Il lavanolo pugliese parla foggiano, alla Lavit (con Manutencoop e Bernard) la gara da 187 milioni

Una delle gare d’appalto più complicate della Puglia si è chiusa. Il servizio di lavanolo degli ospedali pugliesi andrà all’Ati Lavit-Bernard-Servizi Ospedalieri. La gara unica, dal valore di 187 milioni di euro in 5 anni  (poco più do 37 milioni l’anno), parlerà pugliese. Anzi, foggiano. Perché un ruolo di rilievo lo avrà la società capofila del raggruppamento, riconducibile al figlio di Michele D’Alba, Lorenzo. Tutto il pacchetto di servizi integrati – noleggio, ricondizionamento, logistica della biancheria e materasseria – di tutti gli ospedali pugliesi verrà gestito dall’associazione temporanea di imprese. Con un ribasso del 17%, la Regione Puglia potrà risparmiare circa 22 milioni di euro.

A convincere la commissione presieduta dall’ex procuratore in pensione, Marco Dinapoli, sarebbe stata la qualità del servizio offerto, non il risparmio secco. In gara, infatti, erano presenti offerte che riducevano la soglia di oltre il 20 per cento. Alla gara hanno partecipato altre tre aziende: la Servizi Italia della provincia di Parma, la Hospital Service della provincia di Chieti e la Adapta Spa della provincia di Roma. I ribassi di queste ultime si sono attestati in una forbice dal 4 al 29 per cento.

“Abbiamo dimostrato di saper fare squadra – spiegano dall’azienda foggiana -, in ogni caso già operavamo in molti ospedali pugliesi. Con l’appalto unico, continueremo ad operare come abbiamo sempre fatto. Se non avessimo vinto questa gara, circa 200 famiglie sarebbero rimaste senza lavoro“. Grazie all’operazione messa a punto con il colosso emiliano Servizi Ospedalieri (Manutencoop, da sempre presente nella sanità pugliese, con diverse sedi sul territorio) e la storica società Bernard (prima lavanderia industriale d’Italia, nata a Napoli nel 1827 e presente in Puglia dal 1927), la Lavit ha consolidato la propria posizione. Negli ultimi tempi, peraltro, ha allargato il suo raggio d’azione in Calabria e Basilicata.

Il maxi appalto, dicevamo, è stato controverso sin dall’inizio. Una delle ditte della prima ora (American Laundry) è stata successivamente colpita da una interdittiva antimafia. Poi lo stop e le diverse richieste di chiarimento della politica regionale all’Anac (Agenzia nazionale anticorruzione) per la definizione dei prezzi dei singoli servizi. “Tutte questioni che erano già chiare da tempo – spiegano dalla Lavit -, le gare da noi erano ferme da 20 anni ed i prezzi non erano mai stati adeguati alle medie del Paese. Inoltre, negli ultimi anni hanno chiuso una decina di lavanderie industriali per problematiche legate proprio alla difficoltà di essere presenti nel mercato a quelle condizioni. Ora l’importo unico di 133 milioni in 5 anni (con eventuale proroga) sembra d’impatto, ma molti dimenticano che fino a poco tempo fa le gare erano gestite dalle singole aziende con una cifra complessiva di certo non inferiore”.





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