D’Alba lascia Confindustria Foggia e va con i dissidenti. Zanasi: “Mi spiace si senta estraneo a casa sua”

L’ex presidente si rammarica: “Michele è un valore aggiunto perché rappresenta una impresa importante e vivace”

Michele D’Alba lascia Confindustria Foggia. Solo una settimana fa aveva dichiarato, dopo la fase travagliata dell’elezione del nuovo presidente: “Ora c’è serenità ma chiedo più rispetto per gli imprenditori”. In pochi giorni, il proprietario delle Tre Fiammelle cambia completamente linea. Il segnale, in realtà, lo aveva dato con l’assenza nel giorno della presentazione del nuovo presidente Giancarlo Dimauro. In quella circostanza, addusse a “impegni aziendali”. Evidentemente, non era così. Lo scontro, ora, sembra essersi acuito. L’idea di costruire un nuovo contenitore capace di “rappresentare” le aziende del vecchio gruppo dell’ex presidente Gianni Rotice è l’ulteriore tassello del conflitto.

Si dice “dispiaciuto” Eliseo Zanasi, l’edile che per D’Alba la vera anima dell’organizzazione a Foggia. “Michele è un valore aggiunto perché rappresenta una impresa importante, vivace, che dà occupazione – ha dichiarato il presidente onorario a l’Immediato -, il nostro rapporto arriva da lontano, prima di lui con il papà. Non so cosa sia accaduto negli ultimi giorni, mi spiace si senta estraneo a casa sua, quando vuole può chiamarmi per chiedermi qualsiasi cosa”. Poi, sulla scissione che porterebbe parte del gruppo di Rotice a ricostituirsi altrove (proprio come accadde dopo il passaggio di consegne dell’ultimo mandato ai fedeli di Zanasi), chiosa: “Senza nulla togliere a Confartigianato, Compagnia delle opere e altri, chi è iscritto a Confindustria rappresenta altro, non ci possono essere ripieghi, la leadership è in Confindustria”.

Poi conclude: “A livello locale non esiste nessuna guerra tra persone, se qualcuno vuole personalizzare le cose dovrebbe ricordare le origini e rispettare le regole, io non ce l’ho quasi con nessuno, certamente non con Michele che ribadisco è un valore per il territorio. La questione è culturale, dovremmo partire da lì per poi costruire ogni idea di sviluppo”. (In alto, da sinistra, Rotice, D’Alba e Zanasi)





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