Mafia, l’autosalone del summit malavitoso sponsor della festa della Madonna di Mattinata. Il titolare (vicino al clan) in compagnia del “solito” don Luca

Il parroco insieme al pregiudicato Gianluca Ciuffreda, titolare dell’attività che si pubblicizzava in occasione della ricorrenza religiosa. È l’ennesimo caso dopo le foto con astice e champagne

L’autosalone del summit mafioso sponsor sui volantini della festa della Madonna della Luce di Mattinata. Nemmeno il tempo di aprire una sede di “Libera” nella farfalla bianca del Gargano che emergono nuove nubi sulla piccola realtà della Capitanata. Riflettori ancora una volta su don Luca Santoro, il parroco che fu vago sulla mafia durante un’intervista alla nostra testata. Dopo lo scioglimento del Comune per infiltrazioni criminali nel marzo 2018, la comunità sta lentamente ripartendo anche grazie all’impegno dei commissari straordinari. Ma dopo le perplessità sul nuovo referente dell’associazione antimafia (parente di pregiudicati e un tempo vicino a Francesco Pio Gentile alias “Passaguai”, boss ucciso il 21 marzo 2019) ecco che don Luca Santoro si riafferma. Il prelato ha voluto fortemente il presidio di “Libera” ma ha subito sconfessato il suo operato andandosene a braccetto con pregiudicati di rilievo. Tempo addietro era già stato sorpreso in compagnia di un esponente locale dei clan, col quale pranzava beato ad astice e champagne. Adesso il parroco appare insieme ad un altro personaggio di spicco della criminalità garganica, si tratta di Gianluca Ciuffreda, pregiudicato ben noto agli inquirenti per i suoi trascorsi malavitosi. I due compaiono in atteggiamenti amichevoli in alcune foto pubblicate sui social network.

Ciuffreda è titolare di un autosalone che porta il suo nome, “Ciuffreda Auto”: il logo dell’attività commerciale fa bella e solitaria mostra di sé nel programma ufficiale dell’ultima festa della Madonna della Luce a Mattinata, sponsor dell’evento religioso. Ma la concessionaria è soprattutto la stessa nella quale si svolse un summit di mafia raccontato dai carabinieri nelle carte dell’inchiesta sull’omicidio di Giuseppe Silvestri detto “l’Apicanese”, elemento di rilievo del clan Li Bergolis-Miucci, morto ammazzato il 21 marzo 2017 nella sua Monte Sant’Angelo. Per questo episodio furono arrestati Matteo Lombardi, 49enne di Manfredonia detto “A’ Carpnese”, ritenuto a capo del gruppo Lombardi-Ricucci-La Torre (rivale dei Li Bergolis) e Antonio Zino: il primo accusato di essere l’organizzatore ed esecutore dell’agguato, il secondo a processo per favoreggiamento. Secondo gli investigatori i due uomini, per crearsi un alibi, si recarono al nord subito dopo l’omicidio a bordo di un Renault Kangoo intestato proprio a Gianluca Ciuffreda, titolare dell’autosalone di Mattinata e già conosciuto ai carabinieri per precedenti in ambito di armi.

Nel 2009, infatti, durante le indagini su un importante omicidio di mafia, la polizia arrestò Ciuffreda per detenzione di un’arma clandestina. “Da qualche tempo gli investigatori – scrissero all’epoca i giornalisti di Repubblica – avevano appreso che la concessionaria di auto di Mattinata di cui è titolare Ciuffreda avrebbe rappresentato un appoggio logistico dei clan garganici egemoni e che l’uomo potesse detenere armi negli uffici o in casa. Ieri pomeriggio si è potuto procedere a una perquisizione dei luoghi, tutti chiusi ed inaccessibili agli estranei. Nello studio della concessionaria sono state trovate una pistola Beretta modello 98 Fs, calibro 9, con matricola abrasa, con due caricatori, di cui uno inserito nell’arma e 28 proiettili calibro 9×21 (14 per ogni caricatore), un casco integrale, un berretto in lana mentre, nel fieno fuori dalla concessionaria, c’era un coltello a scatto e lama in acciaio. Un coltello a serramanico – concluse Repubblica – con sistema di blocco della lama era addosso a Ciuffreda”.

