Mafia, collegamenti tra due mattanze. Il boss tradito dai suoi: “Queste sono le stesse persone che hanno fatto a quelli là… ma hanno fatto pure a lui”

Una scia di sangue legherebbe le due morti del 20 giugno 2017 ad Apricena al quadruplice omicidio dell’agosto successivo. Le rivelazioni del pentito Magno al pm della DDA, Gatti

Possibili collegamenti tra due mattanze. Trovano ulteriori conferme le anticipazioni pubblicate circa due anni fa da l’Immediato su un presunto legame tra il duplice omicidio del 20 giugno 2017 ad Apricena e la strage di San Marco in Lamis del 9 agosto successivo.

Ad Apricena trovarono la morte i “Mezzo chilo” Antonio Petrella, 54 anni e il nipote Nicola Ferrelli, 40 anni (clan Di Summa-Ferrelli attivo nell’Alto Tavoliere) mentre a San Marco, un commando di tre persone giustiziò Mario Luciano Romito, Matteo De Palma e i contadini Aurelio e Luigi Luciani.

Cosa avrebbero in comune questi due agguati? La sparatoria di Apricena fu immortalata dalle telecamere di un sistema di sorveglianza e il video venne trasmesso anche in Rai. Per i ben informati, i due uomini in azione ricorderebbero personaggi garganici appartenenti a clan della zona. Ed ora ci sono anche le testimonianze del pentito di Manfredonia, Carlo Magno (il reo confesso dell’omicidio Tucci) ad avvalorare tale ipotesi.  

Da sinistra, gli agguati di Apricena e San Marco; nei riquadri, Ferrelli e Romito

“Queste sono le stesse persone che hanno fatto a quelli là… ma hanno fatto pure a lui. Non erano d’accordo su qualcosa… spartizione dei confini tra Foggia, Manfredonia e il Gargano”, così Magno davanti al pm della DDA, Giuseppe Gatti senza però specificare meglio cosa intendesse. Il 62enne sipontino ha riferito al magistrato dell’Antimafia quanto saputo da Saverio Tucci detto “Faccia d’angelo”, uomo del clan Li Bergolis-Miucci che ad Amsterdam raccontò al compaesano di aver preso parte alla strage di San Marco.

Tucci avrebbe spiegato a Magno che gli stessi che uccisero i due di Apricena il 20 giugno, fecero fuori Romito il 9 agosto. O almeno alcuni di loro.

Magno: “Tucci, lui supponeva che le stesse persone che hanno ammazzato a quello hanno ammazzato a lui. Come se Romito avesse mandato ad ammazzare a quei due e come queste persone di San Marco hanno avuto delle discussioni, che ne so, non si mettevano d’accordo. Automaticamente se l’hanno fatto pure a lui. Questo supponeva Tucci”.

Gatti: “Quindi praticamente Tucci riconduceva questa cosa al fatto che non si mettevano d’accordo”.

Magno: “Si, lui mi ha detto, mi ha fatto capire a me che le stesse persone che hanno ammazzato a quello come se erano persone di Romito, e poi automaticamente hanno ammazzato a lui. Diceva ‘si sono girati e si sono fatti pure a lui’”.

Gatti: “Si sono fatti anche a Romito?”

Magno: “A Romito”

Gatti: “E quelle persone erano comunque, facevano parte del gruppo di Romito?”

Magno: “Parte del gruppo di Romito… Questo mi ha detto. Una volta mi ha minacciato, mi ha detto che, se non stavo attento, che lui pensava che io facevo il movimento nel Gargano, che facevo la fine di quei due che hanno ammazzato là, pure quegli altri due che hanno ammazzato lì, ad Apricena”.

In un altro stralcio di interrogatorio, si fa riferimento ad un incontro tenuto da Mario Luciano Romito il giorno prima di morire e che lascerebbe aperta l’ipotesi di un tradimento da parte di alcuni sottoposti nei confronti del boss manfredoniano.

Gatti: “Tucci le ha detto che sapeva che delle persone di San Marco erano state a casa di Romito”.

Magno: “Si, un giorno prima. E che la moglie avrebbe detto che quelle persone non se ne erano andate tanto… tanto contente”.

Gatti: “E che queste persone di San Marco non se ne erano andate contente dalla casa di Romito”.

Magno: “Non tanto contente, si…”

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