È stata un’esecuzione, così sono morti i “mezzo chilo” di Apricena

Nel riquadro, Ferrelli

Un duplice omicidio con tutti i crismi del metodo mafioso. Antonio Petrella, 54 anni e il nipote Nicola Ferrelli, 40 anni sono stati uccisi senza pietà ieri alla periferia di Apricena. I due, soprannominati “mezzo chilo”, sono stati crivellati di colpi in più parti del corpo. Compresa la testa. Probabile che i killer (3 o forse 4) abbiano riservato il colpo di grazia alle vittime. Tipica modalità soprattutto nel mondo della mala garganica. Fucili, kalashnikov e pistole non hanno dato scampo ai due uomini, entrambi noti alle forze dell’ordine per vicende legate al mondo della droga.

I killer avrebbero affiancato il Fiat Doblò bianco, alla cui guida c’era Ferrelli, esplodendo i primi proiettili. Ne è scaturito un breve inseguimento finito con lo schianto del furgoncino contro un palo. Probabilmente Ferrelli ha perso il controllo a causa delle ferite. A quel punto, stando alla ricostruzione degli investigatori, i killer sono scesi dalla propria auto per finire il lavoro. Le due vittime sono state ritrovate una sull’altra, trucidate dalle pallottole.

Si indaga sul movente, forse collegato a questioni relative al mondo della criminalità organizzata. Ferrelli, infatti, è ritenuto uomo del clan Di Summa, attivo tra Poggio Imperiale e Torremaggiore stando all’ultima relazione dell’Antimafia. L’uomo è anche cognato di Salvatore Di Summa, accusato dell’omicidio della guardia giurata Andrea Niro nel 2011. Di Summa beccò l’ergastolo in primo grado ma fu assolto in appello.

Intanto, per il duplice omicidio di ieri, è stata disposta l’autopsia per stabilire con esattezza quante e quali armi siano state utilizzate per l’agguato. L’obiettivo è anche quello di accertare se i due uomini siano stati raggiunti dal colpo di grazia. Gli investigatori puntano a fare chiarezza anche sul numero dei sicari in azione.





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