Il sospetto che l’autosalone fosse ritrovo di malavitosi è confermato dall’inchiesta sull’uccisione dell’Apicanese: interrogatori, accertamenti e le prime dichiarazioni agli inquirenti sia di Lombardi che di Zino incominciarono a far trasparire contraddizioni e lacune, oltre a punti oscuri che ancora oggi rimangono tali per loro ma molto chiari per i pubblici ministeri supportati dai dati tecnici e scientifici.

Il summit nell’autosalone di Ciuffreda e la bugia ai cc

Il 29 marzo 2018 alle ore 12:47, Matteo Lombardi venne sottoposto ad interrogatorio. Circa il rinvenimento del suo DNA sulle cartucce di fucile esplose sul luogo dell’omicidio di Silvestri, l’uomo riferì di essere “un appassionato di caccia – si legge nelle carte giudiziarie – e che spesso accompagnava nelle battute di caccia alcuni suoi amici cacciatori, rifiutandosi però di fornire le generalità di questi asseriti amici cacciatori”. Oltre a ciò Lombardi “riferiva che il giorno dell’omicidio di Silvestri, avvenuto il 21 marzo 2017 a Monte Sant’Angelo, non poteva trovarsi sul luogo dell’omicidio perché era in viaggio con un suo amico, ovvero Zino. Lombardi forniva il numero di utenza cellulare di Zino, al fine di controllare e verificare la veridicità di quanto aveva appena dichiarato circa il viaggio fatto assieme. Il verbale di interrogatorio veniva chiuso alle successive ore 13:58. Nello stesso giorno del 29 marzo 2018 i carabinieri di Manfredonia tentavano di rintracciare Zino al fine di escuterlo, non trovandolo né a casa sua né nei luoghi da lui abitualmente frequentati. Alle 16:13, Zino veniva raggiunto telefonicamente dalla Centrale Operativa del Comando Compagnia Carabinieri di Manfredonia. Invitato a presentarsi in caserma, si presenterà soltanto alle successive ore 17:30, dopo essere stato a Mattinata, accompagnato da Pasquale Murgo, per incontrare Lombardi presso l’autosalone di Ciuffreda (come risulta dalle attività di intercettazione)”.

Quindi, si legge ancora nelle carte dei pm: “Di ritorno da Bari dopo aver sostenuto l’interrogatorio, Lombardi si dirige a Mattinata presso Ciuffreda Auto, ove incontra il suo amico Gianluca Ciuffreda. Preoccupato dell’imminente audizione di Zino, al fine di parlare con questi, senza però lasciare traccia, Lombardi fa contattare Zino da Ciuffreda il quale lo chiama e con una banale scusa lo fa convergere a Mattinata presso l’autosalone (ove si trovano appunto Ciuffreda e Lombardi). Dal tenore delle conversazioni si comprende che Zino non fosse fino ad allora a conoscenza del fatto che a Mattinata avrebbe incontrato Lombardi, apparendo addirittura contrariato di doversi recare lì. Poco dopo, alle ore 16:13, Zino viene contattato telefonicamente dai carabinieri. In quel momento si trova in auto con Murgo e si sta dirigendo a Mattinata presso “Ciuffreda Auto”. Dal tenore delle conversazioni si percepisce una certa preoccupazione sia da parte di Zino che di Murgo, che si rammenta essere presente a Lodi il 21 marzo 2017, dove poi sarebbe stato raggiunto da Lombardi e da Zino. Emblematica è la reazione di Murgo quando Zino gli dice che i carabinieri lo hanno chiamato per farlo andare in caserma per notificargli qualcosa: Murgo suggerisce a Zino di chiamare l’avvocato e chiedergli se ‘deve fare le valigie’ oppure se ‘se ne deve andare’”.

