Di Gioia rompe con Emiliano: “Voleva fare tutto lui, non rinuncio alla mia autonomia per un assessorato”

Sullo sfondo, la continua tensione nella gestione di partite importanti (Xylella, Arif e Psr) e gli screzi “ideologici” con la maggioranza e con lo stesso governatore, con il quale “non c’è stato un metodo dialettico condivisibile”

“Rivendico la mia autonomia e le mie radici di centrodestra, sono stato scelto per le mie competenze tecniche. La delega, tuttavia, non è stata esercitata nel miglior modo possibile in termini di operatività. Un presidente autorevole deve poter spaziare su tutte le deleghe, certo, ma ci sono materie che hanno delle tecnicalità ed esigenze di approfondimento non compatibili con l’estemporaneità. Michele Emiliano va preso così com’è: o lo si ama o lo si evita”. È stato un fiume in piena l’assessore dimissionario all’Agricoltura, Leonardo Di Gioia, durante la conferenza stampa di questa mattina in Regione.

Sullo sfondo, la continua tensione nella gestione di partite importanti (Xylella, Arif e Psr) e gli screzi “ideologici” con la maggioranza e con lo stesso governatore, con il quale “non c’è stato un metodo dialettico condivisibile”. “Oggi riparto più forte e determinato che mai – ammette Di Gioia -, consapevole di un bilancio molto positivo in termini umani ed adeguato in termini amministrativi. L’auspicio è che chi mi succeda non pieghi questo assessorato ad esigenze prettamente elettorali. Sarò un consigliere regionale disciplinato, non farò mancare i numeri, ma non mi si chieda mai un voto ideologico che vada al di là del programma con i pugliesi”.

Tra i problemi principali dell’assessorato, che avrebbero determinato i flop nelle politiche agricole regionali, le carenze oggettive nella tecnostruttura, il problema delle risorse aggiuntive (“200 milioni per Xylella in Salento e Psr per i quali non sono mai arrivate risposte”) e il rapporto con le associazioni di categoria. “Abbiamo dovuto assumere 42 ragazzi a tempo determinato per le istruttorie del Psr – ha ammesso -, e non abbiamo dirigenti. In alcuni casi ci sono indagini in corso e c’è difficoltà a reperire firme per le procedure”. Poi il grande scontro sull’Arif. “Avevo chiesto la ristrutturazione dell’agenzia di riferimento della presidenza – chiosa -, ho impiegato 3 anni per dire che non poteva essere un ente a se stante rispetto all’assessorato. Molte cose le apprendevo dalla stampa. Per di più, ci sono problemi oggettivi sul personale, sulla gestione della Xylella e problemi strutturali dal punto di vista contrattuale dei dipendenti, con il precariato diffuso e la sgradevole situazione con le agenzie interinali. La mia richiesta era quella di ristrutturarla per ampliarne le funzioni. Per questo sono stati richiesti due sub commissari, sulla cui scelta la politica non doveva entrare. Servivano persone adeguate per affrontare temi tecnici complessi”.

“Inoltre – aggiunge -, l’ente con 1200 dipendenti e un solo dirigente, sconta anche un deficit amministrativo consistente sugli atti che ha prodotto. Come se non bastasse, chiede soldi alla Regione ma sono 3 anni che non presenta i bilanci. Mi sono sempre sentito a disagio nel chiedere al Consiglio regionale variazioni di bilancio senza sapere come sono stati chiusi i consuntivi”.

Lo scontro sui Consorzi di bonifica si è consumato nelle “divergenze con alcuni esponenti della maggioranza, da Pentassuglia ad Amati, che hanno espresso sempre posizioni diverse”. “I consorzi commissariati chiederanno 6 milioni di euro per garantire la gestione, come verranno giustificati?”. Sul Psr sottolinea la bontà del “canale con il governo”, in particolare con il ministro leghista Gian Marco Centinaio (lo stesso che gli avrebbe riservato un posto di vertice all’Ismea): “Abbiamo strappato provvedimenti storici, dalle Gelate alla Xylella, ora avremo altri 300 milioni di euro che non sapremo come spendere”. Ma la vera nota dolente è il Psr e il rapporto con le associazioni di categoria. “Dopo il contenzioso vinto dalla Regione Puglia al Tar ci sono stati atteggiamenti che non ho condiviso, come quello dell’Avvocatura che non ha posto termini lasciando più tempo a disposizione per chi volesse proporre un ricorso. Tutto senza mai ascoltare la parte politica. Poi, la decisione del presidente di assecondare le richieste di alcune associazioni di categoria di assegnare le risorse a scorrimento sulla vecchia graduatoria e non con il nuovo bando, redatto in maniera impeccabile con criteri chiari che escludono quelli impugnati al Tar dalle aziende. Una scelta politica che non condivido. Così come non condivido che il partenariato possa avere 1-2 persone che si presentano per conto delle associazioni e, al contempo, svolgono attività professionali presentando pratiche. Mi impressiona che non solo non si astengono nel momento in cui si decidono criteri e risorse, ma ispirano e condizionano lo scorrimento delle graduatorie”.

Finora, secondo l’ex assessore della Giunta Vendola, è “mancata la legittimazione politica fondamentale per gestire un assessorato così complesso”. “Ci sono state tante incomprensioni con Emiliano – ha concluso -, ma sono contento dell’esperienza. Siamo riusciti a fare riforme su temi che la politica non toccava da 20 anni, dalla pesca alla caccia, fino ai Consorzi. Abbiamo salvato il sistema dei Gal. Non sono riuscito a portare a termine l’idea di un reddito minimo di base per le aziende agricole, che oggi spesso producono in perdita e vivono grazie ai sussidi europei. Auguro il meglio al mio successore, ma sono sicuro che il tempo permetterà una valutazione più serena del mio operato in un assessorato che, insieme alla sanità, rappresenta la spina dorsale di questa regione”.