Mafia Gargano, il pizzo a entrambi i clan per la “protezione”. I gioiellieri dopo la morte di Silvestri: “Se lo mangiano i vermi, festeggiamo alla faccia sua”

Estorsioni e alleanze nelle carte giudiziarie sull’omicidio del 44enne di Monte Sant’Angelo. La ricostruzione del giudice Agnino e le intercettazioni dell’inchiesta

Tiene banco l’arresto di Matteo Lombardi e Antonio Zino, entrambi finiti in carcere per l’omicidio del 44enne Giuseppe Silvestri, ucciso il 21 marzo 2017 a Monte Sant’Angelo. Lombardi detto “u’ Carpinese”, 49 anni (tra i capi del gruppo criminale Romito-Ricucci-Lombardi, ndr), ritenuto mandante ed esecutore materiale dell’agguato, Zino, 40 anni, in manette per favoreggiamento. Nell’ordinanza cautelare di 40 pagine si parla diffusamente di una rapina ai danni della gioielleria “Dei Nobili” svaligiata il 18 febbraio 2017 dai viestani del clan Perna, gruppo criminale alleato ai montanari Li Bergolis.

Tre persone armate fecero irruzione nell’attività attorno alle 18:35 e, dopo aver minacciato la titolare con le armi provocando lesioni alla vittima, si impossessarono di un ingente quantitativo di gioielli per un valore di oltre 200mila euro. Le indagini dell’epoca permisero di acclarare la responsabilità di Carmine Maiorano del clan Perna. L’uomo fu arrestato il 28 marzo dello stesso anno. 

“La rapina – scrive il giudice Agnino – comprovò ulteriormente la vicinanza della criminalità viestana con quella montanara”. Nel corso delle indagini emerse che Silvestri fornì ospitalità ai viestani per la consumazione della rapina e, probabilmente, anche per i sopralluoghi e per la successiva fuga. “Il tutto ovviamente – precisa il gip – con il “necessario” benestare di Enzo Miucci, attuale capo indiscusso del clan Li Bergolis dominante sul territorio”.

E qui veniamo al ruolo dell’orefice della gioielleria Dei Nobili. Il giudice Agnino scrive: “A conferma del coinvolgimento del Silvestri si posero le dichiarazioni del titolare della gioielleria che ai carabinieri disse che aveva saputo che gli autori della rapina erano criminali di Vieste che nei giorni precedenti avevano trovato ospitalità presso l’abitazione del Silvestri stesso e, per tale ragione, dopo la rapina si era recato a casa del Silvestri a reclamare la restituzione degli oggetti preziosi sottratti. Il 22 novembre 2018, il Dei Nobili innanzi al pm si limitò a dire: “Ero andato da Silvestri Giuseppe a chiedere aiuto, per sapere se poteva farmi riottenere il bottino della rapina, ipotizzando anche un eventuale cavallo di ritorno o ritorsione”.

Nel corso delle indagini, la Pg appurò come la figura del titolare della gioielleria era emersa come soggetto sottoposto ad estorsione. Nell’ambito di un procedimento penale contro il clan Li Bergolis, fu rinvenuta una missiva inviata da Giuseppe Pacilli (Peppe u’ montanar, ex super latitante dei Li Bergolis, ndr) alla sorella per informarla che durante la sua latitanza si era incontrato con il titolare della gioielleria che gli aveva consegnato la somma di 500 euro, promettendogli in futuro la consegna della somma di 10mila euro. “La sottoposizione del Dei Nobili ad estorsione trovò conferma – scrive il giudice – anche nella conversazione del 26 giugno 2011, allorquando il Pacilli invitò i suoi congiunti a recarsi presso la gioielleria per farsi dare bracciali e collane”.

Secondo quanto scritto nell’ordinanza cautelare, “appare ipotizzabile che in periodi successivi a tale indagine, atteso l’arresto e la conseguente decapitazione temporanea del clan dei Montanari, con la successiva detenzione dei suoi esponenti di spicco Enzo Miucci e Matteo Pettinicchio, tratti nuovamente in arresto per detenzione e porto di armi, e stante la detenzione in carcere dei Li Bergolis, l’orefice potesse aver trovato “protezione” in altri referenti criminali, riconducibili al contrapposto gruppo Romito-Ricucci-Lombardi di cui sono esponenti principali Pasquale Ricucci “fic secc”, Matteo Lombardi “u’ Carpinese” e Pietro La Torre.

Ad avvalorare la tesi che la rapina in gioielleria fosse stata commessa dai viestani del gruppo Perna, con l’appoggio di Miucci e dei montanari, vi sono anche alcuni passaggi di conversazione tenute dal titolare della gioielleria e da sua moglie, captate all’interno del veicolo in uso all’uomo, intercettate successivamente all’omicidio Silvestri.

“I due coniugi – si legge – affermavano che avrebbero festeggiato, mangiando alla faccia di quello che mo se lo cominciano a mangiare i vermi e di quello che mo deve mangiare la semolata domenica, facendo chiaro riferimento a Silvestri, appena ucciso, e a Carmine Maiorano arrestato per la rapina”. Mentre il giorno successivo in un bar di Monte, i coniugi Dei Nobili esclamarono a voce alta: “Oggi è un giorno di festa, dobbiamo festeggiare”.

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