Mafia Gargano, la cimice che ha incastrato il boss dei montanari. “Le donne possono essere gioia e rovina di un uomo”

ESCLUSIVO/ L’audio della conversazione sull’arresto del capoclan Franco Li Bergolis. Il basista della strage di San Marco: “I veri uomini se tu vedi… cadono sempre con le femmine”

Conversazioni di mafia in un’autorimessa alle porte di Manfredonia. Al centro delle chiacchierate tra pregiudicati locali, il ruolo delle donne che nella storia della faida garganica si è spesso rivelato centrale per ricostruire le dinamiche criminali. Molto nota Rosa Di Fiore, la pentita che amò due uomini di famiglie rivali in una guerra sanguinaria, quella tra i clan TarantinoCiavarrella di San Nicandro Garganico. Una vicenda ripresa anche da un recente libro sulla malavita del promontorio.

Più criptica l’organizzazione dei montanari, da decenni capeggiata dai Li Bergolis-Miucci. Capi storici i fratelli Franco, Armando e Matteo Li Bergolis, il primo all’ergastolo, gli altri due condannati a 27 anni di reclusione nel processo “Iscaro-Saburo”. I nomi di Franco e Armando riecheggiano anche nelle carte giudiziarie sulla strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017. “Quando esce Armando, quando esce Francesco… ci sarà il bordello”, una delle frasi captate dai carabinieri durante il lavoro d’indagine.

Ma dalle perizie emerge molto altro. Dopo l’audio che evidenzia i rapporti tra il basista della strage Giovanni Caterino, unico imputato per quel fatto di sangue, e l’ex vicesindaco di Manfredonia Salvatore Zingariello, ecco la conversazione che ripercorre le tappe dell’arresto di Franco Li Bergolis, 42enne boss del clan, catturato nel 2010 dopo un lungo periodo di latitanza ed oggi detenuto a Nuoro al 41 bis (carcere duro). Decisiva una cimice. “Caterino asseriva che Li Bergolis – scrivono gli inquirenti – fu arrestato grazie al supporto che la moglie aveva dato alla p.g., portando con se un telecomando con all’interno ‘un qualcosa’ che segnalava i suoi spostamenti”.

In alto, Franco Li Bergolis; sotto, Giovanni Caterino; sullo sfondo, l’arresto del boss

Caterino: “Ma quel fatto là a me… (ndr. allude al fatto che è stato lasciato dalla fidanzata)… mi ha rovinato”

Bergantino: “Che fatto?”

Caterino: “E sapessi… la femmina è una razza bastarda… ricordatelo questo fatto”.

Bergantino: “Seee… lo dici a me…”

Caterino: “Gli uomini… i veri uomini se tu vedi… cadono sempre con le donne… cadono… le femmine… se tu… parla… parla di Manfredonia… Francesco (ndr. Li Bergolis Francesco) come è stato arrestato?”

Bergantino: “Chi Francesco?”

Caterino: “La moglie… le femmine…”

Bergantino: “Chi Francesco?”

Caterino: “Francesco Li Bergolis”

Bergantino: “Ah…”

Caterino: “Cioè io mi devo far dire da persone…”

Bergantino: “Si è lasciato? (ndr. riferito alla separazione di Li Bergolis Franco dalla moglie)”

Caterino: “È normale… si è lasciato… dopo che lo hanno arrestato, dopo un mese… due mesi si era lasciata… dopo quattro, cinque mesi già andava ‘zoccoliando’

Bergantino: “Già teneva il verme…”

Caterino: “Lo ha fatto arrestare lei oh! Teneva il telecomando… là ci sta la dimostrazione, là come si dice l’hanno presa e glielo hanno portato… da Foggia lo hanno portato… inc… e di là lo hanno portato a Monte (ndr. Monte Sant’Angelo), pensa un poco tu… come fai… e lui giustamente in una macchina diversa… dice che teneva un telecomando nella macchina a casa… dove hanno messo il coso… e lui si è accorto pure… quello poi è brutto dire… mia moglie… le femmine possono essere la rovina e la gioia… di una persona…”

Stando alla ricostruzione degli inquirenti, “Caterino – si legge nelle carte giudiziarie – era particolarmente informato sulle dinamiche criminali che vedevano coinvolti personaggi malavitosi legati al clan Li Bergolis”.

Nel processo in corso in Corte d’Assise a Foggia, il presunto basista della strage dovrà difendersi anche dall’accusa di aver favorito il suo clan di appartenenza, oggi retto da Enzo Miucci detto “U’ Criatur”, pro cugino dei fratelli Li Bergolis.

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