Mafia, il vescovo equipara il Gargano al Sudamerica. Ma i suoi preti banchettano con astice e champagne insieme a uomini del clan

Il caso di don Luca Santoro, parroco di Mattinata, comune sciolto per infiltrazioni mafiose. Un anno fa si mostrò vago e retorico sulla presenza della criminalità nel territorio garganico. In alcune foto, appare in compagnia di “Pasqualotto”

Appena insediatosi, ad inizio di quest’anno, il nuovo vescovo dell’Arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, monsignore Franco Moscone, candidamente aveva ammesso di non conoscere la nuova terra cui è stato destinato, ma nel suo saluto di insediamento si era fatto carico, da buon pastore, di tutti i problemi che affliggono il Gargano. 

Neppure il tempo di orientarsi, e ha già assistito sgomento a cruente scene di morti ammazzati per strada – uno ogni tre settimane – e gesti violentissimi, teschi e teste di capretto appesi a porte e finestre, di alto e chiaro valore mafioso come a Monte Sant’Angelo e a Mattinata, oltre alla morte di un valoroso appartenente delle forze dell’ordine a Cagnano Varano, il maresciallo dei carabinieri, Vincenzo Carlo Di Gennaro.

Padre Moscone, come ama farsi chiamare, a tali eventi ha da subito reagito e denunciato, ma soprattutto condannato questo stato di cose, e i suoi strali sono ben impressi nelle cronache attuali oltre che nelle coscienze dei suoi fedeli. “Sembra il Sudamerica”, ha recentemente affermato.

Moscone

Di diverso avviso uno dei preti dell’arcidiocesi guidata da Moscone, don Luca Santoro, parroco di Mattinata, il quale a questa testata, in un’intervista successiva allo scioglimento del Comune per infiltrazioni criminali, alla semplice domanda se ci fosse mafia nel paese garganico, rispose, anzi, non rispose, così: “È una domanda retorica, che mi suona di tanta retoricità“. Poi il presule, sempre senza mai dare una risposta netta e diretta, si abbandonò a constatazioni su tutto il territorio, divagando e ingenerando dubbi: “Ci sono dei fatti, questa è una situazione che coinvolge tutto il territorio garganico, ci sono altre situazioni che lasciano molto sconcertati, ci sono grossi interessi, fanno molto pensare questi fatti“.

Continuando, alla semplice domanda su come mai il sindaco del Comune di Mattinata e gli ex amministratori decaduti negassero la presenza della mafia, aggirandone il termine, anche in servizi trasmessi sui canali tv nazionali, il parroco disse: “Non ho avuto la stessa sensazione, semplicemente sono voluti entrare nel dettaglio e nello specifico”. 

Incalzato sul fatto che la politica dovrebbe anticipare le sentenze e, per eticità, rendersi conto che certe parentele e connessioni potrebbero creare imbarazzi, don Luca dichiarò ancora: “E queste persone che facciamo? Le mettiamo in una campana di vetro!? Le mandiamo all’Asinara? Hanno diritto di cittadinanza!?”. Rintuzzato dalla banale constatazione e nuova domanda del cronista se gli stessi tuttavia potessero ricoprire ruoli di rilievo anche a livello amministrativo-politico locale (praticamente dare le chiavi del paese), il parroco iniziò a balbettare dicendo di non conoscerli bene.

Così argomentando, don Luca Santoro nel parlare dello scioglimento di Mattinata asserì di riflettere sulle questioni, di capire, di pensare, di entrare nello specifico: “Una cosa è il quadro e una cosa le sfumature: bisogna essere un poco attenti”. Ed ancora, credendo di non essere egli stesso retorico: “Come non va bene dire che tutto è mafia, forse non va nemmeno bene dire che non c’è mafia, le sfumature vanno colte e anche la complessità… Ci sono famiglie nelle quali non è detto che siano tutti allo stesso modo, che si fa? Si prende e si isola? Boh, non lo so! I percorsi di crescita mi sembra che siano un po’ diversi”.

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Ma i fatti gli danno torto e soprattutto gli esempi, anche quelli che ciascuno può osservare dalle moderne piazze virtuali, e certo fa riflettere, e purtroppo non a pochi, vedere pubblicate fotografie del presbitero – che dovrebbe tutelare i più deboli e le famiglie vittime di mafia, e che in origine si poneva un quesito importante “Cosa può fare una comunità che vive una situazione come questa?” – mentre banchetta e brinda, seduto a tavola con uomini ritenuti dalle stesso prefetto di Foggia e dalle Istituzioni in generale, legati a clan malavitosi dimostratisi sanguinari e spregiudicati. 

Francesco Ciuffreda detto Pasqualotto con don Luca Santoro

Nell’esclusiva foto (in alto) che l’Immediato pubblica, è ritratto appunto don Luca Santoro insieme a Francesco Ciuffreda detto “Pasqualotto”. I due banchettano a tavola con astice e champagne. Ciuffreda è ben noto agli inquirenti, citato più volte dal prefetto Massimo Mariani nella relazione sullo scioglimento per mafia del Comune di Mattinata. Inoltre, è comparso, più di recente, anche nella sentenza sugli “incandidabili” ed è ritenuto da chi indaga sulla criminalità locale, “pregiudicato vicino al clan egemone sul territorio garganico”, ovvero gli “ex Romito” ora indicati da magistratura e forze dell’ordine col nome Lombardi-Ricucci-La Torre. La foto risale al giugno 2018, successiva allo scioglimento per mafia dell’ente mattinatese.

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“Quelli che riflettono troppo prima di fare un passo, trascorreranno tutta la vita su di un piede solo”, diceva don Pino Puglisi, l’attivissimo prete siciliano ucciso il 15 settembre del 1993 dalla mafia per il suo costante impegno evangelico e sociale contro la mafia, il quale ammoniva tenacemente: “È importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per combattere contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell’uomo per soldi. Non ci si fermi però ai cortei, alle denunce, alle proteste. Tutte queste iniziative hanno valore ma, se ci si ferma a questo livello, sono soltanto parole. E le parole devono essere confermate dai fatti. La Chiesa ha già colpito con la scomunica chi si è macchiato di atroci delitti come i cosiddetti uomini d’onore. Io posso soltanto aggiungere che gli assassini, coloro che vivono e si nutrono di violenza hanno perso la dignità umana. Sono meno che uomini, si degradano da soli, per le loro scelte, al rango di animali”.

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