Intascava contributi comunitari senza aver mai svolto attività agricola, arrestato imprenditore nel Foggiano

L’uomo è ora sotto inchiesta per i reati di “truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche” e “falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico”

Operazione “Gea” messa a segno dai finanzieri del Comando Provinciale di Foggia, nei guai Andrea Angiuli, imprenditore di San Severo già indagato per il giro di “fatture fantasma” dei fratelli Sannella nel Foggia Calcio. In seguito ad un’attività di indagine diretta dalla Procura della Repubblica, i militari hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa della misura cautelare degli arresti domiciliari e di sequestro preventivo del Tribunale di Foggia – Ufficio Gip – a carico dell’imprenditore, indagato per i reati di “truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche” e “falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico”. Eseguito un sequestro preventivo, per equivalente, di disponibilità economiche fino a 103.527,72 euro.

Le indagini hanno preso spunto dalla querela presentata alla Procura della Repubblica di Tivoli, nel novembre del 2017, dal legale rappresentante dell’Università Agraria di Sacrofano (Roma). In quella sede, il querelante ha riferito che l’Università, il 5 febbraio 2010, aveva stipulato con società intestata all’imprenditore di San Severo un “contratto di concessione di uso”, per la durata di nove anni, di 45 ettari di terreni di proprietà dell’Ente universitario, siti nel Comune di Roma, località “Quarticciolo”. 

Dal 2012, la società non ha più corrisposto il canone di concessione, pur percependo da AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) contributi comunitari P.A.C. (Politica Agricola Comune) per importi significativi, risultati accreditati su conti correnti accesi presso le filiali di Istituti di Credito ubicate a San Severo, ragione per la quale la Procura della Repubblica di Tivoli trasmetteva gli atti, per competenza, alla Procura della Repubblica di Foggia. 

La autorità giudiziaria dauna, assunta la direzione delle indagini, nel febbraio 2019 delegava al Nucleo pef di Foggia l’esecuzione di immediate ed incisive attività di indagine (acquisizione ed esame di documentazione, escussione del denunciante e di persone informate sui fatti, sopralluoghi, ecc.) tendenti a verificare l’effettiva percezione di contributi PAC da parte della società concessionaria, in uno con il possesso, da parte di quest’ultima, dei requisiti stabiliti dalla normativa di riferimento.

Le acquisizioni presso AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) delle “domande uniche di pagamento”, della documentazione attestante l’erogazione dei contributi e l’utilizzo del suolo e le correlate escussioni testimoniali delegate dalla A.G. consentivano di accertare che la società concessionaria, nel periodo 2010/2018, aveva indebitamente percepito contributi comunitari PAC per un importo complessivo di 103.527,72 euro, a seguito della presentazione, presso un centro di assistenza agricolo di Foggia, di “domande uniche di pagamento” risultate false nella parte in cui si attestava che: l’impresa richiedente il contributo era da qualificarsi come “agricola”, che conduceva effettivamente i terreni avuti in concessione, che aveva predisposto un piano colturale e che garantiva le buone condizioni agronomiche e ambientali dei terreni medesimi.

Le indagini hanno invece escluso, da parte dell’impresa percipiente, il possesso di questi requisiti. È stato infatti appurato come la società concessionaria risultasse iscritta nel registro delle imprese, nella sezione speciale riservata alle imprese agricole, solo dal 2015 (pur percependo contributi PAC sin dal 2010), non risultando comunque aver mai svolto attività agricola. 

Tale ultimo assunto si basa sul fatto che la società non risulta aver mai dichiarato redditi derivanti da attività agricola, non risulta essere stata proprietaria di mezzi agricoli, né risulta aver avuto alle dipendenze lavoratori. Queste pregnanti evidenze sono state ulteriormente corroborate dalle dichiarazioni rese da un imprenditore agricolo domiciliato a Roma, concessionario di terreni vicini a quelli oggetto di indagini e dagli esiti di un sopralluogo “in loco”, nel corso del quale è stato constatato lo stato di totale abbandono dei terreni. 

È quindi emerso con chiarezza che l’imprenditore sottoposto alle indagini ha percepito per 8 anni contributi comunitari PAC (forma di sostegno del reddito agricolo) senza averne diritto, attestando falsamente nelle “domande di pagamento” di essere in possesso dei requisiti previsti dalla normativa di riferimento.

Il quadro indiziario così raccolto (lo stato di abbandono del fondo oggetto di concessione, l’insussistenza della qualifica di imprenditore agricolo e, infine, l’utilizzo dei contributi comunitari non come sostegno al reddito agricolo – nella fattispecie inesistente – bensì per mero profitto personale) è stato compiutamente rassegnato all’autorità giudiziaria delegante per le valutazioni e determinazioni di competenza. 

Recependo le proposte avanzate dal pm titolare del procedimento penale, il Tribunale di Foggia, Ufficio Gip, con provvedimento del 22 luglio 2019, ha disposto, in pregiudizio dell’imprenditore di San Severo, l’applicazione della misura cautelare personale degli arresti domiciliari ed il sequestro preventivo, per equivalente, dei contributi pubblici indebitamente percepiti nel periodo 2010 – 2018, per un ammontare complessivo di 103.527,72 euro.