Successivamente: “Qualche minuto dopo, alle ore 16:19 circa, Zino e Murgo giungono presso l’autosalone dove incontreranno Lombardi.

Intercettazione (ore 16.26 del 29 marzo 2018):

MURGO PASQUALE: “…è permesso…?”

CIUFFREDA GIANLUCA: “…avanti…avanti..”

MURGO PASQUALE: “…dammi il documento….dammi il documento…dammi il documento…mannaggia a quel porco…”

LOMBARDI MATTEO: “…vedi che in galera non ti mandiamo…non ti preoccupare…”

ZINO ANTONIO: “…noo…che mi devo preoccupare…in galera…cosa credi, che in galera non sto bene…?!? Mica me ne devo andare da solo…lo sai quanti…(ndr., risate di tutti i presenti)”.

Alle ore 17:30 del medesimo giorno, presso il Comando Carabinieri di Manfredonia fu ascoltato Zino e nel momento che gli venne chiesto se quello stesso giorno “…aveva avuto contatti con Lombardi, Zino risponde di no, e che aveva soltanto provato a contattarlo telefonicamente”.

Lo Zino subito dopo esce dal Comando dei Carabinieri e si incontra con Pasquale Murgo: “In sostanza Zino confida a Murgo di aver mentito ai carabinieri – scrivono i pm – riguardo al fatto di non essersi incontrato con Lombardi prima di essere sentito dai carabinieri di Manfredonia, aggiungendo di “essersela fatta addosso” dalla paura quando gli è stata posta specifica domanda a cui ha mentito. Inoltre Zino parla dell’impossibilità per i carabinieri di poter accertare l’avvenuto incontro tra lui e Lombardi, a Mattinata, presso Ciuffreda Auto, poco prima di essere escusso il pomeriggio del 29 marzo 2018, anche per le particolari precauzioni poste in essere, onde evitare collegamenti diretti tra lui e Lombardi, il quale appunto lo fa contattare da Ciuffreda, nonché l’uso di veicolo con vetri oscurati per non essere visti dall’esterno”.

È da ricordare, infine, che Gianluca Ciuffreda è nipote di Francesco Pio Gentile, ucciso in agguato di mafia lo scorso 21 marzo, ed è fratello di Michele Ciuffreda, quest’ultimo in servizio nei Carabinieri Forestali di Vieste, balzato alle cronache assieme ad altro carabiniere per aver negato l’esistenza della mafia sul Gargano, attaccando e insultando sui social i giornalisti de l’Immediato. Il forestale, per questo episodio, è stato trasferito fuori regione.

La Chiesa locale, uno spaccato quantomeno equivoco 

La vicenda di don Luca rappresenta uno spaccato della chiesa foggiana sempre più equivoco, per usare un eufemismo. Proprio in queste ore il vescovo di Manfredonia, Franco Moscone ha comunicato la sua solidarietà al collega di Cerignola, monsignor Renna tirato in ballo in alcuni articoli scaturiti dalla relazione di scioglimento del Comune ofantino che racconta degli affari tra confraternite della chiesa cerignolana e una ditta in odor di mafia. Una solidarietà quantomeno frettolosa da parte di Moscone, lo stesso che dopo le foto del parroco di Mattinata con l’affiliato del clan disse in piazza “chi tocca don Luca tocca me”, espressione molto lontana dagli insegnamenti evangelici ma più appropriata in altri contesti di cui si parla.

La premiata ditta Moscone-Santoro continua a contare su sparute schiere di commentatori social che hanno sempre negato la mafia a Mattinata (nonostante lo scioglimento e le pronunce della magistratura), attaccando giornali e commissari, addirittura invocando il boicottaggio e il bannare siti scomodi, mentre in paese si continua ad uccidere e negli autosaloni che sponsorizzano la festa patronale si organizzano summit dopo gli omicidi. (In alto, don Luca e Ciuffreda; a destra, la locandina della festa della Madonna con il marchio dello sponsor)

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