Mafia, “Libera” inaugura presidio a Mattinata. Il nuovo responsabile è “cugino” del boss ammazzato

Le parentele scomode di Lauriola, eletto per acclamazione nonostante l’ombra di pregiudicati. Per gli stessi motivi lo Stato ha sciolto consigli comunali e commissariato aziende

Neppure il tempo di costituire il presidio antimafia con lettura e approvazione del “Patto” nel salone parrocchiale, che scoppia già un caso. A Mattinata si è insediata “Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”, fondata dal noto sacerdote don Luigi Ciotti.

“Siamo giunti alla costituzione del Presidio a Mattinata, a seguito dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose – recita il comunicato che annuncia il presidio -, dopo un lungo percorso formativo sui temi della legalità voluto fortemente dal nostro parroco don Luca Santoro e da PacificAzione – una rete tra la Parrocchia, le Associazioni e singole persone – con l’intento di creare un argine alla cultura mafiosa, contro l’assuefazione alla convivenza con la criminalità e l’illegalità, per costruire un modo diverso di essere comunità”.

Infatti nella giornata di sabato scorso, alla presenza del vescovo di Manfredonia, Franco Moscone, del prefetto Michele Di Bari, capo del dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, del viceprefetto vicario della Prefettura di Foggia Ernesto Liguori, è stato eletto per acclamazione il primo referente locale Marco Lauriola.

Subito in paese si è sparsa la notizia e molti hanno constatato con incredulità che il nuovo referente contro le mafie è il cugino acquisito del boss Francesco Pio Gentile alias “Rampino” o “Passaguai”, ucciso il 21 marzo scorso (giornata contro le mafie) in un agguato rientrante nella faida tra clan del Gargano. Gentile conviveva, assieme alle sue due figlie minorenni, con Debora Lauriola, cugina del neo referente di Libera.

Non solo, Marco Lauriola è cugino diretto di un finanziere in servizio presso la compagnia Guardia di Finanza di Manfredonia arrestato per reati contro le persone mentre uno zio diretto del giovane referente antimafia è un pluripregiudicato ben noto nella zona per furti, abusi ed altri reati, rimpatriato dalla Germania. Infine, altro zio di Lauriola è stato più volte controllato dalle forze dell’ordine in una sala giochi della zona, la stessa dove irruppero con dei kalashnikov uomini mascherati con l’intento di eliminare proprio Gentile, quest’ultimo assiduo frequentatore del locale insieme a molti altri pregiudicati.

La fortuna che a tale assise non abbia partecipato il prefetto di Foggia, Raffaele Grassi il quale sui rapporti sopra descritti e in vigore della normativa attuale, sta bonificando dalla mafia diversi enti locali. Lo Stato scioglie i comuni ed emette interdittive antimafia proprio alla luce di una fitta rete di parentele scomode che minerebbero la serenità di gestione, gettando ombre su istituzioni che dovrebbero restare limpide e lontane da certe dinamiche, ma lo stesso criterio non è stato perseguito dall’associazione Libera.

E c’è nuovamente alla ribalta don Luca Santoro, il parroco che ai nostri microfoni si mostrò vago sulla mafia, negando il fenomeno ma fu poi sorpreso mentre si faceva fotografare a pranzo con un esponente locale dei clan, insieme a tavola con astice e champagne, prima di convertirsi a professionista della lotta alla mafia. Prossimamente l’Immediato, in esclusiva, documenterà altre circostanze inconvenienti del presule mattinatese sempre più lanciato verso altri traguardi. (In alto, don Luca Santoro e Marco Lauriola; sotto, il cadavere di Gentile; a destra, il prefetto Grassi; in basso, il ministro Lamorgese)





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