Ascensori rotti e Dpi ambigui, chiesto intervento dei Nas al Policlinico di Foggia. Resta alto il rischio contagio

Documento spedito al Nucleo antisofisticazione e sanità dei carabinieri. Numerose le questioni sollevate dai camici bianchi su presunte inefficienze all’interno del nosocomio del capoluogo

Ascensori difettosi e dispositivi individuali inadeguati per il personale del Policlinico “Riuniti” di Foggia. Sono queste le ragioni alla base dell’esposto inviato ai Nas, Nucleo antisofisticazione e sanità dei carabinieri. La prima denuncia pubblica sui problemi delle vie d’accesso e sull’efficienza dei percorsi Covid in Rianimazione risale al 25 marzo scorso. Poi il caso di medici, operatori e pazienti rimasti bloccati nello stesso impianto (la questione sarà oggetto di interrogazione parlamentare). Infine, le ripetute sollecitazioni sulla idoneità dei sistemi di protezione (mascherine e guanti soprattutto) in dotazione ai reparti.

L’ultima segnalazione riguarda proprio alcune mascherine per gli operatori “in prima linea”. “Sono KN95, quindi ffp2, ma con un non meglio precisato filtro ffp3”, riferiscono. Con ironia amara verrebbe da dire che si tratta di mascherine ffp2,5. “Sembrano di fattura posticcia – aggiungono –, non c’è nemmeno il marchio di provenienza e sono state consegnate in bustine trasparenti anonime”. Il direttore generale, Vitangelo Dattoli, ha sempre sostenuto che “non ci sono mai stati problemi di Dpi”, ma il tema è riemerso dopo il focolaio in Medicina universitaria e gli altri contagi di operatori in diversi altri reparti (tra questi la Medicina ospedaliera). Il sindacato dei medici Anaao per questo ha chiesto chiarimenti all’azienda, sottolineando la “crescente preoccupazione circa il rischio di contagio da Covid-19, in conseguenza dei numerosi casi di infezione che hanno interessato pazienti ed operatori sanitari in diversi reparti”.

“I focolai di contagio dimostrano, se ce ne fosse bisogno, che le caratteristiche epidemiologiche e cliniche dell’infezione sono tali che nessun ‘filtro’ è sufficiente a prevenire il contagio: inevitabilmente, pazienti Covid-positivi potranno continuare ad arrivare anche in reparti (teoricamente) non-Covid, con tutti i rischi del caso. È necessario che tutto il personale sanitario che abbia un rapporto diretto con i pazienti sia dotato di Dispositivi di Protezione Individuale più adeguati di una semplice mascherina chirurgica, poiché soltanto l’utilizzo di idonei DPI (a cominciare dalle maschere filtranti) può evitare che gli operatori si infettino, diventando inconsapevole veicolo di contagio nei confronti dei pazienti e dei propri familiari”.

In una recente intervista ad una tv pugliese, Dattoli ha cercato nuovamente di sedare gli animi, provando a tagliare corto anche sulla questione ascensori, dopo aver annunciato alla nostra testata che non sarebbero più stati utilizzati da questa settimana. “Non c’è più alcun problema con gli ascensori che portano al reparto Covid – ha dichiarato a Trm -, la Rianimazione che veniva servita da questi 3 ascensori ha avuto problemi, certo. Ma avevamo consigliato di usare i due più datati, perché quello nuovo, a volte succede, essendo più sofisticato può avere qualche problema. Questo piccolo incidente si è verificato nel periodo in cui, per alcuni lavori che si dovevano fare a piano terra, l’attività era stata spostata al piano superiore: ora è tutto risolto”.

Non sembrerebbe, però, stando al parere di chi ogni giorno ci lavora in quelle corsie. “In realtà, nel reparto che è servito dagli ascensori e che sarebbe stato chiuso, ci sono 3 reparti aperti – ci viene spiegato -. Nel corpo H, infatti, c’è il primo piano e il secondo piano con una specie di subintensiva, ‘zona grigia’, con gli specializzandi: da dove si deve accedere secondo il management? C’è solo un montacarichi dove a stento entra una barella con un sanitario – tra l’altro pericolosissimo – e un ascensore per i pazienti ambulanti o in carrozzina. L’unico ascensore che prevede l’entrata di un letto idoneo di rianimazione o di degenza è quello che si blocca sempre”, concludono.

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