti dell’attività intercettiva. In particolare – si legge ancora -, è emerso che i membri della Società Foggiana hanno imposto alla società sportiva Foggia Calcio la stipulazione di contratti di ingaggio nei confronti di soggetti vicini all’associazione di cui all’art. 416 bis c.p., pur non disponendo di qualità sportive significative. Al riguardo, si osserva che i dirigenti (Di Bari Giuseppe, direttore sportivo) ed allenatori (De Zerbi Roberto) del Foggia Calcio lungi dal denunciare l’accaduto — come dovrebbe fare ogni vittima di estorsione, affidandosi alla forza dello Stato per sradicare fenomeni di mantenimento parassitario come quello attuato e realizzato dagli odierni imputati, potendo contare nel caso del Foggia Calcio anche dell’appoggio della tifoseria foggiana e, più in generale degli sportivi — hanno preferito in maniera pavida accettare supinamente le richieste formulate, abiurando anche a quei valori di lealtà e correttezza sportiva che dovrebbe ispirare la loro condotta”. Parole dure da parte del giudice che poi prosegue: “Così, nel corso del colloquio del 18 novembre 2016 Bruno Rodolfo (cassiere dei Moretti ucciso nel 2018, ndr) affidava alla moglie il compito di riferire a Di Bari Giuseppe di muoversi a mettere sotto contratto il figlio Antonio, aspirante calciatore (“…visto che lui sta dove sta… come ben sapete, mi ha riferito di dirvi di fare il precontratto ad Antonio che io non ce la faccio, tra visite …quello e quell’altro, credo che se lo merita mio marito mi ha detto…”)”.

È inoltre emerso “che i componenti della criminalità foggiana avevano imposto alla società Foggia Calcio l’affiliazione sportiva di persone da loro indicate; è il caso di Pesante Francesco detto “U’ sgarr” (batteria Sinesi-Francavilla, ndr) che compulsava il presidente del Foggia Calcio, Sannella Antonio, per accontentare un suo amico (il Sannella tranquillizzava il Pesante dicendogli che avrebbe fatto sottoscrivere il contratto alla persona raccomandata, sebbene non si comportasse bene; al riguardo il Pesante riferiva che aveva già avuto il via libera dal direttore sportivo Di Bari Giuseppe che avrebbe convinto anche l’allenatore De Zerbi Roberto, indicato il bresciano.

Nel corso dell’intercettazione “Sannella informava il Pesante – riporta la sentenza – che la persona indicata sarebbe andata a fare il ritiro, perché addirittura al mister gli piaceva come giocava. In realtà, grazie alla ramificata attività intercettiva, emergeva che Pompilio Luca (il calciatore ingaggiato su pressione del Pesante dalla società Foggia Calcio) fosse del tutto privo di doti sportive adeguate (‘sulla condizione fisica non è pronto per quei ritmi’), tanto che quello con la società Foggia Calcio (malgrado l’età non certo giovanissima dell’aspirante calciatore, nato nel 1992) è stato il suo primo contratto. Contratto, peraltro, del tutto inutile rispetto alle esigenze del Foggia Calcio, che infatti avrebbe dato in prestito il Pompilio alla squadra del Melfi”.

Per il giudice “è di meridiana evidenza, dunque, che in disparte ogni facile ironia sulla palese inadeguatezza calcistica del Pompilio, il contratto venne stipulato unicamente per le pressioni esercitate dal Pesante, che aveva anche manifestato la sua determinazione al Sannella, al Di Bari Giuseppe ed allo stesso allenatore De Zerbi Roberto, rappresentando loro di avere libero accesso agli spogliatoi, dove li avrebbe raggiunti con intenzioni non certo amichevoli (‘…ma gli ho detto vedi che io vengo giù agli spogliatoi e prendi un sacco di botte, ti do forte’)”. (In alto, in foto, Bruno e Pesante)

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