La mafia brutale e vendicativa del Gargano: i retroscena dietro l’escalation criminale tra Mattinata, Monte e Vieste

Romito-Ricucci contro Li Bergolis-Miucci, una guerra senza esclusione di colpi. Le alleanze coi gruppi viestani e quell’agguato del 2017 ad Apricena

Chi ha ucciso Francesco Pio Gentile e perché? I carabinieri lavorano alacremente alla ricerca di tracce utili per risalire ai killer (forse due) che nella serata del 21 marzo 2019, a Mattinata, hanno freddato uno dei boss del clan Romito, luogotenente del gruppo criminale nella “farfalla bianca del Gargano”, censito e menzionato nella relazione della Direzione Investigativa Antimafia. L’uomo, 51 anni, cugino dei Romito, è citato ampiamente nel decreto di scioglimento per mafia del Comune di Mattinata, per via di specifici episodi riferiti ad assunzioni di familiari. Anni fa subì già un avvertimento: tre persone armate di kalashnikov entrarono in un locale del centro mattinatese e l’uomo, che era all’interno, fu costretto alla fuga lanciandosi dalla finestra. Gentile detto “rampino” (filo di ferro perché era molto magro) o “passaguai” era riferimento dei Romito in quel territorio, alla stregua del suo amico Francesco Scirpoli detto “il lungo”, quest’ultimo arrestato di recente per l’assalto a un portavalori.

UNA STORICA RIVALITÀ

Il primo pensiero degli investigatori va alla storica rivalità tra i Romito-Ricucci (area Manfredonia-Mattinata-Monte Sant’Angelo) e i Li Bergolis-Miucci di Monte Sant’Angelo, questi ultimi guidati dal giovane boss, Enzo Miucci che avrebbe preso il potere in seguito alla lunga detenzione dei fratelli Li Bergolis (Armando, Franco e Matteo). Gentile era affiliato da vincolo di sangue, in quanto cugino, a Mario Luciano Romito, quest’ultimo ucciso senza pietà nella strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017.

“Rampino” era arcinoto alle forze dell’ordine per via dei suoi trascorsi, in quanto già coinvolto nelle operazioni “Età Moderna” (estorsioni, armi e droga) e “Ariete” (progetto di assalto a un portavalori tra Mattinata e Vieste). Il 51enne è stato ammazzato il 21 marzo, stesso giorno dell’agguato (fallito) a Marco Raduano a Vieste nel 2018 e dell’uccisione di Giuseppe Silvestri a Monte Sant’Angelo nel 2017.

Omicidio Giuseppe Silvestri, 21 marzo 2017 a Monte Sant’Angelo

Dietro alla scia di sangue, ci sarebbe la rivalità legata al controllo dei traffici di droga e delle estorsioni sul promontorio. Da un lato i Romito-Ricucci, vicini ai viestani del clan Raduano, dall’altro i Li Bergolis-Miucci, alleati del gruppo Iannoli-Perna, sempre di Vieste.

Il botta e risposta tra i gruppi criminali va avanti a colpi di fucile calibro 12, arma costante degli agguati sul territorio garganico. Giuseppe Silvestri – ritenuto vicino ai Li Bergolis-Miucci – ucciso il 21 marzo 2017, Mario Luciano Romito morto ammazzato il 9 agosto 2017 e ora Francesco Pio Gentile. In mezzo, il tentato omicidio, il 18 febbraio 2018, del 38enne di Manfredonia, Giovanni Caterino (uomo dei Li Bergolis-Miucci), quest’ultimo arrestato per l’agguato di San Marco. Secondo gli inquirenti fu il foggiano Massimo Perdonò (clan Moretti-Pellegrino-Lanza), a tentare di eliminare Caterino, d’altronde non sono una novità le alleanze e i favori tra clan del Gargano e di Foggia.

Nelle intercettazioni pubblicate nell’ordinanza sulla strage di San Marco in Lamis, Caterino meditava vendetta per quell’agguato nei suoi confronti. Conversando con alcuni membri del suo stesso clan, l’uomo accusava duramente i rivali tirando in ballo anche un nome noto della malavita di Monte Sant’Angelo, Pasquale Ricucci detto “Fic secc”, vicino ai Romito. L’idea era da brividi, piazzare una bomba sotto la Volkswagen Tiguan del nemico. “Mettere un po’ sotto la macchina quei fatti… si può calare sotto qualche cosa…” E il suo interlocutore: “Per schiacciare il bottone devi venire solo poi”.

“Ma Ricucci – scrisse il giudice nell’ordinanza – era molto accorto nel controllare l’auto per verificare eventuali installazioni di microspie o GPS”. Nonostante tutto, Caterino era molto fiducioso: “Se ci mettiamo, lo facciamo”.

Nel mirino del 38enne manfredoniano c’era anche l’ex capitano del Manfredonia Calcio, Ivan Romito (fratello di Mario Luciano). “Mi voglio togliere un pallino, voglio uccidere a Ivan… Ivan Romito”, questa l’agghiacciante intercettazione presente nelle carte del gip. “Uagliò il calciatore non ve lo mangiate scorza scorza”, disse in un’altra circostanza.

QUELL’AGGUATO MORTALE DI APRICENA

Non si fermerebbero al Gargano i sospetti degli inquirenti. Sotto i riflettori, anche l’agguato mortale del 21 giugno 2017 ad Apricena. Elementi di rilievo sarebbero emersi dall’analisi del video dell’uccisione di Antonio Petrella e Nicola Ferrelli (clan Di Summa, attivo tra Poggio Imperiale e Torremaggiore), mentre erano a bordo di un Fiat Doblò. Due dei tre killer che si notano scendere da una station wagon per fare fuoco contro i due bersagli, sarebbero – stando ad alcune soffiate giunte ai carabinieri – persone riconducibili proprio ai gruppi criminali attivi nel promontorio.

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